di WANDA CHERUBINI-
VITERBO- Si è svolto questo pomeriggio il corso organizzato dall’Ucsi “Giornalisti operatori/testimoni di speranza tra nuove tecnologie di comunicazione e il diritto dovere di informare”. Il corso ha voluto approfondire i contenuti proposti da Papa Francesco nel Messaggio per la 59ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni, reso noto il 24 gennaio nella memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e comunicatori. Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Papa Francesco lancia un forte allarme sull’impatto dei sistemi digitali nella nostra percezione della
realtà. Il Pontefice denuncia un fenomeno che definisce “preoccupante”: la dispersione programmata dell’attenzione, causata da tecnologie che profilano le persone secondo logiche di mercato, compromettendo la capacità di comprendere e relazionarsi con gli altri.
La moderatrice del convegno e presidente Ucsi Viterbo, Wanda Cherubini ha introdotto i lavori sottolineando come anche Papa Leone XIV nel suo primo discorso al Collegio cardinalizio, tra i vari temi affrontati, abbia riservato un’attenzione particolare all’intelligenza artificiale, definendola una nuova “questione sociale” che interpella la Chiesa e l’intera umanità. “Il suo pensiero – ha affermato Cherubini– si inserisce nella riflessione promossa da Papa Francesco e formalizzata nel documento vaticano Antiqua et nova, che ribadisce la distinzione tra la capacità morale dell’essere umano e la logica algoritmica delle macchine. Le intelligenze artificiali, infatti, possono compiere “scelte”, ma non vere “decisioni” morali, poiché prive di coscienza e responsabilità. Solo l’uomo può discernere secondo giustizia e bene comune”.
Ha, quindi, salutato i colleghi presenti, don Emanuele Germani, che ha messo a disposizione per il convegno la sala conferenze della parrocchia dei SS. Valentino ed Ilario, i relatori Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Maria Zegarelli, vicepresidente del Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la professoressa Doretta Vivona, Università La Sapienza di Roma, il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo ed il presidente dell’Ucsi Lazio, Maurizio Di Schino.
E’ stato trasmesso il video messaggio del Vescovo Orazio Francesco Piazza che ha voluto mandare i suoi saluti, essendo impossibilitato a partecipare per impegni fuori città. Dopo i saluti del
presidente dell’Ucsi Lazio, Maurizio Di Schino, don Emanuele Germani, padrone di casa e direttore Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Viterbo, ha lasciato alla moderatrice un suo messaggio di saluto: “Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a Viterbo in questo luogo che oggi ospita la nostra giornata di studio e formazione giornalistica. Impossibilitato nell’essere presente all’inizio del corso per una celebrazione, lascio alla presidente Ucsi Viterbo e moderatrice Wanda Cherubini queste parole di saluto di benvenuto.
Approfitto per salutare Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Maurizio di Schino, presidente Ucsi Lazio, siate i benvenuti. La vostra presenza qui oggi rafforza ancor di più il legame fra Ucsi e Diocesi di Viterbo e con l’ordine Giornalisti e il mondo dei media in genere.
Come pure saluto i relatori che ci offriranno spunti di riflessione su un tema che sta a cuore a tutti noi operatori della Comunicazione: “Giornalisti/testimoni di speranza tra nuove tecnologie di comunicazione e il diritto dovere di informare”.
La sfida di oggi per tutti noi giornalisti non è solo parlare di più, ma “costruire ambienti” e situazioni che favoriscano il dialogo, l’ascolto, la comprensione e il bene comune.
Nel suo primo discorso ai media di tutto il mondo in Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha indicato molto chiaramente una strada molto chiara: “La comunicazione – ha detto il Papa – non può essere solo trasmissione, ma deve diventare ambiente, incontro, cultura, confronto”.
Ci ricorda il Papa che in un’epoca attraversata dalle sfide dell’intelligenza artificiale, è importante promuovere spazi umani sostenuti e animati dalla speranza di un bene comune.
Mettere speranza nella nostra comunicazione – usando ancora le parole del Santo Padre Leone – è allora un compito che richiede attenzione a non “cedere mai alla mediocrità portando avanti il servizio alla verità con una comunicazione non muscolare, ma capace di ascolto”.
Il giornalista/testimone di speranza è colui che “porta avanti una comunicazione diversa, che non cerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla” – dice il Santo Padre Leone. Buon lavoro a tutti”.
