A colloquio con un facchino qualche ora prima del trasporto

stefano patara Il tre settembre è arrivato e come dal 1258, ininterrottamente ogni anno, Santa Rosa sfila per le vie della sua città. Tra una moltitudine di persone che la saluta festante e commossa, un campanile che va a motore umano, riverberando la sua luce per le vie buie di Viterbo.

Cento uomini vestiti di bianco e fascia rossa tra i quali Stefano Patara che da dieci anni, insieme ai suoi compagni, porta in trionfo la nostra patrona. Una tradizione, questa del facchino, che nella famiglia Patara risale a piu’ di 35 anni fa, perché essere facchino è per loro manifestare la devozione a Rosa.

Un amore per la Santa fatto di impegno, condivisione anche nella quotidianità.facchino patara

‘Essere facchino è per me amare Santa Rosa, agire nel suo nome, ispirato da questa giovanetta che ha portato e predicato l’amore per le vie di Viterbo’ – nelle commosse parole di Stefano Patara, a poche ore dal trasporto . Un’esperienza emozionante per l’appartenente alla Polizia di Stato, che afferma: ‘Già dal primo gennaio inizia la preparazione fisica all’evento, alla quale seguono le emozioni legate al 6 marzo, giorno del transito, per arrivare alla sera del tre’ – continua Stefano Patara rivolgendo un pensiero alla moglie che con amore lo segue nelle fasi del trasporto, vedendolo alla partenza di porta Romana, per poi andare ad abbracciarlo all’arrivo lì al sagrato del santuario. ‘Senza il pubblico, senza il calore che ci trasmette al nostro passaggio, non avremmo quella particolare carica, che ci aiuta ad affrontare una giornata così impegnativa ed importante’. Queste le parole di un uomo che poche ore dopo ha portato in trionfo l’amata santa Patrona.

   

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