Acquapendente, celebrato Sant’Antonio Abate

ACQUAPENDENTE ( Viterbo) – Sebbene in forma ridotta, da due anni, oggi si sono svolti ad Acquapendente, i festeggiamenti in onore del Santo Patriarca del monachesimo. Un particolare è la statua quattrocentesca, recentemente restaurata magistralmente dalla nostra concittadina dott.ssa Sugaroni Roberta. La festa affonda agli albori della nostra città. Ogni anno viene scelto un signore, o signora, di Sant’Antonio. La tradizione vuole che appartenga al mondo agricolo.  Il 16, nella chiesa di Santa Caterina e Sant’Antonio, custodita dalla confraternita di San Rocco, viene preparata tutta la notte tra il 15 e il 16 una minestra di fave, dentro un calderone che ribolle ad un fuoco vivo. Gli uomini si prendono cura di questa preparazione, una ricetta antichissima, vegliando, tutta la notte, tra un buon bicchiere, del baccalà arrostito e… l’immancabile biscotto. A mezzogiorno la minestra viene distribuita alla popolazione, al suono delle campane. Alle 18.30 viene celebrata la S. Messa nella chiesa di Sant’Agostino e al termine parte la processione fino in cattedrale.  Il santo è preceduto dalla banda, dai signori degli anni passati col cero acceso, dal signore dell’anno, e dalla confraternita, che accende sul sagrato un grande fuoco che il parroco benedice. Il 17 il signore della festa, in carrozza, e preceduto dai cavalierii, giunge in cattedrale. Da li, dopo aver fatto visita alla casa di riposo, partecipa, con tutte le autorità, al pontificale celebrato dal vescovo.  Dopo la messa sfilano i cavallari con un cero su una mano, mentre con l’altra a tengono la briglia per far star buoni i cavalli, al suono della banda, sull’affollatissimo sagrato della cattedrale, mentre tutte le campane del duomo fanno festa, vengono benedetti gli animali. Al termine il Signore offre un grande banchetto, che ha raggiunto anche il numero di 500 persone e più… Il Signore offre anche, a tutta la popolazione, porchetta, pane, vino e biscotto.  Un comitato si prodiga di mantenere la tradizione, curando che tutto si svolga secondo le “regole”, senza troppi cambiamenti. Le tradizioni, in fondo, hanno i loro riti, e riti si osservano fedelmente. La cerca, e la visita alle campagne e parte fondamentale del rituale.  Il pane e le fave vengono benedette dal parroco prima che inizi la cerca. Ci auguriamo che nel 2023 tutto possa riprendere, nel frattempo: EVVIVA SANT’ANTONIO!

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