A Viterbo il candidato alla Segreteria del PD Maurizio Martina punta sulla coesione sociale

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Ieri sera, 13 febbraio, nella Sala conferenze dell’Hotel Terme dei Papi, si è tenuto l’incontro con il candidato alle primarie del Partito democratico Maurizio Martina (voto delle primarie il 3 marzo) che si contende la segreteria nazionale con il ben più noto Nicola Zingaretti, presidente delle Regione Lazio.

Sala piena, posti in piedi, cauto entusiasmo e intermezzi musicali affidati alle parole dei Queen con Somebody to love.

L’incontro politico è stato appoggiato dall’onorevole Giuseppe Fioroni. Tra il pubblico le consigliere comunali Luisa Ciambella e Martina Minchella che ha aperto i lavori. Tra i presenti molti volti noti della politica locale tra cui  Daniela Bizzarri, Aldo Fabbrini e Scorsi.

A condividere la mozione di Maurizio Martina sono intervennuti i candidati alla lista nazionale delle primarie: Carla Mancini, Guglielmo Caponi Cristina Rosa e Pierluigi Bianchi, indicato come capolista a sostegno della lista di Maurizio Martina che ha così espresso il suo pensiero: “Bisogna fare un meticciato che mette insieme tutte le caratteristiche che hanno fondato il Partito democratico. Dobbiamo creare questo Pd che a distanza di anni ancora non siamo riusciti a farlo. Zingaretti pone al centro della sua mozione la discontinuità. Il governo attuale non è vero che non fa nulla, sta facendo cose: sta seminando odio, sta dividendo il Paese. La mozione di Giachetti è come se volesse dire: non abbiamo sbagliato nulla, sono stati gli elettori a non capirci. La mozione di Maurizio Martina e la nostra è quella di vedere un partito ampio, un partito in cui ci si confronta.  I nostri avversari non stanno all’interno del partito ma stanno fuori. Maurizio Martina sarà un leader perché avrà la capacità di tenere tutti insieme  per costruire un pensiero forte, anziché un uomo forte”.

Claudio Mancini (f.MAG)

Prende la parola il deputato Claudio Mancini, sorpassato da Astorre alla segreteria regionale: “Questa candidatura si interroga anche sul futuro della Regione. Dobbiamo votare Martina perché la Regione deve avere un presidente a tempo pieno (Zingaretti). Maurizio Martina ha fatto bene come ministro e in questi mesi di reggenza. La cosa più difficile che ha fatto è quando ci ha rappresentato a Genova al funerale per le vittime del ponte Morandi, dove si è preso da solo, fischi e contestazioni dalle gente esasperata che vedeva in noi, quelli che avevano governato, come responsabili. Poi ci ha chiamato in piazza il 30 settembre a Roma, a dimostrare come Pd e come opposizione, ma anche a ritrovare la nostra unità. Anche nelle elezioni dell’Abruzzo abbiamo visto i primi risultati. Dobbiamo ricostrure il nostro partito già dalle europee per fare un partito più largo, con tutti quelli che ci vogliono stare con uno spirito nuovo, come il manifesto di Calenda, non richiamando in servizio quelli che hanno brindato la sera del referendum”. Applausi.

Fioroni e Martina (f.MAG)

Ora interviene Giuseppe Fioroni che, dopo la giovane Gessica che canta “Libertà”, fa il suo bel discorso e ricorda i passati congressi del Pd e i contrasti con Andrea Egidi e Alessandro Mazzoli, da allora strada ne è stata fatta.  Per non dimenticare, vengono proiettate delle immagini di alcuni momenti salienti della campagna elettorale per le politiche Pd dove appare anche l’ex sindaco Michelini. Poi tutto riprende.

“Si discuteva ma era la politica – precisa Fioroni – Le discussioni di oggi al nostro interno diventano brutte quando non si discute di politica ma si subisce l’arroganza della gestione del potere”.

