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AI nel retail e lo shopping personalizzato

di TOMMASO SASO-

Lunedì mattina, ore 7:23, dopo aver letto le prime notizie su TusciaTimes apro l’app di Amazon e trovo esattamente quello che stavo cercando senza aver mai fatto una ricerca, un set di punte da trapano per legno. Come fa Amazon a sapere che ne avevo bisogno? L’algoritmo ha notato che ho comprato un trapano e la settimana scorsa ho cercato immagini di mobili di legno, ha incrociato i dati, e ha dedotto il bisogno prima ancora che mi rendessi conto che avevo bisogno delle punte giuste Benvenuti nel retail del futuro, dove l’AI non aspetta che decidiate cosa comprare, lo sa già.
Il retail sta vivendo la più grande trasformazione dalla nascita dei centri commerciali. L’intelligenza artificiale non si limita a migliorare l’esperienza di shopping, ma la sta reinventando completamente. Dalle raccomandazioni predittive ai negozi senza casse, dalla gestione automatizzata dell’inventario ai personal shopper virtuali, l’AI sta trasformando ogni aspetto del commercio al dettaglio.
La rivoluzione è iniziata con un problema semplice ma gigantesco, ovvero il sovraccarico di scelta. Amazon ha 350 milioni di prodotti, eBay ne ha oltre un miliardo. Come può un consumatore navigare questa vastità senza impazzire? La risposta è stata la personalizzazione algoritmica, rappresentata da sistemi che imparano i nostri gusti e ci mostrano solo quello che potrebbe interessarci.
Netflix ha aperto la strada a questo approccio con il loro motore di raccomandazioni. L’80% di quello che guardiamo su Netflix è suggerito dall’algoritmo. Non scegliamo più cosa guardare, l’AI sceglie per noi basandosi su milioni di punti dati, cosa abbiamo guardato, quando abbiamo smesso, cosa abbiamo saltato, persino la velocità con cui navighiamo nel catalogo.
Amazon ha trasformato il sistema di raccomandazioni in scienza esatta. “I clienti che hanno visualizzato questo articolo hanno visualizzato anche” sembrava semplice, ma dietro c’erano algoritmi sofisticati che analizzavano filtri collaborativi, filtri basati sui contenuti, deep learning su pattern comportamentali. Il risultato? Il 35% delle vendite Amazon deriva da raccomandazioni.
Ma l’AI del retail va molto oltre le raccomandazioni. Algoritmi di prezzo dinamico cambiano prezzi migliaia di volte al giorno basandosi su domanda, competizione, livelli di inventario, meteo, persino eventi locali. Uber ha aperto la strada al surge pricing, ma ora Walmart, Best Buy, altri grandi retailer usano AI per ottimizzazione prezzi in tempo reale.
La gestione dell’inventario è stata completamente rivoluzionata dall’AI predittiva. Zara può produrre e distribuire nuovi design in due settimane grazie a previsioni di domanda che analizzano trend dei social media, pattern meteorologici, velocità di vendita. Quando un particolare stile inizia a fare tendenza su Instagram, algoritmi attivano automaticamente aumenti di produzione.
Il servizio clienti nel retail è dominato da chatbot AI. L’artista virtuale di Sephora può mostrare come prodotti makeup appariranno sul vostro volto usando realtà aumentata. Il chatbot di H&M aiuta clienti a trovare outfit che corrispondono alle loro preferenze di stile attraverso conversazioni in linguaggio naturale, non più script rigidi ma conversazioni intelligenti.
Ma il breakthrough più drammatico è stato Amazon Go, lo shopping alimentare senza checkout. Computer vision, fusione sensoriale, deep learning tracciano ogni articolo che prendete dagli scaffali. Uscite, venite addebitati automaticamente, realizzando un commercio senza attriti che elimina uno dei processi più fastidiosi dello shopping.
La ricerca visiva sta trasformando come le persone scoprono prodotti. Pinterest Lens, Google Lens, ricerca fotocamera di Amazon permettono di fotografare qualsiasi cosa e trovare prodotti simili istantaneamente. Vedete una borsa che vi piace per strada? Foto, ricerca, acquisto, facendo uno shopping che inizia dal mondo reale invece che da ricerche online.
La realtà aumentata (AR) sta colmando il divario tra shopping online e fisico. L’app IKEA Place ci permette di visualizzare mobili nella nostra casa prima di comprare,
