di REDAZIONE-
Brigitte Bardot, simbolo indiscusso del cinema europeo e mito nazionale francese, si è spenta a 91 anni. Figura capace come poche di mettere d’accordo un Paese spesso diviso, Bardot – per tutti semplicemente B.B. – lascia un’eredità che attraversa arte, costume e impegno civile.
La diva era stata ricoverata nell’ottobre scorso alla clinica Saint-Jean di Tolone, vicino alla sua storica villa “La Mandrague” a Saint-Tropez. In quell’occasione una falsa notizia sulla sua morte l’aveva costretta a intervenire pubblicamente: «Sto bene, non ho alcuna intenzione di congedarmi», aveva dichiarato con il tono graffiante che non l’ha mai abbandonata.
L’attrice si era ritirata dalle scene nel 1974, dopo oltre vent’anni di carriera esplosiva. Per lei, diceva, la fama non era mai stata un alleato: il cinema, i paparazzi e il culto dell’immagine l’avevano soffocata più che esaltata. Eppure, le sue interpretazioni sono rimaste nella storia: da E Dio… creò la donna (1956), diretto dal suo pigmalione Roger Vadim, all’intenso Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard, che la consacrò come volto della modernità francese.
Il presidente Emmanuel Macron ha ricordato così la star: «I suoi film, la sua voce, la sua gloria splendida, le sue iniziali, la sua passione per gli animali: Brigitte Bardot incarnava una vita di libertà. La Francia piange una leggenda del secolo».
Nata a Parigi nel 1934 in una famiglia borghese, Bardot crebbe tra educazione rigida e rigore cattolico. La danza classica fu la sua prima via di fuga, la fotografia la seconda: la direttrice di Elle, amica di famiglia, le aprì la strada alle prime copertine, dove il suo sguardo inconfondibile – segnato dall’ambliopia infantile – conquistò generazioni.
Il debutto cinematografico arrivò presto e, con esso, la rivoluzione: Bardot divenne l’alternativa europea a Marilyn Monroe, ma con un magnetismo più selvaggio, più libero, e più vicino allo spirito ribelle del dopoguerra.
Le sue relazioni sentimentali, spesso molto esposte, contribuirono a nutrire il mito: Roger Vadim, Jean-Louis Trintignant, Jacques Charrier, Gunther Sachs, Serge Gainsbourg. Una vita sentimentale intensa e spesso tormentata, che non le risparmiò sofferenze profonde, incluso due tentativi di suicidio.Alla fine degli anni ’70 Bardot scelse un’altra vita: il silenzio, la natura, la difesa degli animali. Nel 1986 fondò la Fondation Brigitte Bardot, che ancora oggi si batte in tutto il mondo contro maltrattamenti e sfruttamento. Fu un impegno totale, viscerale, che la spinse ad abbandonare definitivamente il glamour.
Nel 1992 sposò Bernard d’Ormale, figura legata alla destra francese, ma Bardot rivendicò sempre un’identità politica autonoma, spesso controversa e discussa: «Sono di destra, sì, ma non sono del Fronte Nazionale», dichiarava, ricordando la sua refrattarietà a ogni etichetta.
Negli anni del suo massimo splendore Brigitte Bardot non fu solo un’attrice: fu un fenomeno culturale. Marianne, il volto simbolico della Repubblica Francese, ebbe per anni le sue sembianze; milioni di giovani imitarono il suo stile, dal taglio di capelli all’aria selvaggia e malinconica.
Eppure, dietro all’immagine della donna libera e irraggiungibile, c’era una sensibilità fragile, spesso ferita, che proprio nell’impegno per gli animali ritrovò pace e scopo.
Con la sua morte, la Francia perde una delle ultime vere leggende del Novecento. Ma il mito di B.B. – libero, luminoso, indomabile – continuerà a vivere ben oltre lo schermo.







