A Roma i vertici dello sport italiano al Meeting del Centro Sportivo Italiano

ROMA- Con il saluto affettuoso al presidente Carlo Tavecchio si è aperto questa mattina a Roma il Meeting nazionale dei dirigenti CSI, circa in 400 venuti da tutta Italia all’Ergife. Il confronto aperto con le massime istituzioni dello sport in Italia ha evidenziato le diverse posizioni dei vari interlocutori. Vito Cozzoli, presidente e Ad di Sport e Salute ha parlato di “Formula Abodi”, spiegando come la società, braccio operativo del governo, pensi allo sport come valore aggiunto e sottolineando come non tutte le energie debbano andare solo sui risultati. Il Ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi, si è soffermato a lungo sul limite dei mandati, sull’entrata in vigore della riforma dello sport, dell’impegno sui giovani, auspicando maggiore chiarezza nella suddivisione dei ruoli e complementarietà. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha invece inquadrato alla platea ciessina le future possibilità, con vantaggi e svantaggi per le Asd, se stare all’interno del mondo sportivo o del terzo settore. Damiano Lembo, coordinatore nazionale degli EPS al CONI, esprimendo preoccupazione per l’uscita degli Enti dal Coni, ha invece sottolineato le difficolta di avere un doppio interlocutore con la costituzione di Sport e Salute. La Messa vespertina, celebrata dall’assistente ecclesiastico nazionale, don Alessio Albertini ha concluso la prima giornata assembleare. Domani le conclusioni affidate al presidente nazionale del Csi, Vittorio Bosio, che anche oggi ha chiarito da subito che Il Csi di domani non potrà essere quello di ieri.

HANNO DETTO

Andrea Abodi: «E’ una giornata buia perché è andato via un amico, Carlo Tavecchio. E’ andato in un luogo dove si è sempre presenti e dove un giorno ci ritroveremo. Il connubio sport e giovani può produrre grandi risultati e sui giovani abbiamo l’obbligo di occuparcene ancora di più. Rilanceremo i Giochi della Gioventù con un’agenda multidisciplinare in collaborazione tra Ministeri. L’obiettivo principale del mio Ministero è la scuola e lo sviluppo delle politiche di sport sociale. L’entrata in vigore della Riforma dello sport del 1° luglio è una data di partenza inevitabile. I 6 mesi di proroga serviranno per eventuali aggiustamenti, frutto dell’ascolto con le realtà interessate, ma l’impronta della riforma non si modifica. Invece sul limite dei mandati, ritengo che 12 anni sia un tempo lunghissimo per lavorare e, in un sistema aperto, favorire il giusto ricambio per chi successivamente prende l’incarico. Possiamo differenziare le politiche ma dobbiamo domandarci e riflettere sul tema del ricambio generazionale. Per quanto riguarda Sport e Salute, è una società del Governo e non è antagonista del CONI. Concludo con un mio pensiero: vorrei che gli EPS lavorassero a stretto contatto con il Ministero e che il CONI possa continuare ad esprimersi al meglio nello sport di vertice, con la grande capacità che lo contraddistingue. Se c’è questa armonia ci sarà un rilancio nel ricambio generazionale e nella vocazione sportiva dei dirigenti».

Giovanni Malagò: «Il CSI è un grande Ente di Promozione Sportiva. Conosco bene la storia e l’attività sportiva di base che svolgete sul territorio. Di 13 milioni di praticanti sportivi, 2/3 sono tesserati con gli EPS. Ultimamente ci sono state diverse situazioni conflittuali nella Governance dello sport. Abodi ritiene che gli EPS debbano far parte del Governo, ma io ritengo invece che non si possa separare sport di base dallo sport di vertice. Lo sport di base è lo sport di vertice. Gli equivoci tra CONI, Sport e Salute e Governo sulla Riforma dello Sport nascono dal fatto che chi fa le norme e i decreti attuativi dovrebbe tenere conto delle competenze e anche di cosa succede nella realtà sportiva, a tutti i livelli».

 

Vito Cozzoli: «Il ruolo che attribuiamo a organismi come il CSI è molto importante. Con il CSI Sport e Salute ha consolidato un percorso importante attraverso un lavoro fatto insieme e un comune linguaggio. Il lavoro di squadra e gli investimenti del Governo, hanno consentito di conseguire importanti risultati. La strada intrapresa è quella giusta. Pensiamo ai famosi 80 milioni dedicati allo sport di base. Hanno visto attribuire agli EPS ben 18 progetti di cui ben 4 al CSI. Le sfide non sono nelle parole. Le sfide sono nei fatti. Siamo persone concrete che realizzano fatti. Vogliamo attivare azioni utili alla collettività e vogliamo farlo insieme a voi, vogliamo attivare sinergie e collaborazioni. Vogliamo portare avanti l’idea dello sport per tutti. Penso che insieme sul territorio possiamo fare la differenza. Abbiamo lanciato un piano sociale che toccherà quartieri, inclusone, sport nei parchi e carceri. Siamo certi che con la vostra forza e grazie ad enti impegnati nel sociale quali il vostro metteremo a terra queste possibilità. Sono qui anche per ringraziarvi per quello che fate e che fate al servizio delle persone, della comunità e dello Stato. Insieme vogliamo che gli italiani facciano più sport e lo riconoscano come valore formativo ed educativo».

Damiano Lembo: «Da quando è stata costituita Sport e Salute si è creato un ulteriore soggetto istituzionale, oltre al CONI. Gli Enti di Promozione Sportiva si sono trovati al centro di questa situazione con un doppio interlocutore. Siamo un po’ preoccupati dall’uscita degli EPS dal sistema sportivo nazionale. Il passaggio degli EPS all’interno del Dipartimento per lo Sport sarà motivo di scontro, anche perché diventa sempre più complicato il rapporto con le Federazioni Sportive Nazionali. Vogliamo che ci venga riconosciuto il nostro ruolo all’interno dello sport di base! Non ultimo, stiamo vivendo una fase delicata anche in vista dell’entrata in vigore della Riforma Dello Sport».

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