Il primo relatore, Alessandro Gisotti vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, è intervenuto sul testo del Messaggio di Papa Francesco, dichiarandosi prima contento di essere a Viterbo, avendo la madre originaria di Piansano e affermando come il giornalismo sul territorio sia fondamentale e come nel mondo globalizzato in cui stiamo vivendo diventi senza senso la distinzione tra giornalismo locale e non con l’aspetto locale e globale che si mescolano. “Stiamo vivendo l’anno giubilare che Papa Francesco ha dedicato alla speranza, per una comunicazione intesa come strumento di costruzione di ponti. Francesco come Leone XIV convergono verso una visione comune: la comunicazione non si limita a trasmettere informazioni, ma richiede responsabilità, servizio dedicato alla pace”. Altri temi importanti sono quelli della
prossimità e della narrazione, ovvero l’importanza di raccontare le storie. “Il messaggio di Papa Francesco è condividere con mitezza la speranza che sta nei cuori, sottolineando una comunicazione che contrasti la disinformazione. Il Papa sottolinea la necessità nel trasmettere una comunicazione di speranza. Francesco pone al centro il cuore nella comunicazione: ascoltare, parlare e vedere con il cuore, che non è soltanto un organo, ma è il tutto nella visione biblica, è una comunicazione integrale. Considera l’informazione e la comunicazione una missione”. Gisotti ha posto l’accento sul potere trasformativo della narrazione. “Raccontare storie significa invitare chi ascolta, chi legge a fare un’esperienza. Le storie di speranza devono essere autentiche e raccontate con mitezza. Bisogna cercare storie di bene anche là dove sembrano non esserci”. Gisotti ha poi ricordato come
durante il Giubileo il Papa abbia messo in risalto anche il tema dell’ascolto e della libertà di stampa, cosa che lega Francesco a Leone XIV. Papa Leone ha chiesto la liberazione dei giornalisti in carcere ed ha inviato un messaggio importante ai media internazionali: “Solo popoli informati possono fare scelte libere”. Leone XIV ha poi affrontato il tema della pace, presentandosi al mondo con : “La pace sia con tutti voi”.
E’ stata, quindi, la volta di Maria Zegarelli, vicepresidente del Consiglio nazionale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti, che ha sviluppato la prima parte del messaggio di Papa Francesco, ponendo l’attenzione sul fatto che oggi troppo spesso la comunicazione è violenta, mirata a colpire e non a stabilire i presupposti per il dialogo. È quindi necessario disarmare la comunicazione, purificarla dall’aggressività. Dai talk show televisivi alle guerre verbali sui social il paradigma che rischia di prevalere è quello della competizione, contrapposizione e volontà di dominio. “Una delle
sfide più importanti è quello di una comunicazione capace di farci uscire dalla torre di Babele, valutando le parole che si usano. L’intelligenza artificiale ci riguarda da vicino – ha affermato Zegarelli– e sono necessarie norme che tutelino la nostra professione con al centro sempre l’uomo nello sviluppo tecnologico”. Zegarelli ha evidenziato l’importanza dell’uso delle parole, ci sono tanti modi di raccontare un fatto, sta a noi decidere quali parole usare. E’ chiaro che abbiamo un surplus di responsabilità. L’IA è molto connessa all’uso del linguaggio che facciamo noi. L’11 dicembre è stato approvato il nuovo codice deontologico che entrerà in vigore il 1 giugno e che recita all’articolo 19: «1. Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica. 2. Quando si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale, la/il giornalista: a) ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo; b) verifica fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati. 3. In nessun caso il
ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici». L’IA deve essere quindi uno strumento in grado di aiutarci nel nostro lavoro, ma non dobbiamo perdere il contatto con la realtà, con i fatti che raccontiamo”. Ha, quindi, affrontato la questione della disinformazione in rete, evidenziando come esistano ben 467 siti di 14 lingue diverse quasi interamente prodotti dall’IA, che sono spesso generatori di hate speech. Di questi 57 sono in lingua italiana. “L’IA si nutre di tutte le cose che scriviamo. Lo scorso settembre, nel Manifesto di Assisi, si è evidenziato l’uso etico e responsabile delle tecnologie legate all’uso dell’IA. Sta a noi la responsabilità nell’uso del linguaggio, nella formazione di una nuova cultura”.
