di ANNA MARIA STEFANINI-
Le informazioni biografiche su Johannes (Jan) van der Meer, solitamente abbreviato in “Vermeer”, sono scarse e la data del 15 dicembre è in realtà quella della sepoltura, non della morte. Si conoscono il luogo di nascita e di vita, la città di Delft, nel sud-ovest dell’Olanda e la data del battesimo, 31 ottobre 1632; ma non quella della nascita. Si sa che era di religione protestante e apparteneva a una famiglia della classe media: il padre Reynier era tessitore di seta, gestiva una locanda e commerciava in opere d’arte; la madre Digna era di Anversa.
È altamente probabile che il commercio di opere d’arte del padre abbia appassionato il giovane Johannes e nel 1647, all’età di 15 anni, è già apprendista nella bottega dell’importante pittore Carel Fabritius (1622-1654), uno dei più apprezzati allievi del celebre Rembrandt (1606-1669). Alla fine del 1653 è membro della “Gilda di San Luca”, la corporazione degli artisti (San Luca è il patrono degli artisti).
Nel 1652 muore il padre e Jan ne eredita proprietà e attività. L’anno successivo, nel 1653, sposa la giovane cattolica Catherina Bolnes e risultano indizi di una sua conversione al cattolicesimo. Dopo il matrimonio la coppia va a vivere presso la madre di lei, la benestante vedova Maria Thins, nel quartiere cattolico di Delft. La suocera avrà molte attenzioni per il genero pittore e alla prima figlia di Jan e Catherina viene dato il nome della nonna. Dal matrimonio nascono 14 figli dei quali 3 morti in giovane età.
Ci sono prove di una crescente fama e importanza di Jan Vermeer pittore e nel 1662 è eletto capo della gilda di San Luca ma una crisi finanziaria generalizzata, provocata da un’invasione francese, lo costringono a chiedere prestiti e, secondo una testimonianza della moglie, alla morte del pittore (1675) avrebbe concorso lo stress prodotto dai debiti. Catherina sarà costretta a impegnare i beni e i dipinti del marito per pagare i debiti; alla fine le resteranno solo 19 quadri.
Sul piano stilistico, le opere di Vermeer sono definite “nature morte fatte con esseri umani” per la capacità di rappresentare donne, uomini e ambienti come sospesi in una bolla atemporale, consegnati all’immobilità perenne. Vermeer è anche un abilissimo manipolatore della luce che rende particolarmente suggestiva attraverso un impiego originale dell’antica tecnica decorativa detta “pointillé”, che consiste nell’applicare piccoli punti di colore ravvicinati in modo da ottenere immagini rarefatte e nello stesso tempo nitide. L’aspetto più sorprendente è che Vermeer raggiunge il “sub-limen” fermando sulla tela scene assolutamente quotidiane, di placida e insistita normalità, resa più attendibile dalla cura impiegata per dipingere abiti, gioielli, oggetti e arredi della borghesia contemporanea.
Si potrebbe dire che Vermeer abbia messo in scena l’antropologia del Seicento olandese, l’arco temporale passato alla storia come “il secolo d’oro olandese”.





