Università Unimarconi

Ad Ischia per gli incontri musicali della fondazione William Walton il duo Tedesco – Novarino

di CINZIA DICHIARA

ISCHIA Gli Incontri Musicali della Fondazione William Walton, concerti di musica da camera sotto l’impeccabile Direzione Artistica di Lina Tufano, costituiscono la migliore offerta sull’isola d’Ischia per vacanzieri, cultori e appassionati di musica classica, un appuntamento imperdibile tra salite e discese dei Giardini La Mortella, bosco verdeggiante di piante tropicali e gigantesche fioriture esotiche desiderato e realizzato dai coniugi Walton: William (1902-1983) il grande musicista inglese, e l’argentina Susana (1926-2010) sua consorte, cassa di risonanza dei suoi sogni e sua eterna complice per affinità e per amore.
I due padroni di casa, proprio come i viaggiatori del ‘grand tour’, si innamorarono delle bellezze dell’isola fino a decidere di voler qui vivere e qui morire. E sempre qui, lo spirito di Susana, le cui ceneri giacciono dabbasso rispetto alla ‘Roccia di William’ che custodisce le ceneri del maestro, aleggia in un ninfeo sospeso nel cielo di fronte alla sottostante baia di Forio, abitando questi luoghi dalla suggestione commovente quale ‘genius loci’, com’è scritto nell’angolo piu remoto dei Giardini ove il suo mausoleo reca un’iscrizione posta accanto a una statua di Afrodite, sotto lo scrosciare dell’acqua di una fonte. Tra corbezzoli, lecci, pini, lentischi e i moltissimi mirti (mortelle) che hanno dato il nome alla proprietà, una fontana a specchio ispirata a riti iniziatici dell’antichità che vedevano nello specchio deformante il riflesso dell’anima, reca incise entro un epitaffio l’essenza e la vita di Lady Walton: “Questo angolo verde è dedicato a Susana che ha amato teneramente, ha lavorato con passione ed ha creduto nell’immortalità”.

È in prossimità di quest’angolo metafisico, nella Recital Hall dei Giardini La Mortella, situata a mezza costa, nella parte inferiore della lussureggiante collina, che si va per ascoltare di volta in volta nuove leve del concertismo internazionale, qui approdate grazie alla collaborazione della Fondazione Walton con importanti e prestigiose istituzioni musicali d’Italia e d’Europa, come l’Accademia di Santa Cecilia, il Royal College of Music di Londra, la Fondazione Accademia Walter Stauffer di Cremona, l’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli.

L’ultimo concerto dell’attuale cartellone prima della pausa estiva prevedeva l’esecuzione della Suite n.3 BWV 1009 per violoncello solo di Bach e la Passacaglia di Walton, scritta proprio alla Mortella, nello studio attiguo alla sala dei concerti da camera, e dedicata al violoncellista Rostropovič che la eseguì in prima assoluta a Londra, alternate ai Cinque Pezzi Popolari op. 102 di Schumann e alla Sonata op. 5 n. 2 in Sol min. di Beethoven eseguiti dall’ottimo duo Paolo Tedesco e Cecilia Novarino.

I due concertisti, entrambi formatisi sotto la guida di importanti maestri, hanno in comune la primissima formazione musicale col metodo Suzuki. Il loro affiatamento pone in risalto le doti esecutive del violoncellista, molto concentrato e determinato, evidenziando una sua ricerca timbrica attenta, un disegno nitido del fraseggio e una volontà espressiva che diviene lavoro di cesello attorno agli elementi strutturali della partitura.
D’altro canto, la lunga pratica di accompagnatrice al pianoforte della Novarino, maestro collaboratore al Regio di Torino, al Piccolo di Milano e al Bellini di Napoli, rende la docente di Pratica e Lettura pianistica del Conservatorio di Reggio Calabria una partner giusta, attenta al suo ruolo soprattutto nell’assecondare ogni frase e ogni sfumatura e nell’intervenire con un dosaggio equilibrato delle sonorità, esibendo al momento opportuno una graziosa cantabilità, un lirismo pieno.

Fin dalla prima arcata, levata con ampio ed eloquente movimento del braccio, il solista si impone per la gamma dinamica estesa, l’arco sicuro, capace di tornire frasi rifinite con gusto, una mano sinistra pronta e decisa. Il suo è un Bach vitale, con una caratterizzazione precisa di ciascun movimento, dalla solare contabilità del Preludio all’austera gravità della Sarabanda, alla verve della Giga conclusiva, che subito attrae il pubblico, formato, comme d’habitude, quasi esclusivamente da stranieri, perlopiù anglosassoni. Non manca a tal proposito una presentazione del programma annunciato in inglese fluente, ben gradita all’intero uditorio.

Difficile la parte della Passacaglia di Walton, che Tedesco esegue con padronanza anche nella parte conclusiva, tecnicamente più ardua.

In programma uno Schumann, quello dei Fünf Stücke im Volkston op. 102 che, al di là dell’aspetto ‘umorale’ e della diversa tensione espressiva dei singoli brani, presenta un tentativo di riconnessione unitaria. Il violoncello vi esibisce un vibrato poetico secondo le migliori istanze romantiche dell’autore, passando poi all’andamento di berceuse del Langsam nel quale si affaccia una cupezza assorta in solitudine e, quindi, allo slancio dell’attacco in levare del movimento Nicht schnell, mit viel Ton zu spielen.
A sua volta, quando esce allo scoperto in un canto a due, lirico e partecipato, il pianoforte crea col violoncello un intreccio ben calibrato, semplice e dolcissimo.
Colpisce anche l’eleganza del gusto mitteleuropeo della conclusione in Stark and markirt.
Per finire, Beethoven appare tratteggiato con l’opportuna foga e il rapporto della gamma coloristica risulta accurato. Altrettanto il perfetto insieme dei due interpreti, che si scaldano con brillante veemenza nell’Allegro molto, per andare a concludere negli accenti del Rondò finale seguito da calorosi applausi.

Quindi segue un bis delizioso, ‘Wie Melodien Zieht es mir’, da Fünf Lieder op. 105 di Johannes Brahms, un lied che affascina oltremodo il pubblico, lasciando l’impressione di aver ascoltato una breve parentesi di estrema raffinatezza e soavità. Come un delicato soffio.

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