Al Teatro dell’Unione la fantastica mostra “Artes Mechanicae” di Luciano Minestrella

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Ieri, 24 marzo, nel foyer del Teatro dell’Unione è stata inaugurata la fantastica esposizione “Artes Mechanicae” (24 marzo- 26 maggio 2018), del grande artista artigiano Luciano Minestrella che ha portato in mostra a Viterbo con la Mirabilis Teatro Societas, modelli storici di macchine sceniche del ‘400 utilizzate per le Sacre Rappresentazioni progettate da Filippo Brunelleschi e Francesco D’Angelo, e modelli che appartengono al tempo di oggi e impreziosiscono gli spazi del teatro.

Hanno portato i loro saluti istituzionali l’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi e Luca Fornari, amministratore delegato dell’ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) che hanno, con la Regione Lazio, supportato l’evento.

Delli Iaconi, Fornari, Minestrella (foto MAG)

Ma che cosa è la macchina scenica? Nel primo Rinascimento le macchine sceniche, qui rappresentate in alcuni modellini e riprese da testi antichi, non erano un elemento di racconto teatrale come siamo abituati a pensare dove la centralità sta nella parola scritta e nell’attore che recita, ma a quell’epoca non vi era spettacolo di narrazione se non c’era la macchina scenica che creava il movimento con l’intervento umano.

“A settembre – spiega Minestrella al nostro giornale Tuscia Times –  si è tenuto il primo festival internazionale della robotica di Pisa, con l’Istituto S. Anna di Pisa siamo stati chiamati a creare una relazione tra il mondo antico, la macchina scenica del ‘400 e del ‘500 e la robotica attuale. Mentre la macchina scenica priva di motore per il movimento ha bisogno dell’intervento dell’uomo che mette la sua forza, nella robotica il movimento viene dato da una memoria. L’uomo attrae da se stesso le sue capacità e le inserisce dentro una memoria che ripete sempre il moto di perfezione. La macchina scenica è lo strumento che l’uomo ha elaborato per comunicare e lo fa con la materia. Perché? Per il bisogno di comunicare con la cultura e l’arte il grande valore della materia che viene trasformata ad immagine, a racconto”.

Luciano Minestrella (foto MAG)

“Sono contento – continua –  quando realizzo qualcosa e vedo che la materia ha perso il suo peso specifico. Il legno ha un peso specifico ma chi opera riesce a dare alla materia un senso, una vita. E se essa racconta, vuol dire che non ha più peso specifico, il racconto diventa vita ed è tangibile. Nel mio lavoro traccio linee che ognuno deve percorrere. Guai a colui che costruisce un racconto e lo costruisce dall’inizio alla fine come qualche cosa di suo, quando offro non offro me stesso, offro il sunto del mio percorso perché l’arte è acquisizione di ciò che ciascuno che vede. Non sono un ricercatore, ricerco per portare alla luce, acquisire esperienze e riviverle”.

D- Le macchine da voi costruite sono già state utilizzate in scena e dove?

R- Sì. Per esempio La Natività.  Abbiamo vinto un bando di concorso con il Comune di Roma nel 1998 e l’abbiamo messa in scena nella chiesa di Santa Sabina all’Aventino. L’anno dopo il Comune ci ha chiamato ed abbiamo aperto e chiuso le manifestazioni per l’anno Giubilare del 2000″.

D-  E dopo?

R- Un periodo di sospensione. Ho avuto l’incarico di direttore di scena al Teatro Argentina di Roma, in quel periodo facevamo le produzioni e non potevo fare altro. Vorrei riportare la Natività che è una grande macchina scenica che arriva anche a 10 metri, ai giorni nostri con uno spettacolo che la possa incamerare. La Natività la portiamo nelle vecchie chiese che hanno le capriate e hanno spazio per accoglierle. La piccola chiesetta qui in piazza Verdi, accanto al teatro, sarebbe l’ideale”.

D- Questi modellini esposti una volta realizzati hanno grandi dimensioni?

R –Sono grandi macchine per luoghi non deputati.  C’è una cosa importante: questi non sono modelli fatti per lo studio dello spettacolo. Sono l’ultima fase di un lavoro. Prima viene la progettazione, l’idea, poi lo sviluppo dell’idea diventa progetto e per portarlo in pratica, devi fare il modello per capire il movimento, le dimensioni. Poi c’è la macchina grande inserita nello spettacolo. Poi tutto finisce, sono smontate e sistemate in magazzino in attesa di. Dopo un po’ di tempo hai bisogno si riprendere tutto, come le memorie. E lo devo trascrivere o con le parola o facendo di nuovo in micro, la macchina. Importante, la mostra serve per aprire una porta. A Viterbo o in altre città limitrofe”.

Chi guarda i manufatti ricchi di interpretazioni rivive l’amore per il passato che lo riporta nel presente. Come l’ippogrifo (cavallo alato di Atlante) di Ludovico Ariosto che al centro del teatro si prende tutta la scena.

“L’ippogrifo l’ho trasformato in macchina scenica – spiega ai presenti l’artista Minestrella nella visita guidata – se parlo non posso usare un linguaggio, devo creare la sintesi, quello che penso deve essere una linea, deve essere un pertugio, un qualche cosa dove si può entrare per poter trovare un mondo. L’ippogrifo è pieno di linee, non esistono i volumi. Una linea che riferisce a una immagine.

Ippogrifo di Luciano Minestrella (foto MAG)

“L’Ariosto – continua –  dice che gli ippogrifi non volano ma continuano a galoppare nell’aria, le ali servono solo per sospendersi. Io ero stato chiamato per uno spettacolo di strada e dovevo dare il senso del movimento, del galoppo, del camminare. Ho unito Astolfo che vuole andare a prendere il senno di Orlando nella Luna, dove i pazzi che perdevano il senno venivano trasportati. Orlando era diventato pazzo per Angelica e il suo amico Astolfo voleva farlo tornare savio. Quindi doveva andare sulla Luna a prendere il senno per poterlo rimettere nella sua testa. L’ippogrifo è nella fantasia umana e la Luna era irraggiungibile dall’uomo. Così ci va con il carro di Elia o carro di Apollo. Nella mia storia ho voluto unire l’ippogrifo e il carro di Elia”.  E mette in moto manualmente il fantastico carro che si muove e arranca.  Applausi calorosi.

Evento promosso da ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) con il finanziamento della Regione Lazio e del Comune di Viterbo.

 

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