Carrozzeria Fiorillo


Calci ad un pallone

di FRANCESCO MATTIOLI-

La disaffezione politica, manifestatasi ormai da qualche tempo con la sempre più evidente diminuzione dei votanti alle tornate elettorali, ha varie e serie motivazioni indagate da studiosi della politica, sociologi, antropologici e psicologi. Ma non trascurerei alcuni aspetti apparentemente banali, che tuttavia in un contesto locale possono anche esercitare una influenza non secondaria. La politica dovrebbe essere una cosa seria, impegnata sui problemi concreti, né superficiale, né rituale, né tanto opportunista nelle strategie della comunicazione e del potere dall’apparire insulsa.

Comunque…

A Viterbo succede che sorga un serrato dibattito se sia lecito giocare a palla in piazza o no nell’ambito del Regolamento di Polizia urbana. Un dibattito in cui l’opposizione si impegna duramente e che è riportato anche da tanta stampa locale, creando persino slogan del tipo: “possiamo impedire di giocare a palla tra le vie e le piazze della città a chi potrebbe essere un futuro campione del mondo di football?” Qui, il riferimento al nostro Bonucci è inevitabile, anche se dubito che tirasse i primi calci a Pianoscarano tra Piazza Fontana di Piano e via dei Giardini…

Ho dei bei ricordi dei miei primi calci alla palla per le strade cittadine. All’inizio accadeva all’uscita dalle Elementari delle Monachelle; arrivati a via di Porta Murata c’era uno slargo in leggera discesa dove tiravamo qualche calcio; a cosa? No, nessuna palla; o meglio la palla c’era, ma era un cartoccio arrotolato e legato con lo spago e la porta era quella di una saracinesca eternamente chiusa. Non durò. La signora dirimpetto ci cacciò dicendo che all’ora di pranzo non si potevano sentire tutti quegli strilli e quei botti sulla saracinesca. Il salto di qualità avvenne in quarta elementare, quando il “campo” divenne il cortile posteriore del palazzo dirimpetto alla Chiesa dell’Ellera, dove però ci si radunava di pomeriggio, con una palla vera. Due le controindicazioni: la palla, calciata verso la porta (segnalata da due grossi sassi), rischiava di proseguire sulla sottostante via del Paradiso, fino all’incrocio con viale Trieste; e, soprattutto, le proteste dei residenti, sia per le nostre grida all’ora della pennichella, sia per il rischio di centrare alcun automobili parcheggiate in fondo al cortile, un paio di seicento e di millecento. Terza possibilità, un campetto ricavato tra gli oliveti, all’estremo nord del quartiere Ellera, dove oggi c’è il plesso scolastico. Lì c’erano persino dei pali storti a segnalare le porte; ma anche in quel caso fu solo un’esperienza di pochi momenti, poi arrivarono i costruttori di case, per creare via Friuli. Era la fine degli anni ’50, ben oltre mezzo secolo fa. Durò ancora, certo: Massimo Ranieri lo ricorda con nostalgia in una sua canzone del 1972…

Dunque, capite l’importanza, nel 2026, di fornire ai nostri ragazzini piazze e vie per giocare a pallone? A che servono la dozzina di campi e campetti attrezzati, perfino con il fondo in erbetta sintetica, distribuiti tra quartieri, parrocchie e centri sportivi della Città? Volete mettere quanto vale di più, per la coesione sociale, vedere i ragazzini tirare calci ad una palla, tra il traffico, il passeggio, magari i turisti e le vetrine dei negozi? Oddio, almeno nel centro storico, ormai quasi disabitato e silente, potrebbero risultare persino pittoreschi, nella loro imprevista e vociante presenza; già vedo frotte di turisti a fotografare quelle scene da improbabile neorealismo d’annata…

Il fatto è che ormai neppure in spiaggia è tollerato giocare a pallone; e poi, diciamocelo, i ragazzini che oggi vogliono dare calci ad un pallone si comprano la maglietta del campione preferito, indossano i colori della società di appartenenza, gli scarpini adatti e frequentano le scuole calcio con tanto di coach a bordo campo.

Insomma, non credo che i consiglieri che hanno votato contro quell’articolo sul Regolamento di Polizia Urbana che si occupa di calci al pallone ci abbiano fatto un figurone; un’altra gocciolina che si aggiunge al mare dei mille motivi di disaffezione per la politica…

 

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