Ha preso, quindi, la parola il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo, che ha saluto i presenti sottolineando il suo piacere di essere a Viterbo, avendo i nonni paterni della
Tuscia. Ha ricordato come Papa Leone XIV nell’incontro avuto con i giornalisti abbia trasmesso parole di speranza chiedendo la liberazione dei giornalisti in carcere. “Papa Leone si è rivolto a noi giornalisti definendoli “amici”, quando spesso siamo visti come interlocutori sgraditi”. Ha posto poi l’attenzione sull’importanza della formazione per i giornalisti. “Abbiamo svolto tanti corsi di formazione con l’Ucsi Lazio e siamo stati anche nella moschea e presso la comunità ebraica e questa è la strada da seguire. Possiamo fare ancora un buon percorso insieme”. Sulla sua recente riconferma a presidente dell’Odg Lazio, ha ringraziato anche i colleghi Ucsi per il sostegno, affermando: “Il
risultato di queste elezioni fa comprendere che il fatto di essere sui territori e l’impegno messo in queste iniziative di formazione è stato apprezzato dai colleghi”.
Infine, è stata la volta della prof. Doretta Vivona (Università La Sapienza di Roma), che ha trattato il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito comunicativo da un punto di vista scientifico. Nello specifico ha analizzato il documento “Antiqua e nova. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana”. Ha introdotto il suo intervento parlando della rivoluzione che stiamo vivendo, dopo la prima copernicana, la seconda darwiniana, quella freudiana e quella attuale, la “Digital age rivolution”. “La prima macchina calcolatrice è stata scoperta da Babbage, mentre il primo programmatore è stata una donna, la figlia di Lord Byron- ha esordito la prof. Vivona– Nell’Antiqua et nova la Chiesa appoggia il progresso con riferimento al bene dell’umanità”. Ha posto poi l’accento sull’intelligenza umana, l’aggettivo “umano” sembrerebbe sovrabbondante, ma lo si usa perché si vuole correlare l’uomo con la macchina. La prof. Vivona ha quindi fatto una
distinzione tra l’IA debole ed il suo giusto utilizzo, facendo lavori dannosi per l’uomo, come disinnescare una bomba e l’IA forte che permette ai sistemi informativi di generare risposte o dati. “Non credo a ciò- ha affermato Vivona– perché l’IA dovrebbe riprodurre meccanismi del cervello che ancora non si conoscono”. Ha poi presentato una tabella con le distinzioni tra IA e Intelligenza Umana, attribuendo a quest’ultima discernimento, sentimenti, che non ha l’A. Inoltre, l’IA può scegliere qualcosa, ma l’intelligenza umana lo fa tra un numero infinito di cose. L’intelligenza umana è creativa, a differenza dell’IA. Nell’intelligenza umana abbiamo poi una relazione tra pari, mentre nell’IA è l’uomo che parla con lui. Vivona ha poi posto l’attenzione sulle fake news e fake background e l’allucinazione con l’IA che produce contenuti che sembrano riflettere la realtà, ma non sono veritieri. Un altro argomento trattato dalla prof. Vivona è il rapporto tra Scienza e Fede. “L’IA ci permette di comprendere il creato alla luce del disegno di Dio (fede). Ha ricordato l’enciclica “Fides et ratio” di San Giovanni Paolo II e di come ci siano tanti scienziati credenti, come Alberto Strumia. In conclusione, la prof. Vivona ha evidenziato come l’IA porti a problemi aperti: “Una macchina può essere usata in medicina, nella giustizia? Non lo so, ma gli ingegneri, i programmatori devono essere responsabili di quello che costruiscono- ha concluso Vivona, che ha anche parlato del Transumanesimo, movimento culturale che vuole dare all’uomo la possibilità di diventare sempre più bravo attraverso la ragione e le nuove tecnologie. “Il giornalista deve veicolare la fiducia nel progresso perché serve al bene dell’uomo”- ha affermato.
Il presidente Ucsi Lazio Maurizio Di Schino, a conclusione dell’incontro, ha ribadito l’importanza della formazione e dell’associazionismo, che permette di condividere obiettivi comuni, ponendo da parte lo spirito di protagonismo. Ha, quindi, invitato i presenti al prossimo appuntamento, l’assemblea Ucsi Lazio del prossimo venerdì 6 giugno, alle ore 15,30, presso la sala “Cardinale Ugo Poletti” – Palazzo Lateranense, in piazza San Giovanni in Laterano, a Roma.









