Carcere di Mammagialla, Primi (Uspp) denuncia una situazione di degrado e di rischio sanitario

di WANDA CHERUBINI-

VITERBO- Situazione sempre più difficile quella che stanno vivendo gli agenti di polizia penitenziaria al carcere viterbese di Mammagialla. L’ultima segnalazione arriva da Danilo Primi, sindacalista Uspp, che denuncia una situazione particolare che si sta protraendo da circa quattro mesi dentro la casa circondariale. “Abbiamo un giovane detenuto africano, arrestato circa 4 mesi fa a Rieti perchè aveva dato in escandescenza. Al carcere di Rieti è riuscito a mandare in ospedale sei colleghi ed è stato così trasferito da noi, a Viterbo, nel reparto di Isolamento e trattamento. E’ un detenuto  psichiatrico, parla poco l’italiano, non si lava mai e fa i suoi bisogni a terra, nella cella o raccoglie le sue feci dentro una bottiglietta di plastica per poi scecherarle e tirarle alle persone. I colleghi devono lavorare in simili condizioni, mettendosi la mascherina per l’odore nauseabondo di quella cella e costringendolo a forza a lavarsi. Questo detenuto dovrebbe essere seguito giornalmente da un servizio psichiatrico, invece, non è così. Purtroppo – incalza Primi –  siamo il ricettacolo di tutti i detenuti che hanno problemi. A lavorare in queste condizioni non ce la facciamo più. Del resto non abbiamo più un direttore, che è in attesa di destinazione, il vice si vede solo due volte a settimana. Abbiamo il direttore in missione. Purtroppo – prosegue Primi – è grazie a chi ha chiuso gli Opg che ci ritroviamo a trattare con certi detenuti in simili condizioni, sentendoci del tutto abbandonati. Tutto ciò significa non avere attenzione verso il personale. Serpeggia uno stato di malessere tra gli agenti del carcere viterbese. Del resto, lavorando a contatto con certi detenuti, come questo, gli stessi colleghi vanno incontro anche a rischi sanitari”.

A rendere il quadro ancora più inquietante, un’ultima annotazione di Primi: “Questo detenuto, tra l’altro, attira con molliche di pane i piccioni per poi mangiarseli vivi! E nessuno fa niente per aiutarci. Così non possiamo più lavorare”.

Print Friendly, PDF & Email