Ancora luci, la fiera del cattivo gusto

di MARCO ZAPPA-

VITERBO- Ma perché dobbiamo accettare in maniera incondizionata il cattivo gusto di pochi che non scelti direttamente da noi ci impongono le loro strampalate idee?

Ritorno da un viaggio da Siena dove ho riscontrato l’ennesimo stucchevole spettacolo delle ormai sfruttatissime e banalizzate luci di Natale. Speravo di vedere il monumentale Palazzo Comunale, che incornicia la famosa piazza del Palio, nella sua percezione notturna, appena illuminato, con tutta la sua poesia medioevale e dal lato opposto la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, splendente di marmo bianco nell’atmosfera rarefatta della sera.

E invece ecco che il caratteristico colore del Palazzo prima si trasforma di viola, poi di verde, di giallo: è un delirio di colori e fantasie che andrebbero sicuramente bene sopra un immobile anonimo e magari bianco.

Ma non finisce qui: un orribile cassettone sponsorizzato, oltre ad essere responsabile di tale scempio perché al suo interno c’è il cervello elettronico che trasmette le immagini, con la sua ingombrante presenza mi copre parzialmente la veduta d’insieme della magnifica Fonte.

Qualcuno infatti ha pensato brillantemente di collocarlo proprio lì, a pochi metri innanzi al capolavoro di Jacopo…Roba che fa rabbrividire.

Insomma se un turista decide di visitare Siena nei giorni di Natale deve sottostare a questa pagliacciata che oltre a ostentare cattivo gusto è pure invasiva.

Ma questa è ormai la prassi, ovunque, una strada da percorrere nella speranza di essere all’avanguardia, di offrire uno spettacolo da considerare figo e i primi a farlo sono quelli che decidono come spendere i soldi della comunità.

A Viterbo in questi giorni di festa accade lo stesso ma di quello che si combina da noi niente più mi stupisce. Lo so bene, qui in città il cattivo gusto dilaga e comunque trovo molto dignitose ed efficaci le luminarie nostrane piuttosto che i tentativi patetici di spacciare per arte dei banali giochi di luce.

Ma Siena no, è una città di un livello superiore, eppure…Tutto il mondo è paese.

 

 

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