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Beato Domenico Barberi della madre di Dio “tessitore d’Europa” (VIDEO)

di MARIELLA ZADRO-

VITERBO- “Ditemi fratelli carissimi, qual è quel sacrificio che io possa offrire per voi: ed io con l’aiuto di Dio, spero di poterlo offrire”. Un pensiero di Domenico Barbieri (Meco della Palanzana) nacque a Viterbo il 22 giugno 1792, e come riporta Avvenire, a 22 anni entrò nei Passionisti, prendendo come nome da religioso Domenico della Madre di Dio.
Ordinato sacerdote, cominciò la sua opera di predicazione in Italia, ma soprattutto in Inghilterra, dove ricondusse alla fede cattolica moltissimi fedeli e ministri, tra i quali anche John Henry Newman.
Fu apprezzato dai Papi Leone XIII, che lo conobbe di persona quando era nunzio a Bruxelles, e Pio X, che ne ricordò la figura in una lettera del 1911. Fu uomo di vasta erudizione, come dimostrano molte sue opere filosofiche, teologiche e ascetiche.
Nel 1849 mentre è in viaggio, viene colto da improvvisi dolori alla testa ed al cuore. Muore così sulla breccia il 27 agosto 1849 a 57 anni a Reading, nei pressi di Londra; è sepolto a Sutton-Oak nel ritiro di Sant’Anna, presso Liverpool.
Fu il viterbese e compianto Vittorio Bonucci, prigioniero di guerra degli Inglesi, si trovò nel Santuario vicino Liverpool, che custodiva i suoi resti mortali. (circa 100 anni dalla sua morte)
Per Vittorio non era certo un buon periodo, ma le sue origini di “viterbese”, lo portarono a dialogare con gli abitanti sulle origini di Barberi e nacque una frequentazione con i devoti inglesi.
L’occasione per approfondire la conoscenza di Barberi venne quando il Papa San Paolo VI durante il Concilio Ecumenico, a seguito di un approfondito processo canonico, proclamò Domenico Beato, come Apostolo dell’Ecumenismo.
Il desiderio di far conoscere la figura del concittadino, portò il Bonucci ad organizzare l’Associazione “Amici del Beato Domenico della Madre di Dio” nel 1982 che tutt’ora è attiva , in particolare da quattro anni organizza un Incontro Ecumenico per parlare del Beato Domenico, tessitore paziente e determinato di un’Europa
fedele alle sue radici per riabbracciare i “fratelli separati”.
Infatti Mario Mancini e Sandro Mose Toso, presidente dell’attuale Associazione hanno organizzato venerdì 19 giugno presso il Convento di Sant’Angelo ritiro di Monte Fogliano a Cura di Vetralla l’Incontro Ecumenico “Beato Domenico Barberi tessitore d’Europa” le radici cristiane per Il futuro di solidarietà dialogo e pace.
Presenti il vescovo di Viterbo, Mons Orazio Francesco Piazza, il più alto esponente della Congregazione Passionista di Inghilterra (J. P. Spencer), un religioso di San Filippo Neri Luciano Bella a dare testimonianza del Dottore della Chiesa San J. H. Newman suo più illustre penitente, il Sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani , padre Giovanni Nechita della parrocchia Ortodossa Rumena di Vetralla, Stefan Vasile Bobita della parrocchia Ortodossa Rumena di Viterbo e il Maresciallo Ordinario Angela Vita, comando stazione Carabinieri di Vetralla.
Hanno inviato messaggi di congratulazioni; Madre Gabriella Masturzo delle suore trappiste di Vitorchiano Postulatrici della Beata Gabriella Sagheddu e la vice presidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna.
Ha moderato l’incontro Maurizio Di Schino di TV2000, presidente dell’Unione Cattolica della STAMPA Italiana del Lazio.
Le singole relazioni hanno evidenziato che a distanza di 180 anni Beato Domenico Barberi ci trasmette un messaggio: l’Ecumenismo deve superare le dispute teologiche per unire tutti i Cristiani nelle Opere di Misericordia.
Una figura quella di Barberi da approfondire, apprezzarne gli insegnamenti per portare a compimento la strada maestra da lui tracciata.
Il Beato Domenico merita di essere conosciuto meglio. Il cammino è iniziato da pochi anni e già si vedono i frutti in arrivo e che arriveranno.
A conclusione, don Gianni Carparelli, assistente spirituale dell’Associazione, vuole condividere una riflessione meditata su come “Vivere” l’Ecumenismo e non solo “Ricordarlo”:
“Mi affido al decreto “Unitatis Redintegratio” (Vaticano II, del 21 novembre 1964) che è guida anche se non lo abbiamo citato. Il Beato Domenico della Madre di Dio fu dichiarato beato da Paolo VI proprio durante la discussione conciliare su questo decreto.
Il capitolo II ci introduce al significato dell’Esercizio dell’Ecumenismo. Mi sembra essenziale tornare alle radici per evitare che i nostri incontri siano solo incontri e non cammini del cammino come auspicato ai nn. 5 e 6 del capitolo II. Papa Francesco ricordava un principio, dei quattro che enunciava, nella sua Evangelii Gaudium (24 novembre 2013): “…. Il tempo è superiore allo spazio” (n. 222), cioè non basta fare incontri e discussioni se poi non si continua a lavorare nella realtà pratica per fare in modo che desideri e speranze siano vissute nella vita di ogni giorno e facciano storia. Il decreto a cui faccio riferimento ci ricorda che prima cosa dobbiamo convertire il cuore (II, 7) ed è un invito a tutta la Chiesa di cambiare stile di vita (II, 6) e non solo incontrarci attorno a un tavolo di conferenze. Dobbiamo metterci nelle scarpe della gente non solo discutere tra “esperti”

