di ANNA MARIA STEFANINI –
Il Giro d’Italia non è soltanto un percorso atletico-geografico; è anche un percorso storico. La lunga storia del più importante evento sportivo italiano inizia esattamente 116 anni fa da Milano a Piazzale Loreto. L’idea era stata concepita dal patron dell’Atala di allora, Angelo Gatti, dal fondatore della Gazzetta dello Sport, Eugenio Costamagna e dal direttore di allora, Armando Cougnet.
La Gazzetta, il più antico giornale sportivo d’Europa (1895), dalle inconfondibili pagine in carta rosa, è l’organizzatore e patrocinatore dell’evento nonché fornitore del colore della maglia vincente.
Un incarico mantenuto nel tempo.
Il percorso era da paura: 2447 Km da coprire in 8 tappe per una media di 306 Km di media a tappa. Le più impegnative tappe di oggi raramente superano i 250 Km.
Le condizioni di allora non erano certo quelle di oggi, con ammiraglie e squadre di tecnici al seguito su strade asfaltate di fresco: le biciclette erano robuste e pesanti, adattate a strade sterrate e con insidie di tutti i tipi e cadute, rotture e forature erano all’ordine del giorno. Se si rompeva qualcosa bisognava arrangiarsi da soli e i corridori correvano con le gomme di scorta incrociate sulle spalle. Ma riparare una bicicletta pesante come quelle in uso allora richiedeva molto tempo e questo comportava due conseguenze: i distacchi potevano diventare abissali ed essere un bravo meccanico contava quanto le virtù atletiche.
Questo spiega perché, dei 127 corridori partenti soltanto 49 riuscirono a completare l’intero percorso. Questo l’itinerario: Milano, Bologna, Chieti, Napoli, Roma, Firenze, Genova, Torino e rientro a Milano.
L’unico punto di riferimento per il corridore era la squadra; in quella prima edizione i 127 eroi erano raggruppati in sei squadre: quattro italiane, Bianchi, Stucchi, Atala e Legnano; due francesi: Peugeot e Alcyon e la britannica Rudge-Whitworth.
Le tappe erano così lunghe da richiedere molte ore sui pedali e molti chilometri si dovevano fare al buio; questo richiedeva partenze molto anticipate: quella del 13 maggio del 1909 da Milano avvenne alle 3 del mattino.
In quegli anni i cronometraggi erano incerti e le vittorie venivano aggiudicate sulla base di punteggi determinati in base ai piazzamenti in ciascuna tappa: vinceva chi collezionava i migliori piazzamenti nelle varie tappe e, conseguentemente, il minor punteggio finale.
Il vincitore di quell’epica edizione fu il varesino Luigi Ganna (1883-1957) il quale, benché perseguitato dalla malasorte con una caduta, uno sbaglio di strada e 5 forature, ad appena 5 Km dall’ultimo arrivo a Milano fu baciato dalla dea fortuna in forma di passaggio a livello chiuso che bloccò tutti i corridori che gli stavano davanti. Uno stop che gli permise di recuperare il distacco e guadagnare il minor punteggio finale: appena 25 punti; come essere arrivato sempre terzo.






