ROMA – “Punire i minori di 15-16 anni come se fossero maggiorenni”. La proposta di Matteo Salvini è “incostituzionale e controproducente”, spiega all’Huffpost Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio. Già portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Anastasia è anche docente di filosofia e sociologia del diritto all’Università di Perugia.
Garante, come vivono i detenuti minorenni negli istituti di pena italiani?
Assistiamo a un sovraffollamento delle carceri minorili che prima non c’era. Le condizioni di vita e di trattamento sono molto critiche. Registriamo numerosi episodi di conflittualità, violenze e proteste. Le carceri minorili sono in una situazione critica. Io sono garante nel Lazio da 9 anni e registro un peggioramento netto. In particolare negli ultimi due anni, la filosofia del pugno duro adottata da questo governo contribuisce a creare un clima di tensione che non aiuta. Negli istituti sta venendo meno la capacità di costruire percorsi di reinserimento perché viene meno la relazione di fiducia che c’è tra l’istituzione e i detenuti. Coi ragazzi funziona così: quello che dai, ricevi.
La proposta di Salvini può aggravare il quadro?
È una classica espressione del populismo penale, la ricerca del consenso fondata sulla minaccia della pena. L’idea che un problema si risolve aggravando la pena, cosa che non ha mai dato soluzione da nessuna parte. I paesi con le pene più dure hanno i tassi di omicidi più alti. Nello specifico la proposta è il punto finale di una traiettoria che va avanti da tempo e che crea sfiducia nella relazione tra istituzioni e i ragazzi, che pure commettono reati e ne devono rispondere. Non è che Salvini parla e questa cosa non si vive dentro gli istituti. Diventa un motore di scelte e modalità di funzionamento dell’istituzione, che alla fine diventano solo luoghi di custodia e non fanno altro che generare rabbia, rancore, volontà di rivalsa e quindi future violazioni di regole e reati. È un indirizzo politico disastroso. Che non ha nessuna prospettiva anche in termini di sicurezza e prevenzione dei reati. Per fortuna non è realizzabile perché è in contrasto con la Costituzione.
Intervista di Alfonso Raimo










