“Libere di sapere”, la presentazione del libro alla Sala Regia del Comune

di FEDERICA MARIOTTI-

VITERBO – Oggi, alle ore 17:30, si è tenuta, presso la Sal Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo, la presentazione del libro di Alessia Lirosi “Libere di sapere. Il diritto delle donne all’istruzione dal Cinquecento al mondo contemporaneo”.

Oltre all’autrice, erano presenti la consigliera comunale per le Pari opportunità, Daniela Bizzarri, Attilio Bartoli Langeli, presidente del Centro Studi di Santa Rosa da Viterbo Onlus, Eleonora Rava, Carla Pepponi dell’Associazione Soroptimist di Viterbo, Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei facchini di S.Rosa e l’assessore comunale alla Cultura, Antonio Delli Iaconi, che ha aperto l’interessante incontro realizzato dalla consigliera Bizzarri in collaborazione con il Centro studi Santa Rosa da Viterbo.

Delli Iaconi ha evidenziato l’importanza della presenza femminile nel mondo, per la sua forza ed i suoi valori, mentre il presidente del Sodalizio dei Facchini, Mecarini ha ricordato come qualche anno fa i

Bizzarri e Pepponi
Bizzarri e Pepponi

facchini dedicarono il trasporto della Macchina di Santa Rosa proprio alle donne vittime di violenza. Ha anche detto  come lo statuto del Sodalizio non vieti alle donne di diventare facchini, quindi, il gentil sesso è ben accetto.

 Alessia Lirosi , la giovane autrice del libro, attualmente lavora nel dottorato all’Università “La Sapienza” di Roma. “Questo libro – ha esordito Attilio Bartoli – è frutto di un lungo percorso del diritto delle donne all’istruzione”.
“Mi occupo di Storia moderna – ha detto l’autrice – e in particolare della storia delle donne del periodo che va dal Cinquecento al Settecento. L’ho scelto perchè è un periodo nel quale si innestano una serie di emozioni con la costruzione degli stati moderni”.
Un altro aspetto importante è che nel Cinquecento e nel Settecento si sviluppa un vastissimo dibattito bizzarri-e-mecarinisull’educazione delle donne ed a questo proposito si sottolinea l’uso delle parole e la differenza tra educazione ed istruzione che nelle lingue di altri Paesi sono termini simili, mentre in Italia c’è la fortuna di avere due termini diversi, che hanno due sfumature altrettanto diverse.
Per molti secoli l’educazione delle donne non ha conciso con la loro istruzione e, quindi, sviluppo di capacità intellettuali come leggere, scrivere o comprendere un testo, ma l’educazione delle donne è stata identificata dal loro comportamento all’interno della società, in collegamento con il ruolo che per molto tempo è stato solo quello di moglie e madre. Quindi la loro educazione è stata limitata a svolgere al meglio questo ruolo.

Il diritto della donna all’istruzione inizia ad essere riconosciuto a livello internazionale a partire dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” che è stata adottata nel 1948 all’Assemblea delle Nazioni Unite dopo la seconda guerra mondiale. All’interno di questo documento, in particolare l’art.26, stabilisce che l’istruzione deve essere uguale per tutti. “Si tratta – ha aggiunto Alessia Lirosi – di una dichiarazione e, quindi, all’interno del documento le dichiarazioni non hanno un potere vincolante, cosa

Bizzarri e Mecarini
Bizzarri e Mecarini

che invece hanno i trattati internazionali”. In seguito a questa dichiarazione sono stati questi trattati che hanno sottolineato questa situazione, in generale, sia a livello internazionale sia a livello regionale.

Con la Rivoluzione Francese viene prodotta la “Dichiarazione dell’uomo e del cittadino” all’interno della quale ci sono riferimenti al maschile e mai al femminile. Questo spinse una donna, una scrittrice, a pubblicare la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”: sosteneva anche la battaglia per il diritto di voto alle donne. Presentò questo testo nella Nuova Assemblea Francese e venne accusata, per questo, di tradimento e ghigliottinata.
Delli Iaconi
Delli Iaconi

Dopo l’unificazione del Paese venne estesa su tutta l’ Italia una legge che prevedeva l’obbligo di istruzione con classi separate, ma in realtà la legge fu di scarsa applicazione. Successivamente, dopo la Legge Piombino, cresce il numero di persone che accede all’istruzione e vengono istituite classi con maestro e maestra nei licei.