L’AI sta anche rivoluzionando spazi retail fisici. Specchi intelligenti nei camerini possono suggerire accessori coordinati, taglie diverse, colori alternativi. Mappatura termica attraverso computer vision traccia pattern di movimento clienti, identificando zone ad alto traffico e ottimizzando layout negozi di conseguenza.
L’ottimizzazione della catena di fornitura attraverso AI fornisce guadagni di efficienza massivi. Target usa machine learning per ottimizzazione rotte che ha ridotto costi trasporto del 10%. L’analisi predittiva aiuta a prevedere quando camion arriveranno, abilitando migliore programmazione lavoro e riducendo tempi attesa.
La rilevazione frodi nell’e-commerce dipende pesantemente dal riconoscimento pattern AI. PayPal blocca miliardi in transazioni fraudolente usando machine learning che analizza oltre 1000 fattori di rischio per transazione.
La personalizzazione si estende oltre raccomandazioni prodotti a intere esperienze shopping. Layout di siti web dinamici cambiano basandosi su comportamento utente. Un cliente sensibile al prezzo potrebbe vedere sconti in primo piano, mentre cliente fedele al brand vede prodotti premium per primi. Tutto ciò permette la personalizzazione di massa di interfacce utente.
Ma la trasformazione AI del retail ha anche aspetti negativi significativi. Le preoccupazioni sulla privacy sono massive quando i retailer tracciano ogni clic, acquisto o visita di località. Lo scandalo Cambridge Analytica ha mostrato come dati personali possano essere usati impropriamente. Quante informazioni personali siamo disposti a scambiare per convenienza?
Anche l’impatto occupazionale è preoccupante. Cassieri, addetti vendite, addetti inventario, insomma milioni di lavori sono a rischio di automazione. Macchine self-checkout, lavoratori magazzino robot, servizio clienti AI, la tecnologia sta sostituendo il tocco umano che molti clienti apprezzano.
L’automazione del magazzino di Amazon fornisce uno scorcio del futuro. I Robot Kiva muovono scaffali invece di lavoratori che camminano tra gli scaffali. Eventualmente, interi magazzini potrebbero operare con coinvolgimento umano minimo, si guadagna efficienza che però a un costo sulla occupazione umana.
La concentrazione di mercato è altra preoccupazione. L’AI richiede quantità massive di dati e risorse computazionali. Solo i più grandi retailer possono permettersi sistemi AI sofisticati, creando vantaggi competitivi che retailer più piccoli non possono eguagliare, creando così un divario digitale che potrebbe eliminare piccole imprese.
Cè anche la preoccupazione per il bias algoritmico che può perpetuare discriminazioni in modi che stiamo solo ora iniziando a capire. Se l’AI raccomanda prodotti diversi basandosi su codice postale (proxy per razza/reddito), è personalizzazione o discriminazione? Queste domande non hanno risposte facili.
Ma il futuro dell’AI nel retail promette trasformazioni ancora più radicali. Il commercio vocale attraverso Alexa, Google Assistant sta crescendo rapidamente. “Alexa, ordina più detersivo” rappresenta shopping senza schermi, siti web, o app, realizzando un commercio diretto che accade attraverso conversazione.
La spedizione predittiva potrebbe consegnare prodotti prima che li ordiniate, basandosi su predizioni AI delle vostre necessità. La consegna via drone potrebbe rendere lo shopping istantaneo. La realtà virtuale potrebbe creare esperienze shopping immersive che replicano negozi fisici digitalmente.
La sostenibilità sta diventando driver importante per applicazioni AI retail. Algoritmi possono ottimizzare rotte consegna per ridurre emissioni carbonio, predire resi prodotti per minimizzare sprechi, gestire inventario per ridurre sovraproduzione, realizzando una coscienza ambientale importante attraverso intelligenza artificiale..
Nel prossimo capitolo, esploreremo come questa intelligenza artificiale stia trasformando intere città attraverso iniziative smart city, infrastruttura che pensa, traffico che si auto-ottimizza, servizi che anticipano necessità cittadini prima che vengano espresse.
Vi aspetto alla prossima puntata!

Professor Tommaso Saso. Professore di Marketing e Organizzazione Aziendale e membro dell’Osservatorio di AI generativa presso l’Università degli Studi G. Marconi. Presidente di Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna ed Umbria.

 

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