Carrozzeria Fiorillo

Protezione Civile

Protezione Civile

34° anniversario della strage di via D’Amelio: fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino (VIDEO)

di ANNA MARIA STEFANINI-

VITERBO- In occasione del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, si è tenuta oggi, domenica 19 luglio 2026, una fiaccolata commemorativa in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta. L’iniziativa, organizzata dal Comitato 19 Luglio, ha avuto inizio alle ore 21:00 in via Falcone e Borsellino, davanti al murale dedicato ai due magistrati.
Presenti, fra gli altri, il vescovo di Viterbo mons. Orazio Francesco Piazza, il deputato on. Mauro Rotelli, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, il consigliere regionale Daniele Sabatini, la sindaca Chiara Frontini, molti rappresentanti di Fratelli d’Italia, i Sindaci di alcuni comuni della Tuscia, rappresentanti dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, l’avvocato Gioia Maria Scipio, figlia di Carlo Maria Scipio, presidente del Comitato 19 luglio. Viterbo ancora una volta c’è a ricordare quella terribile strage.

Domenica 19 luglio 1992 : l’orologio della storia repubblicana italiana si arrestò alle ore 16:58 in via Mariano D’Amelio a Palermo. Un’autobomba sventrò il tessuto urbano, troncando l’esistenza del procuratore aggiunto Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
A distanza di oltre tre decenni, la strage di via d’Amelio non rappresenta soltanto un cruento episodio di cronaca giudiziaria. Rimane una ferita aperta nell’immaginario collettivo e un fulcro attorno al quale orbitano i misteri più fitti della storia contemporanea italiana.
L’apogeo dell’offensiva stragista
L’eccidio si colloca nel cruciale biennio 1992-1993. Quella stagione fu caratterizzata dalla strategia della tensione di matrice mafiosa, orchestrata dai vertici di Cosa Nostra guidati da Salvatore Riina. L’evento si consumò ad appena cinquantasette giorni dalla strage di Capaci, in cui aveva trovato la morte il magistrato Giovanni Falcone.
L’eliminazione di Paolo Borsellino rispondeva a una precisa logica di annichilimento preventivo. Il magistrato costituiva l’ultimo baluardo di una stagione investigativa che, grazie all’epocale Mstrage. Il documento fu sottratto prima che la borsa di cuoio del magistrato venisse repertata dalle autorità al processo di Palermo, aveva per la prima volta scardinato l’impunità dei clan. La sua morte mirava a decapitare il coordinamento delle indagini antimafia e a lanciare un monito definitivo alle istituzioni.

Il sacrificio di via d’Amelio ha generato una profonda metamorfosi culturale. La reazione della società civile, nata dal trauma di quella stagione, ha dato vita a movimenti di resistenza morale e all’associazionismo antimafia. La figura di Paolo Borsellino, l’indomito magistrato che scelse di camminare incontro al proprio destino pur conscio della condanna a morte emessa contro di lui, è assurta a simbolo di un’intransigente fedeltà ai valori della Costituzione.