VITERBO – Riceviamo dal Comitato Non ce la beviamo e pubblichiamo: “Mercoledì 16 luglio alle 10:00 saremo in presidio sotto la Provincia di Viterbo, in Via Saffi 49, per rivendicare acqua salubre, un servizio efficiente e con tariffe accessibili a tutti.
Lo diciamo da anni, ma mai come oggi è evidente come il modello privatistico Talete sia fallimentare: da un lato i rubinetti a secco e presenza di contaminanti pericolosi come arsenico, fluoruri e inquinamento batterico, dall’altro tariffe alle stelle anche quando l’acqua non è utilizzabile.
Numerosi comuni sono già senz’acqua e molti hanno ordinanze di non potabilità per falde inquinate. Circa il 50% dell’acqua si disperde nelle reti fatiscenti e, come dichiarato anche dall’Associazione Medici per l’Ambiente, anche la situazione sanitaria è allarmante soprattutto per le alte concentrazioni di arsenico. I cittadini sono in balia dei disservizi e dell’inquinamento, ma sono sottoposti a tariffe tra le più alte d’Italia, anche in presenza di ordinanze di non potabilità o di riduzione del servizio.
Decenni di politiche clientelari e di accentramento del servizio nelle mani di un unico gestore su base provinciale hanno prodotto tutto questo. Gli Amministratori dell’ATO 1 Viterbo, che dovrebbero vigilare sulla gestione del servizio, lavorare per garantire interventi di dearsenificazione e depurazione, sul controllo delle falde e dei pozzi e sugli investimenti per il rifacimento delle reti, hanno invece preferito concentrarsi sulla cessione del 40% delle quote di Talete SpA all’operatore privato calpestando la volontà dei cittadini e svendendo la nostra acqua alla speculazione.
È chiaro che non sarà la cessione di un pacchetto azionario a risolvere decenni di mala gestione.
Abbiamo formulato proposte per garantire un servizio idrico efficiente che non sono mai state prese in considerazione, nonostante fossero sostenute da egregi esperti del settore e non c’è stata una discussione pubblica su come affrontare i problemi.
Ora basta, le soluzioni a questi problemi ci sono, occorrono risposte concrete e immediate.
La questione idrica riveste altissima priorità politica, perché sul territorio è a rischio la salute, e perché l’accesso all’acqua sicura è un diritto universale e non un lusso per pochi.
Come Comitato Non ce la Beviamo, rivendichiamo la disponibilità di acqua salubre, di un servizio efficiente, di tariffe accessibili a tutti e il rispetto del Referendum del 2011, sancito da larghissima maggioranza del popolo italiano”.