All’inizio del secolo le donne vengono ammesse all’università anche se poi, per diverse professioni, viene impedito loro di poter esercitare; ad esempio, alla prima donna laureata in Giurisprudenza le viene rifiutata l’ammissione all’Ordine degli Avvocati con la motivazione che la donna è troppo “fragile” fisicamente per affrontare una professione come quella dell’avvocato.

All’interno degli istituti liceali, negli anni Cinquanta, vengono ammesse le classi separate con maestri e maestre. Il ruolo della maestra viene visto come un’estensione del ruolo materno al dì fuori dell’ambiente domestico e viene vista, in sostanza, come una seconda mamma. “L’altro aspetto interessante – ha aggiunto Alessia Lirosi – è il fatto che i maestri uomini non potevano insegnare in classi

Attilio Bartoli Langeli
Attilio Bartoli Langeli

femminili, mentre le maestre donne potevano insegnare in classi sia femminili che maschili”.

Circa 58 milioni di bambini, di età di scuola primaria, ancora non vanno a scuola tra cui molte sono bambine; una situazione molto grave come il problema che riguarda l’analfabetismo con 700 milioni di adulti che non hanno sviluppato ancora alcune capacità. Nigeria, Pakistan ed Etiopia sono i Paesi più colpiti da questo grande problema ed in mezzo a tutto ciò una ragazza pakistana di nome Malala, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace proprio per essersi battuta per il diritto all’istruzione. Nonostante abbia rischiato la vita molte volte per questo, Malala continua nella sua battaglia.
daniela-bizzarriRiguardo alla situazione dell’istruzione in Italia, Alessia Lirosi ha risposto che, secondo recenti statistiche, nelle università italiane, il numero delle laureate è maggiore rispetto al numero dei laureati. Un aspetto che sta crescendo è quello dei NET, ovvero una sigla per definire quei giovani, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che non studiano e non lavorano. Inoltre, la percentuale maggiore di questi riguarda i maschi.
Passa la parola alla consigliera Daniela Bizzarri. “In riferimento ad un nostro giornale locale, “Tuscia Times “, dell’augurio che voglio fare io alle donne è che le donne sono un valore aggiunto grazie alle loro potenzialità. Una donna non ha bisogno di competere con l’uomo. La donna nella sua quotidianità è sempre donna, mamma e padrona della casa. Una donna ha una forza maggiore, forse perchè ha dovuto continuare a lottare per far capire che era brava. Io sono convinta che la donna ci mette molta più passione dell’uomo in tutto quello fa.
memorie-antiche-suoreSecondo alcuni testi di molti anni fa,  non aveva senso che la donna imparasse a leggere o a scrivere perchè venivano considerate “perdite di tempo” e, quindi, dovevano continuare con i lavori di casa. La situazione cambiava, invece, se era destinata, fin da bambina, alla vita monastica, dove le veniva insegnato a leggere e a scrivere. La donna deve molto agli istituti religiosi in quanto il primo insegnamento è partito da lì nei suoi confronti, dove le maestre Pie cercavano di fare scuola alle bambine di altre classi sociali. Questo è un aspetto importante perchè le donne, in quel periodo, con le loro attività educative al dì fuori del monastero, non venivano viste di buon occhio.

“Libere di sapere” di Alessia Lirosi, vincitrice della XVII edizione del premio dell’Associazione Femminile Internazionale “Soroptimist”  sul tema “Storia e cultura di genere” ha offerto l’occasione ai relatori per un approfondimento sul tema della formazione femminile e la presentazione al pubblico di due cronache inedite scritte dalle monache di Santa Rosa nel XV e nel XVII secolo,

Suore Alcantarine
Suore Alcantarine

approfondite da Eleonora Rava.

All’inizio del libro l’autrice fa un ringraziamento speciale ai genitori per averle insegnato quanto la cultura sia importante e che una penna ferisce più di una spada. “Volevo sottolineare – ha detto Carla Pepponi dell’associazione Soroptimist – che quanto più noi donne riusciamo a fare squadra  più ci sono dei risultati. Dobbiamo continuare su questa linea per uscirne vincitrici. Per quanto riguarda il nostro club, siamo un club giovane, il Soroptimist è un’organizzazione internazionale per donne di oggi, impegnate anche a livello manageriale. Il nostro impegno è per un mondo dove le donne possano attuare il loro potenziale individuale e collettivo. Donne unite da un obiettivo comune”. Il libro di Alessia ha ricevuto il premio proprio per questo suo lavoro di ricerca.
All’incontro hanno partecipato anche le suore Alcantarine, da poco giunte ad abitare il monastero di Santa Rosa.
   

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