“Per il futuro del Pd – continua – speriamo di capire prima il senso di appartenza, di indentità e il progetto su cui stiamo lavorando senza chiederci sempre: chi è il leader? Con questa ossessione abbiamo tolto di mezzo la capacità della gente di amare la politica. Se non riscopriamo una progettualità che ci tiene insieme e se diventa tutto gestione, noi saremo un partito che si regge sulle preferenze ma diventa un partito che perde  l’ambizione di governare l’Italia e rischia solo di governare le ambizioni personali. Maurizio Martina è l’ultima speranza.  Fare un congresso per l’unità della sinistra, da Potere al popolo fino a noi. Il programma di Calenda è bello ma da solo non basta. Vogliamo fare un congresso all’insegna della primavera di nuova libertà del Pd e delle costruzioni future”. Cita Smerigio che prima dice una cosa e poi il contrario e Zingaretti che deve fare il presidente della Regione Lazio. Punto. Applausi.

Giuseppe Fioroni e Maurizio Martina (f.MAG)

Le conclusioni sono affidate al candidato Maurizio Martina: “Siamo in una regione tosta. Dobbiamo andare alle primarie del 3 marzo consapevoli che il Pd ha bisogno di noi, di questa mozione unitaria. L’unità del Pd è un presupposto fondamentale per costruire un’alternativa di governo. Non un’unità retorica che finisce sulla soglia delle telecamere, delle fotografie e taccuini dei giornali. L’unità va praticata. Ho una mia coerenza: quando prendi una botta come quella presa il 4 di marzo 2018, c’è prima di tutto un tema di sopravvivenza, in una fase delicatissima. Non solo Genova ma anche in quei passaggi dove andava rotto quel messaggio devastante delle forze di maggioranza (migranti). L’alternativa si costruisce insieme e facendo oggi questo Congresso, sia chiaro che le ragioni del partito democratico, dei democratici sono più urgenti e necessatri di ieri. Undici anni fa quando il partito è nato aveva delle coordinate certe, stavamo dentro un sistema bipolare,il centro sinistra aveva dei riferimenti in Europa. Pensate oggi. La sfida dei democratici oggi è più importante di ieri. La destra ha fatto un’operazione pesantissima e drammaticamente efficace. Sono passati da essere la destra ultraliberista ad essere la destra di oggi. Sono quelli del nazionalismo, la protezione con lo scontro, con la diversità. Lo scambio tra libertà e sicurezza è micidiale. Salvini è la nuova destra con tratti di intolleranza, pericolossima”.

“Il tema è il carattere di un progetto e non di un leader- continua Martina –  La sfida è di un’idea di società, comunità. Questi hanno attrezzato un governo come se fossero all’opposizione.  Il Pd discuta di se stesso partendo da questa sfida. Il 3 marzo alle primarie del Pd voglio un grande partito di unità e umiltà.Se vuoi fare un grande partito, il partito si guida e non si comanda.Con maggioranze e minoranze che non ha delle maggioranze e delle opposizioni. Voglio essere maggioritario con davanti un intero Paese, devi ricostruire anche un campo più largo senza evocare formule che non ci sono più. Ricostruire nella società rapporti veri con le persone che vogliamo rappresentare. A Milano abbiamo vinto  perché siamo scesi nelle strade”.

Nella mozione – conclude Maurizio Martina –  parliamo di un riformismo radicale che è la capacità di affrontare alcuni temi di prospettiva per la società, in maniera netta. L’alternativa alla destra la dobbiamo costruire con proposte forti. A partire dalla questione sociale. Dobbiamo tornare a scoprire le mediazioni E non uno vale uno, dove chi è più potente comanda chi è più debole soccombe. Il Patto di Governo non tiene. Dobbiamo sfidarli. Il 3 marzo è un passaggio fondamentale. Oggi dicono che se non si arriva un certo numero, il Pd è morto. Alzare l’asticella della sfida. Noi dobbiamo imporre un confronto dove noi siamo la nuova Europa. Unica sovranità possibile è la sovranità europea. Senza l’Europa non siamo nessuno. Dobbiamo mettere il Pd nella sua responsabilità verso il Paese, uniti, senza retoriche. Questa  è la nostra missione. La questione non è organizzativa ma politica, e la diversità con gli altri partiti va rappresentata”.

La serata si chiude con i Queen, strette di mano e promesse di voto. Tutte le foto sono di Maria Antonietta Germano.

 

 

 

   

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