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Arsenico nell’acqua, M5S Viterbo: il limite “di legge” non basta più. Bene la PdL, ora si faccia sul serio

VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo: “Per anni abbiamo fatto finta che bastasse stare “dentro il limite” e intanto, in territori come il nostro, si è imparato a convivere con un veleno lento come se fosse normale.
No: non è normale. E soprattutto non è accettabile.

La nota di ISDE Roma e Lazio (28 gennaio 2026) lo dice con chiarezza: l’OMS continua a raccomandare di scendere tra 0 e 5 µg/L, con l’obiettivo concreto di arrivare a zero o valori prossimi allo zero, perché gli effetti tossici e cancerogeni dell’arsenico possono verificarsi anche con esposizioni croniche entro l’attuale limite italiano.

È esattamente il punto che finalmente entra nel dibattito istituzionale con la PdL a prima firma dell’on. Sergio Costa e dell’on. Ilaria Fontana, che ringrazio pubblicamente in modo esplicito e convinto per il lavoro e il coraggio politico dimostrati: una battaglia di salute pubblica che il Movimento 5 Stelle porta avanti da sempre, perché per noi la tutela della salute dei cittadini viene prima di tutto e non si baratta con la comodità dei “limiti di legge”. Abbassare i limiti e smettere di raccontarci che “se è a norma allora è sicuro”.

La proposta fissa un percorso netto: 5 µg/L dal 1° gennaio 2028 e valore-obiettivo 1 µg/L dal 1° gennaio 2031. Non chiacchiere: date, soglie, responsabilità.

C’è inoltre un altro aspetto che condivido fino in fondo: non si può pretendere tutto e subito senza strumenti. Per questo la PdL prevede anche un Fondo da 10 milioni di euro l’anno per il triennio 2026–2028 per sostenere gli investimenti e l’innovazione tecnologica dei gestori idrici. Le soluzioni esistono già: lo dimostrano esperienze consolidate nel Nord Europa e in diversi Stati americani. Quindi la scusa del “non si può fare” regge sempre meno.

Ma il passaggio più importante, quello che spesso manca in Italia, è la tutela sanitaria vera: la proposta introduce un Registro nazionale dell’esposizione ad arsenico (ReNEA) e prevede biomonitoraggio gratuito almeno per bambini e donne in gravidanza nelle aree a rischio. Perché se per anni hai bevuto acqua contaminata, non puoi cavartela con un “abbiamo abbassato i valori”: devi anche sapere cosa è successo alle persone.

Infine, trasparenza: monitoraggi trimestrali e pubblicazione in formato aperto, con aggiornamento trimestrale, dei livelli rilevati e dello stato degli interventi. Questo è il minimo sindacale in una democrazia: dati accessibili, aggiornati, confrontabili. Basta numeri tenuti nei cassetti.

Io sostengo questa direzione e chiedo una cosa semplice: non “annacquiamo” la legge.
Niente rinvii, niente deroghe infinite, niente scaricabarile tra gestori, enti locali e Stato. L’acqua potabile non è un favore: è un diritto e, quando c’è di mezzo la salute pubblica, la soglia “accettabile” non può essere quella che fa comodo.”

Massimo Erbetti
Coordinatore Movimento 5 Stelle – Provincia di Viterbo

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