di REDAZIONE-
VITERBO- La sanità territoriale nella provincia di Viterbo sta vivendo una fase di forte difficoltà, segnata dalla carenza di medici di famiglia e da un sistema sempre più sotto pressione. Le criticità sono emerse anche nel recente confronto tra i sindaci del territorio e la Asl, mentre i dati più aggiornati confermano uno scenario preoccupante non solo a livello locale, ma in tutta Italia.
Secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale. Nel Lazio la carenza è stimata in 358 professionisti, ma è nella Tuscia che il problema assume dimensioni più gravi.
In provincia di Viterbo, infatti, l’organico ideale dovrebbe contare tra 240 e 245 medici di base, mentre attualmente quelli in servizio sono circa 180. Ne mancano quindi una sessantina, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza. Molti medici sono costretti a seguire fino a 1.800 pazienti, ben oltre la media nazionale di circa 1.383 assistiti per ogni professionista, grazie a deroghe che sono diventate indispensabili per evitare che intere comunità restino senza medico.
In diversi comuni della provincia trovare un medico di famiglia è diventato sempre più complicato.
A Orte e Bassano in Teverina le liste risultano completamente sature, mentre situazioni simili si registrano anche a Montefiascone, Civita Castellana e Fabrica di Roma, dove i medici devono assistere anche i cittadini dei paesi vicini rimasti scoperti.
Anche nel capoluogo Viterbo molti studi hanno da tempo i listini chiusi, rendendo difficile per i nuovi residenti ottenere l’assegnazione di un medico.
Le difficoltà sono ancora maggiori nei centri più piccoli. In località come Vignanello, Bagnoregio, Lubriano, Grotte di Castro, Gradoli e Carbognano mancano titolari stabili, perché i bandi pubblicati dalla Regione Lazio per coprire le sedi vacanti vanno spesso deserti.
In questi casi l’assistenza viene garantita da medici provvisori o da neolaureati, che però cambiano frequentemente, impedendo la continuità del rapporto tra medico e paziente.
In diversi borghi della Tuscia il servizio è garantito da medici che operano su più comuni, dividendo la settimana tra sedi diverse. È il caso, tra gli altri, di Latera, Arlena di Castro, Ischia di Castro, Farnese e Tessennano.
Questo sistema comporta ambulatori aperti solo in determinati giorni e orari, costringendo spesso i cittadini, soprattutto anziani, a spostarsi in altri paesi per ricevere assistenza.
In alcune zone la continuità del servizio è possibile solo grazie alla disponibilità di medici oltre i 70 anni che, sfruttando le norme straordinarie introdotte negli ultimi anni, restano in attività anche dopo l’età pensionabile.
Situazioni simili si registrano in comuni come Canino, Montalto di Castro e Sipicciano.
Il problema però rischia di aggravarsi nel breve periodo: secondo le stime regionali, nel Lazio circa 925 medici di base andranno in pensione entro il 2028, mentre il numero di nuovi professionisti non è sufficiente a coprire le uscite.
I dati mostrano che nel Lazio oltre due terzi dei medici di medicina generale hanno più di 27 anni di servizio. Senza interventi per rendere la professione più attrattiva, soprattutto nelle aree periferiche come la Tuscia, il rischio è quello di un progressivo indebolimento della sanità territoriale.
Sindaci e operatori sanitari lanciano l’allarme: senza nuove assunzioni e senza incentivi per lavorare nei piccoli centri, il medico di famiglia potrebbe diventare sempre più difficile da trovare, trasformandosi da servizio essenziale a risorsa rara per molti cittadini.






