Arte e Tecnologia. Metaverso, ipotesi innovativa

di ANGELO RUSSO-

VITERBO- Siamo in continua crescita tecnologica. Il modo di pensare e le relazioni interpersonali vivono dei grandi cambiamenti: sono diminuite le sfumature e si tende alla semplificazione razionale come nella matematica binaria su cui si basa il computer. Viva la tecnologia! Sta cambiando il mondo. L’adeguamento al ritmo tecnologico sembra aver riattivato prepotentemente i concetti Darwiniani, mai del tutto sopiti, sulla selezione naturale della specie: chi non si adegua adattandosi all’ambiente soccombe. Anche nell’arte, terreno di tanti cambiamenti lungo il percorso della sua storia, non poteva mancare la tecnologia. Proprio in questi giorni dal 5 aprile al 23 luglio a Roma a Palazzo Cipolla è possibile visitare la mostra “Ipotesi Metaverso”.  La mostra è visitabile attraverso percorsi multisensoriali e multimediali – trasformano lo storico palazzo di via del Corso in un viaggio in cui lo spettatore alterna reale e virtuale, in una efficace combinazione di arte e di ‘mondi’. Un dialogo costante tra arte fisica e arte digitale è il filo condutture della mostra, un’innovativa e avanguardistica combinazione di opere che vanno dal barocco alla contemporaneità. Si mettono a confronto grandi artisti del passato con artisti del digitale.  Ideatore di questa mostra è il Prof. Avv. Emmanuele Emanuele Presidente della Fondazione Roma Terzo Pilastro che da 24 anni ha reso Palazzo Cipolla, a Roma in via del Corso, uno degli spazi espositivi più avanguardistici della Capitale.

Questo è il passaggio di una sua intervista riportata nel Web: “La tecnologia digitale, portando il futuro nel presente, sta cambiando il modo di vedere la realtà, intervenendo in modo incisivo nel nostro vivere quotidiano. Anche l’arte si è uniformata a questa coesistenza tra passato, presente e futuro.  La nuova mostra dal titolo Ipotesi Metaverso, permette di coniugare, attraverso il dialogo tra 32 artisti storici e contemporanei provenienti da tutto il mondo, la tradizione, che rimane un punto di riferimento imprescindibile, con il nuovo che avanza, con il mondo digitale, mediante l’apporto delle nuove tecnologie, le quali costituiscono una rivoluzione anche nella maniera di manifestare il sentimento che è da sempre alla base di ogni opera d’arte, in qualsiasi epoca”.

Su invito proprio del suo ideatore, Prof. Emmanuele Emanuele, il 4 Aprile scorso, ho avuto il piacere di essere presente alla inaugurazione di questo innovativo e affascinante evento. Con lo spirito di chi non disdegna di porre un occhio attento al nuovo che avanza nella consapevolezza che nell’arte moderna ci siano sempre stati punti di rottura col passato che hanno testimoniato i lori tempi e relativi periodi storici. Le avanguardie con il futurismo, il dadaismo e il surrealismo sono gli esempi più eclatanti. Basti pensare che senza questi movimenti non avremmo potuto apprezzare, solo per citare alcuni esempi, le opere di Marinetti, Carrà, Boccioni, Balla per il futurismo, Marcel Duchamp per il dadaismo o André Breton, Salvador Dalì, René Magritte, Juan Miró, Max Ernst per il surrealismo.

La mostra, tra l’altro, mi offre lo spunto per una considerazione: è difficile pensare oggi ad un qualsiasi lavoro senza l’ausilio dei mezzi informatici. Grazie alla modernità è possibile raggiungere traguardi impensabili fino a qualche decennio fa in tutti i settori.

D’altra parte, l’utilizzo smodato della tecnologia, soprattutto nel virtuale, potrebbe far vacillare, i rapporti relazionali “vis” a “vis”.

Un bel dilemma e una riflessione: la psicologia c’insegna che non esiste una felicità assoluta da conquistare, ognuno a suo modo deve costruirsi attraverso percorsi personalizzati “la formula” per essere soddisfatto della propria vita. L’era attuale, nonostante le oggettive difficoltà economiche per molti, è quella del consumismo sfrenato. L’Essere, descritto da Fromm, vacilla nei confronti dell’Avere. Lo slogan è: meglio tutto e subito.  In questo scenario, d’altra parte, come contrapposizione, si moltiplicano i seguaci delle religioni e delle filosofie orientali che mirano alla spiritualità e alla ricerca interiore, tutto molto bello ma, in alcuni casi, con la possibilità di abbandonare la realtà a discapito di una sete mistica dell’irraggiungibile.  Pur rispettando le scelte individuali, in linea di principio, l’essere umano tende più all’integrazione che all’isolamento. È importante che l’uomo guardi dentro sé stesso, ma il bisogno di solitudine deve mirare principalmente a ricavare le energie per capirsi meglio ed a relazionarsi in modo più attivo con gli altri. Le fughe dalla realtà, paradossalmente, quando non sono fine a sé stesse, e centellinata a piccole dosi, possono rappresentare il viatico per l’inserimento creativo nel mondo. È In questi spazi dell’anima che il più delle volte nasce l’opera d’arte.

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