di REDAZIONE-
È morta Emma Bonino, storica leader radicale e una delle figure più conosciute della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Aveva 78 anni. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa nella mattinata di venerdì 11 settembre.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino ha attraversato da protagonista mezzo secolo di storia politica italiana ed europea, legando il proprio nome soprattutto alle battaglie per i diritti civili, le libertà individuali, l’emancipazione femminile, l’abolizione della pena di morte e la costruzione di un’Europa più unita e federalista.
La notizia della morte arriva dopo giorni di grande apprensione per le sue condizioni di salute. Il 7 settembre Bonino era stata soccorsa nella sua abitazione romana e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito a causa di una crisi respiratoria. Era stata quindi ricoverata in terapia intensiva, dove le sue condizioni erano state definite delicate ma stazionarie. Giovedì 10 settembre aveva lasciato la terapia intensiva per essere trasferita in una struttura privata, mentre la famiglia aveva chiesto il massimo riserbo.
Il suo ingresso nella politica nazionale risale al 1976, quando, a soli 28 anni, venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Radicale. Al fianco di Marco Pannella divenne uno dei volti simbolo delle grandi campagne radicali, dalla lotta contro l’aborto clandestino alla difesa dei diritti delle donne, passando per le iniziative contro la fame nel mondo e per la tutela delle libertà civili.
La sua attività assunse presto anche una forte dimensione internazionale. Dal 1995 al 1999 fu commissaria europea, occupandosi, tra l’altro, di aiuti umanitari e affrontando alcune delle più gravi crisi degli anni Novanta, dai Balcani alla regione africana dei Grandi Laghi. Fu inoltre impegnata nella promozione della Corte penale internazionale, nella battaglia contro le mutilazioni genitali femminili e nelle campagne internazionali per la moratoria della pena di morte.
Tra il 2006 e il 2008 entrò nel secondo governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Successivamente venne eletta al Senato, del quale ricoprì la vicepresidenza per l’intera XVI legislatura. Nel 2013 il presidente del Consiglio Enrico Letta le affidò la guida della Farnesina: Bonino diventò così ministra degli Affari Esteri, incarico ricoperto fino al febbraio 2014.
Negli anni più recenti il suo impegno politico si era concentrato soprattutto attorno a +Europa, formazione nata con una forte impronta liberale, europeista e federalista. Anche quando non ricopriva incarichi istituzionali, Bonino aveva continuato a intervenire nel dibattito pubblico sui temi dell’Europa, delle migrazioni, dei diritti umani, dello Stato di diritto e delle libertà individuali.
La sua vita era stata segnata anche dalla lunga battaglia contro la malattia. Nel gennaio 2015 aveva annunciato pubblicamente di avere un tumore al polmone, un microcitoma, affrontando le cure senza abbandonare l’attività politica. Nel 2023 aveva comunicato di essere guarita dopo un percorso durato otto anni. Negli ultimi anni aveva tuttavia affrontato diversi problemi di salute, con ricoveri legati soprattutto a difficoltà respiratorie e metaboliche.
Con Emma Bonino scompare una delle protagoniste più longeve e riconoscibili della politica repubblicana, una personalità che ha spesso diviso il dibattito pubblico ma che ha mantenuto per decenni una forte identità politica e una costante attenzione ai diritti civili e alle questioni internazionali. Dalle battaglie radicali degli anni Settanta ai vertici delle istituzioni europee e italiane, fino all’impegno degli ultimi anni, il suo nome resta legato a una stagione politica nella quale disobbedienza civile, iniziativa parlamentare e mobilitazione internazionale sono state strumenti di una stessa battaglia per le libertà individuali.






