Bruciatura materiali vegetali: approvata nuova norma che disciplina tempi e modi

Dopo il CdM del 15 c.m.,a seguito dell’approvazione del disegno di legge collegato alla legge di stabilità ” disposizioni in materia ambientale per promuoverevigili-intervento misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali,che contiene all’art.30 le disposizioni in materia di combustione controllata di materiali vegetali di origine

agricola “, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo ha dichiarato :” Con la disposizione approvata, non solo si introduce una semplificazione necessaria, ma soprattutto si inserisce una norma che reintroduce una pratica agricola tradizionale per le nostre campagne. Tutto questo nel rispetto dell’ambiente,ma anche nell’ottica di contrastare l’abbandono delle terre e prevenire gli incendi boschivi,piaghe contro la quale bisogna intervenire con tutti i mezzi a nostra disposizione.Questa norma è stata pensata grazie al contributo del Corpo Forestale dello Stato,che con il suo lavoro e la sua sensibilità ha ben chiaro l’impatto delle scelte legislative nelle zone rurali”. La disposizione prevede,fatte salve le norme sulle condizionalità previste nell’ambito della Pac che i Comuni,tenuto conto delle specifiche pecularietà del territorio,con propria ordinanza, individuano le aree,i periodi e gli orari in cui è consentita la combustione controllata sul sito di produzione del materiale vegetale di origine agricola, suddiviso in piccoli cumuli ed in quantità giornaliere non superiore a 3 metri stero per ettaro,mediante processi o metodi che in ogni caso non danneggino l’ambiente nè mettano in pericolo la salute umana.La bruciatura di residui vegetali agricoli e forestale è sempre vietata nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi dichiarati dalle Regioni. I Comuni e le Amministrazioni competenti hanno la facoltà di sospendere,differire o vietare la bruciatura dei predetti residui all’aperto in tutti i casi in cui sussistono condizioni meteo climatiche o ambientali sfavorevoli,ovvero in tutti i casi in cui da tale attività posssano derivare rischi per la pubblica e privata incolumità e per la salute umana.

   

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