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ATO Unico Regionale, Comitato Non ce la beviamo: “Una proposta di legge inutile e dannosa per i cittadini”

VITERBO – Riceviamo dal Comitato Non ce la beviamo e pubblichiamo: “Forza Italia ha presentato la proposta di legge regionale dell’A.T.O. Unico Regionale per la gestione del Servizio Idrico Integrato affermando che questo nuovo modello di gestione supererebbe la frammentazione dei 5 ATO provinciali creando un’unica regia regionale, con conseguente equità, abbattimento delle tariffe e un servizio più efficiente.
Sono queste le stesse ragioni che ci sono state raccontate quando crearono l’ATO UNICO PROVINCIALE, togliendo la gestione dell’acqua ai Comuni per darla in mano a Talete SpA: gli amministratori di allora ci dissero che sarebbe stata superata la frammentazione dei Comuni creando un’unica gestione su base provinciale e quindi un servizio più economico ed efficiente. Avete notato questo voi cittadini?
Tutti abbiamo assistito, invece, ad aumenti sproporzionati delle tariffe e un servizio più distante e
meno efficiente. Ma andiamo ad analizzare i motivi per cui quanto affermato dagli esponenti di Forza Italia non ci convince:- L’ATO UNICO REGIONALE: a nostro giudizio allontanerà ancor più il servizio dai territori e le decisioni saranno spostate su una non ben definita regia regionale (che non corrisponde alla Regione, ma si tratta di un altro organismo composto dagli Amministratori di tutte le Province del Lazio ) e quindi la capacità di incidere in base alle esigenze del territorio sarà ancora più fragile. Questo meccanismo lo abbiamo già vissuto quando la gestione dal Comune è passata all’ATO PROVINCIALE determinando incapacità decisive, dispersione di responsabilità e depotenziamento del servizio sul territorio.

– EQUITÀ TARIFFARIA E ABBATTIMENTO DELLE TARIFFE: con l’ATO UNICO REGIONALE si dovrebbe raggiungere nel tempo una tariffa unica regionale determinata dalla media ponderata delle tariffe esistenti oggi nelle varie province del Lazio.
Dobbiamo tener conto a questo proposito che, seppure Roma città detiene una tariffa più economica rispetto a Viterbo, la provincia di Frosinone invece detiene la tariffa più alta d’ Italia (oltre a tutte le gravi inefficienze del servizio gestito da ACEA Ato 5 ), pertanto, anche matematicamente parlando, siamo molto scettici sui risparmi, senza contare che gli investimenti e i costi continueranno a  ricadere sui cittadini.
Ma ciò che desta più preoccupazione è quello che non viene detto nell’articolo che illustra la proposta di legge , cioè che la costituzione dell’ATO UNICO REGIONALE è una operazione propedeutica alla privatizzazione dell’intero servizio idrico regionale, in quanto l’art 7 del decreto Sblocca Italia del 2014 (Governo Renzi )prevede l’imposizione del gestore unico per ogni ATO, che
sarà scelto tra chi gestisce il servizio per almeno il 25% della popolazione ricadente nello stesso ATO di riferimento. . E qui si scopre l’arcano :
Se viene creato, con questa proposta di legge, un ATO Unico Regionale , quale è il gestore che si avvicina di più alla gestione del 25% della popolazione del Lazio? ACEA .
Questo è il vero scopo della riforma: la privatizzazione del servizio idrico, ossia creare uno
strumento che permetta di riunire tutto il territorio regionale sotto un ATO UNICO REGIONALE per poi darlo in mano al gestore unico ACEA, bypassando quei territori resistenti come Rieti in cui molti
Comuni gestiscono ancora in autonomia il servizio idrico, e dando in mano il servizio ad una
multinazionale partecipata da altre multinazionali estere come Suez oltre a noti nomi di privati (ma
questo governo non era patriota?)
Quindi, oltre ai costi di gestione, si aggiungeranno e ricadranno sui cittadini anche i margini di profitto che i gestori privati ricaveranno dalla gestione del servizio. Altro che abbattimento delle tariffe!
È amaramente comico rilevare come da parte della politica “tutte le vie portano alla
privatizzazione” (ricordiamo anche la manovra locale della cessione del 40% delle quote di Talete all’investitore privato) nonostante i disastri e l’inefficienza che questa ha prodotto in molti ambiti,
in particolare nella gestione dei beni comuni e soprattutto , torniamo a ripetere, “calpestando la
volontà dei cittadini espressa con chiarezza nel Referendum del 2011”.

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