di REDAZIONE-
Si è spento a Varese all’età di 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e protagonista assoluto della scena politica italiana per oltre trent’anni. Con la sua morte si chiude una delle stagioni più significative della Seconda Repubblica, segnata dall’ascesa dei movimenti autonomisti e dalla crisi dei partiti tradizionali.
Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, Bossi arrivò alla politica dopo esperienze lavorative molto diverse tra loro: operaio, perito tecnico, informatico e insegnante. Negli anni giovanili ebbe contatti con ambienti della sinistra e con il Partito Comunista Italiano, ma alla fine degli anni Settanta maturò un forte interesse per le teorie autonomiste e federaliste, influenzato anche dal politologo Gianfranco Miglio.
Dopo alcune prime esperienze nei movimenti regionalisti, nel 1984 fondò la Lega Lombarda, che nel 1989 sarebbe confluita nella Lega Nord, il partito destinato a cambiare gli equilibri politici italiani. Nel 1987 venne eletto per la prima volta al Senato, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr”, destinato a diventare il suo marchio politico.
Il vero salto avvenne nei primi anni Novanta, quando l’inchiesta Mani Pulite travolse la Prima Repubblica. La Lega seppe intercettare il malcontento popolare, presentandosi come forza anti-sistema e denunciando il centralismo romano con slogan diventati celebri, come “Roma ladrona”.
Alle elezioni del 1992 Bossi ottenne un grande successo personale e portò il suo partito a diventare una delle principali novità del panorama politico.
Nel 1994 strinse un’alleanza con Silvio Berlusconi e Forza Italia, contribuendo alla nascita del primo governo di centrodestra. L’intesa però durò poco e fu proprio Bossi a provocarne la caduta pochi mesi dopo.
Negli anni successivi la Lega portò avanti il progetto della Padania e della secessione del Nord, con iniziative simboliche e fortemente identitarie. All’inizio degli anni Duemila, però, Bossi tornò nell’alleanza con Berlusconi e nel 2001 entrò al governo come ministro per le Riforme istituzionali, incarico ricoperto anche nel 2008. In quegli anni il suo obiettivo principale fu il federalismo, considerato la riforma più importante per l’Italia.
Nel 2004 Bossi fu colpito da un grave ictus che segnò profondamente la sua vita personale e politica, senza però allontanarlo definitivamente dalla scena. Il colpo decisivo alla sua leadership arrivò nel 2012, quando un’inchiesta sui rimborsi elettorali della Lega lo costrinse a dimettersi da segretario dopo oltre vent’anni alla guida del partito.
Negli anni successivi la leadership passò a Matteo Salvini, che trasformò la Lega in un partito nazionale, spesso in contrasto con la linea storica del fondatore.
Nonostante il declino politico, Bossi rimase a lungo in Parlamento, venendo eletto più volte tra Camera, Senato e Parlamento europeo. Fino agli ultimi anni continuò a rappresentare, per i suoi sostenitori, il simbolo della battaglia per l’autonomia del Nord.
Figura divisiva ma centrale nella storia recente del Paese, Umberto Bossi ha lasciato un segno profondo nella politica italiana, contribuendo a ridefinire alleanze, linguaggi e temi del dibattito pubblico per oltre tre decenni.








