di MARIELLA ZADRO-
SORIANO NEL CIMINO (Viterbo)- Domenica 18 maggio, presso le Scuderie del Palazzo Chigi Albani, di Soriano del Cimino, si è conclusa la mostra “Viaggio del Pellegrino” di Enzo Arduini e Riccardo Sanna. Presenti al finissage il vicesindaco Rachele Chiani, l’assessore ai servizi sociali Paola Tranfa del Comune di Soriano nel Cimino, Sonja Stierli che ha eseguito dei brani con il flauto traverso, e don Gianni Carparelli, affascinato dall’arte in genere, ha condiviso un suo commento con i presenti:
“Le opere di Arduini e Sanna ci conducevano per mano in un pellegrinaggio durante il quale dovevamo aprire porte. Andare… Andare… e guardarsi dentro. Come diceva Tarkovskij, grande regista sovietico: “C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo lui stesso è cambiato”. Profonda riflessione, questa. Che ritroviamo nei cammini della vita quando questi colorano la vita di luci nuove. È un ANDARE come il “Der Suchende” di Hermann Hesse nel
suo “Siddharta”. E in questo andare, emerge la voce delicata dello spirito che avvolge l’anima, con tutte le sue sfumature e cambia la vita delle persone. Citai a proposito, ma meriterebbe una riflessione a parte, quello che San Paolo scriveva nella sua 1 Tess. 5:23…: spirito, anima e corpo, come immagini del mistero che dobbiamo portare alla luce. E passando alle opere d’arte ricordavo che sono tante: pittura, scultura, poesia, architettura, fotografia… se opere d’ arte, permettono di assaporare la presenza dello spirito alla ricerca della verità. Poi ci sono costruzioni che non sono arte, come alcune chiese che sembrano “garages illuminati a festa”. E qui mi sono permesso di volare un poco. Ci sono opere d’ arte non presenti nella lista che conosciamo, e io le ho aggiunte. Ci sono persone che sono opere d’arte, e ci sono celebrazioni che sono opere d’ arte. Arte che affascina e ti prende dal di dentro, ti fa andare, peregrinare, ti fa sentire migliore e vivere in modo migliore. Per contemplarle, direbbe Paul Klee, pittore svizzero-tedesco: “… bisogna mettersi seduti”, seduti per vedere e non solo guardare, per ascoltare, per assorbire la saggezza, per sentirsi sollevati dal fango che ci circonda… e facevo i nomi di: José Mujica, ex-presidente Uruguay, di Madre Teresa, del Dalai Lama, di Gandhi… Poi non potevo non menzionare Don Dante
Bernini vescovo di Albano, deceduto a La Quercia, suo paese natale, il 27 settembre 2019. Cito una sua espressione pubblicata nel libro: “LA fievole voce del Viandante”. Scriveva: “Quando i ‘lontani’ vedono dei cristiani che non abbandonano i più disperati della terra e rimangono là dove la sofferenza è più grande, a rischio della vita, si stropicciano gli occhi dell’anima”. Ma non è quello che da anni ci ricordano chi è servo dei servi nella Chiesa? Francesco e Leone XIV ci conducono su queste strade. Ecco don Dante, una opera d’arte in esposizione davanti a noi, una arte pitturata e scolpita nella musica della bontà, della accoglienza, dell’ascolto… e stando seduti accanto a lui si veniva avvolti da questa armonia di bellezza umano-divina. Si usciva dalla sua stanzetta, semplice e umile, affascinati,
portando con noi i colori e le note del suo sorriso e del suo esempio. In un altro suo pensiero diceva: “Chi non ha camminato molto, lungo i sentieri della propria anima, con costanza e pazienza, non riuscirà mai a capire gli altri…”. Il 24 di luglio 2019, seguendo dal lettino la celebrazione della S. Messa ci raccontò che il 22 gli aveva telefonato Papa Francesco. Era radiante e felice e ci lasciò una riflessione, disponibile a richiesta. Romano Guardini avrebbe detto che Don Dante era un capolavoro in divenire e lo è “diventato”, dipinto e scultura di Dio. Poi ho accennato a un’altra opera d’arte che è la Liturgia, soprattutto della S. Messa. Non mi fermo qui a spiegare perché, ci vorrebbe un po’ di
tempo. Lo faccio nella piccola comunità di Castel d’Asso. Dobbiamo smettere di “andare” a Messa e iniziare a “viverla nella vita”. E allora capiremmo quello che diceva Papa Benedetto XVI: “Senza un vero rinnovamento nella Liturgia, non ci sarà vero rinnovamento nella Chiesa”. Mi auguro di capirlo insieme, altrimenti porteremo avanti teatrini senza vita.