Seguono poi, nel suddetto decreto, alcuni inviti che vanno capiti bene se non meglio:
1. Unione nella preghiera
2. Reciproca conoscenza
3. Formazione ecumenica e modi di esprimersi nell’esporre la dottrina della fede
4. La cooperazione con i fratelli separati per il bene comune e il disagio

Mi spiego:
1. Unione nella preghiera non vuol dire incontrarsi in Chiesa per recitare insieme alcune orazioni della devozione. Vuol dire immergersi nel mistero di Dio con una vita che si rinnova secondo l’esempio di Gesù. L<a vera preghiera è una vita che si rinnova per diventare dono gradito a Dio.
2. Il conoscersi reciprocamente richiede l’umiltà di accettare che la verità è poliedrica e non appartiene a nessuno interamente. Ci sono frammenti di verità ovunque. Il conoscersi vuol dire vedere e rispettare questi frammenti ovunque essi possano essere… ovunque.
3. Per cui dobbiamo studiare e informarci per capire, non per controbattere la verità presente e vissuta nella liturgia dei fratelli e sorelle che sono separati, ma sempre alla ricerca della verità nascosa in Gesù. Non deve essere uno “dibattito” apologetico, ma un “incontro” di rispetto nella ricerca della verità guidati dallo Spirito Santo.

4. Nella pratica come possiamo smussare gli angoli spigolosi accumulatisi nei secoli? Lo si può fare collaborando insieme in attività di servizio a chi non ha tempo di dibattere questioni teologiche perché fa fatica a vivere. L’amicizia che nasce dal collaborare al bene comune, apre l’animo a capire meglio che l’unità nasce dal Signore presente nella sofferenza e nel disagio, non sempre dalle discussioni teologiche che vanno avanti da secoli. Molti di noi hanno esperienza in questo.

Un esempio dalla vita dei Santi:
San Francesco nel 1219 andò a trovare il sultano Malin Al-Kamil, a Dametta, durante la quinta crociata), non per convertire, ma per incontrare e guardarsi in faccia. Non è riuscito a fermare i disastri, ma ha lasciato un segno di rispetto del quale ancora facciamo memoria.
Invito tutti noi, e con l’Associazione Beato Domenico Barberi della Madre di Dio cerchiamo di farlo, a essere presenti dove il mondo soffre, non importa la bandiera che vediamo sulle mura. Facciamo qualcosa insieme per dare una mano. Il cuore si scioglie e irrora i cammini della Chiesa nella sua ricerca di ricostruire l’unità.
Credo sia anche questo il compito degli organismi diocesani per l’Ecumenismo. Non solo organizzare un incontro a fine gennaio, ma favorire incontri di vita dove vediamo la necessità di aiutare a vivere”.