Arsenico: al via uno studio su 600 volontari per esaminare fluidi e materiali biologici

“L’importante incontro sul tema dell’arsenico è un altro concreto esempio di come l’Università della Tuscia possa essere al servizio della collettività nel cercare di risolvere i problemi del territorio. Non solo. L’UNITUS si propone agli Enti Locali con una sola voce, come un corpo unico, con soluzioni frutto di un’intensa collaborazione di ricerca tra i vari Dipartimenti che prospettano come sempre soluzioni scientifiche d’avanguardia”. Così il prof. Alessandro Ruggieri , Magnifico Rettore dell’Ateneo viterbese ha sottolineato l’importanza del confronto tra gli Enti Locali sul tema “arsenico” che riguarda gli abitanti della Tuscia e non solo. Una densa giornata di studio organizzata congiuntamente dall’Università della Tuscia e casetta-acquadalla Provincia di Viterbo.

Presenti il presidente dell’Amministrazione Provinciale Marcello Meroi, il sindaco Leonardo Michelini, il Consigliere Regionale Riccardo Valentini, il prefetto di Viterbo dr.ssa Antonella Scolamiero e gli esperti di ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e ISS (Istituto Superiore della Sanità) oltre a un nutrito gruppo di ricercatori della Tuscia; obiettivo, la sicurezza dei cittadini. I dearsenificatori, è stato detto, non sono la soluzione per sempre e dunque vanno ricercate alternative.

Occorrono idee e progetti per risolvere questo pressante problema. E dall’incontro sono emerse valide proposte. In primo luogo è stata evidenziata la necessità di realizzare un ampio studio di monitoraggio dei Comuni interessati dal superamento dei limiti di legge per caratterizzare la presenza dell’arsenico (soprattutto la forma inorganica più tossica) non solo nelle acque, ma anche negli alimenti e nel terreno. Questi dati, associati ad una attenta indagine sulle abitudini alimentari e la qualità della vita, andranno correlati a specifici biomarcatori della salute umana e  dell’ambiente in modo da creare una vera e propria “carta di identità dell’arsenico” che permetta di valutare l’esposizione e il rischio individuale. Sarà così possibile seguire nel tempo l’evoluzione di ciascuna specifica situazione e rassicurare i cittadini circa la diminuzione del rischio in proporzione alla prevenzione applicata. In questo studio le professionalità dell’Università della Tuscia potranno avere un valido sostegno dagli esperti dell’ISS, dell’ARPA e dell’ENEA. E’ stato inoltre analizzato l’aspetto idrogeologico: occorre intercettare le falde non inquinate e miscelarle con quelle inquinate in modo tale da abbassare il livello di concentrazione di arsenico al di sotto dei valori limite previsti dalla normativa.

“L’Università della Tuscia – ha dichiazrato il professor Raffaele Saladino, uno degli organizzatori del convegno – ha competenze specifiche in tutti i settori interessati a questo progetto: biomedica, agroalimentare e idrogeologica, e ha già alcune importanti indicazioni per la soluzione dei problemi insieme agli esperti dell’ARPA e dell’ISS. Occorre arrivare comunque in tempi rapidi ad una vera e propria carta d’identità sanitaria dell’arsenico per avere un quadro completo della situazione e programmare in modo ottimale interventi di prevenzione del rischio. “Per ora – ha aggiunto Saladino – pensiamo di orientare lo studio su circa 600 volontari che si sottoporranno, opportunamente informati, agli esami clinici necessari per correlare la concentrazione di arsenico inorganico presente nei loro fluidi e materiali biologici (sangue, saliva, unghie e capelli) con biomarcatori del metabolismo e dell’apparato genetico. Un simile studio sarà condotto anche in riferimento ai biomarcatori vegetali e alla possibilità di applicare strategie biotecnologiche per la riduzione e il controllo dell’arsenico nel territorio. Tutti gli Enti intervenuti al convegno hanno mostrato grande entusiasmo e spirito di collaborazione ma è necessario attingere a risorse europee per assicurare un buon lavoro. Lo studio prevede una durata di almeno 3 anni durante i quali ci si augura che potrà sensibilmente migliorare la qualità delle nostre acque e dei nostri alimenti, e di conseguenza aumentare la sicurezza dei cittadini. Lo scopo del convegno, è stato sottolineato, è fornire a tutti una corretta informazione scientifica basata su dai scientifici reali, e avviare monitoraggi capillari per migliorare la qualità della vita. L’UNITUS ed il gruppo di ricercatori dedicati alla soluzione della presenza di arsenico nelle acque potabili, è stato detto, potrebbe diventare centro di riferimento e coordinamento per tutt’Italia.

   

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