Anche l’8 Marzo c’è sempre un buon motivo per ammazzare una donna

VITERBO- Riceviamo da Daniela Bizzarri, membro assemblea PD Lazio e pubblichiamo: ” La Giornata internazionale della donna ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Viene associata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita il 17 dicembre 1999 e che cade ogni anno il 25 novembre.

Ma oggi piu’ che mai non chiamiamola festa.

Infatti, basti ricordare che e’ di questi giorni La sentenza della Corte di Appello di Bologna che giustifica il femminicidio di Olga Matei per “soverchiante tempesta emotiva e passionale”

Si chiamava Olga Matei, morì strangolata nel 2016, dopo un mese di relazione, per mano di un uomo che diceva di amarla.
Il femminicida è Michele Castaldo; condannato all’ergastolo, ha visto ridurre la pena a 30 anni per il rito abbreviato, poi passata a 16 anni (24 anni, ridotti di un terzo sempre per il rito).
Ma mentre in primo grado era stata riconosciuta la gravità del crimine commesso per ‘futili motivi’, ora la Corte d’Appello di Bologna ha reso nota la sentenza, e le motivazioni della riduzione sono a dire poco sconcertanti.
La decisione della riduzione, si spiega, deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione. Inoltre, sebbene la gelosia provata dall’imputato fosse un sentimento “certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione”, tuttavia essa determinò in lui, “a causa delle sue poco felici esperienze di vita” quella che il perito psichiatrico che lo analizzò definì una “soverchiante tempesta emotiva e passionale” che in effetti “si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio”. Una condizione, questa, “idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”.
Emerse inoltre, dalle parole dell’uomo (che ovviamente non possono essere contestate dalla vittima), che lei manifestò indifferenza per il dolore di essere rifiutato e lasciato.
Quindi ricapitoliamo: c’è sempre una buona ragione per ammazzare una donna, e una di queste è la fragilità emotiva dell’uomo violento, che non riuscendo ad accettare la fine di una relazione viene assalito da una tempesta emotiva, che diventa una attenuante nel caso sia arrestato e giudicato.
Seguendo questo ragionamento, inoltre, ci si può spingere a dire che tra un uomo e una donna è quest’ultima che ‘deve’ amare: attenzione quindi a non amarlo più, perché il rifiuto di una relazione può costare la vita ad un donna ma può essere considerato una attenuate all‘uccidere, se a uccidere è un uomo.
La sentenza che prende atto che questo uomo è reo confesso di omicidio e non solo (ma forse consapevole a posteriori dell’orrore commesso e decide persino di risarcire la figlia della povera donna strangolata) porta in un secondo grado di giudizio (non so se sia il termine esatto) a dimezzare la pena. Questo sulla base di una considerazione che ha indignato e fatto tremare il mondo femminile in un’epoca in cui i femminicidi aumentano in modo esagerato e violento e che la sentenza non sembra considerare nella adeguata e severa contemporaneità.
Alle ovvie, prevedibili, e comprensibili proteste, le risposte del Presidente della Corte d’Appello di Bologna tentano di essere rassicuranti, giustificatrici e di spiegare le vere motivazioni che avrebbero portato alla decisione di dimezzare la pena, decisione che la Corte invita le donne a comprendere. E qui che provo ad esprimere alcune pur superficiali riflessioni, partendo dalla considerazione che l’Italiano non è un’opinione ma una lingua, una storia di parole precise che divengono macigni sulla strada del pensiero e dei significati che evocano e testimoniano.
E allora ammettere che una “tempesta di emozioni” – che il cosìddetto sangue alla testa che può essere causato da un diniego o da una situazione non condivisa o non governabile possa ”comprensibilmente” portare alla violenza arrivando fino all’omicidio –  apre a strascichi imprevedibili anche oltre le donne e le violenze loro riservate.
Pensiamo per esempio a quante scuole dell’infanzia ultimamente siano arrivati alla cronaca per maestre che picchiano i bambini, (forse insopportabili, vivaci, ingovernabili?)  o a quante case di riposo, si scopre, nascondono violenze verso i vecchi  ricoverati. Sono ogni volta situazioni di stress che potrebbero causare “tempeste di rabbia” e annullamento della ragione di chi è pagato per avere cura di loro.
E dunque oltre all’ingiustizia, che ferisce per la seconda volta la vita di Olga Matei la quale in quel brevissimo mese di frequentazione di Michele Castaldo aveva capito che non era un rapporto per lei, la tempesta (e qui è davvero il caso di definirla così) che il giudizio della Corte ha portato nel dibattito sulla violenza di troppi uomini sulle donne, sembra averci non solo ricacciato indietro di parecchi anni, ma più in generale di mostrare una superficialità rispetto ai tempi in cui si prendono decisioni.
Qualunque atto non può prescindere dal momento, dall’epoca in cui avviene e questa sentenza preoccupa legittimamente.
Con sarcasmo e con una sorta d’amarezza, a proposito di tempeste pericolose dei comportamenti, in questi giorni mi è tornata in mente la famosa “tempesta ormonale“ (dovuta alle mestruazioni o alla menopausa) che era ritenuta causa per le donne di comportamenti imprevedibili ed emozioni ingovernabili.
Mi fermo qui auspicando che si possa ritornare a parlare di ragione, quella eccezionale capacità umana che ci permette di governare con fatica e coraggio i momenti belli e difficili della vita .. le emozioni di tutti i tipi e le speranze deluse. E comunque come donne non dobbiamo né possiamo rinunciare a chiedere che la ragione non sia soverchiata e non sia aggirabile in primis dalla giustizia .

 Ps: Il perdono, eventuale, è un’altra categoria che non compete alla giustizia. Ma questa è un’altra storia.

Voglio concludere con la frase di una bellissima canzone invitando la donna a lottare sempre per la loro vita:

“ Che sia benedetta
per quanto assurda
e complessa ci sembri
la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente
e testarda, se cadi ti aspetta
siamo noi che dovremmo
imparare a tenercela stretta
a tenersela stretta
che sia benedetta “

Buon 8 marzo a tutte!

 

   

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