Caritas, convegno sulla Giustizia Riparativa a Roma

di WANDA CHERUBINI-

ROMA- Venerdì 7 e sabato 8 giugno si è tenuto a Roma, presso la Casa Bonus Pastor di Roma, il Convegno sulla Giustizia Riparativa, organizzato da Caritas Italiana in collaborazione con l’Università degli Studi di Sassari. Capofila del progetto  il carcere Tempio Pausania. Il progetto ha visto 23 operatori di 8 Caritas diocesane, impegnate in un percorso di 87 ore di formazione suddivise in 5 appuntamenti residenziali, ai quali si sono aggiunti 10 appuntamenti online di confronto e di crescita, oltre appuntamenti per confrontarsi su eventi quali la settimana internazionale della giustizia riparativa e la conferenza internazionale dell’European Forum for Restorative Justice a Tallin. Il progetto è stato accompagnato in tutte le sue fasi da un costante monitoraggio  e da un’azione di valutazione dei percorsi attivati e dei risultati conseguiti.

L’incontro di Roma, con la partecipazione di un centinaio di persone,  si è concentrato sulla presentazione dei risultati del Progetto Sperimentale Nazionale di Giustizia Riparativa, che ha visto la sua presenza nelle scuole (46 istituti scolastici ed incontrando 2775 studenti e 413 insegnati nel corso di 257 incontri di formazione e sensibilizzazione), nelle carceri (7 gli istituti carcerari coinvolti per un totale di 121 incontri che hanno coinvolto 257 persone, tra cui 159 detenute) e  in diversi territori diocesani, coinvolgendo più di 3 mila persone nel corso di 154 incontri e di 446 ore di attività con la partecipazione, in alcuni casi, anche di professionalità  specifiche come avvocati, operatori dell’amministrazione penitenziaria, volontari. Presenti all’incontro romano  il responsabile Ufficio Legale per l’Immigrazione della Caritas diocesana di Viterbo, il dott. Pierpaolo Manca, insieme alla collega, la dottoressa Ombretta Bocci,  referente per quello che riguarda osservatorio, dormitorio, lavori pubblica utilità, rapporti con le istituzioni. La Caritas di Viterbo ha realizzato dei gruppi di lavoro al riguardo. 

Pierpaolo Manca e Ombretta Bocci

La mattina di venerdì è stata dedicata alla presentazione dei risultati del progetto coordinato da Caritas Italiana con il supporto del Team delle pratiche di Giustizia Riparativa dell’Università di Sassari. Questo progetto ha esplorato i valori, i principi e l’applicabilità della Giustizia Riparativa (RJ – Restorative Justice), evidenziando il suo legame con l’identità e i valori di Caritas. Durante il convegno, le Caritas diocesane hanno condiviso esperienze e attività svolte nei loro territori.  Il dott. Pierpaolo Manca ha apportato il suo contributo, parlando della pastorale carceraria, quindi, di chi è il  detenuto, cosa si aspetta, il sostegno che può essere a lui dato. 

Il programma di sabato 8 giugno  è iniziato alle 9.30 con quattro sessioni parallele che hanno proseguito i lavori del giorno precedente, focalizzandosi sulla connessione tra giustizia riparativa e Caritas come strumento di animazione della comunità.

Alle 11.30 si è svolta una sessione plenaria intitolata “Le città, le comunità, i territori, i quartieri… riparativi”, durante la quale esperti del settore, tra cui Gian Luigi Lepri, Lucrezia Perrella e Micaela Furiosi, hanno discusso della realtà esistente e replicabile della giustizia riparativa nelle comunità.

Il convegno si è concluso alle 12.30 con una sessione finale dedicata alle conclusioni e alle prospettive future per l’applicazione della giustizia riparativa in Italia.

Soddisfazione è stata espressa da Pierpaolo Manca, che ha trovato l’incontro molto professionale e profondo.  Ma cosa è la giustizia riparativa? “Purtroppo l’80 % delle persone non lo sa- risponde Manca – La giustizia riparativa è un incontro tra la vittima e l’autore del reato. Si cerca di far esporre alla vittima, se ne ha voglia, quello che ha sentito subendo il reato e trasmettere tutto ciò a chi ha commesso questo reato. La cosa più importante, in questo confronto, è sentirsi liberati di quanto subito. E’ un paradigma innovativo, che rivoluziona il concetto tradizionale di giustizia, comprendendo oltre al reo, la vittima  e la comunità, ponendo al centro la persona, la sua identità, i suoi bisogni, le sue ferite e sofferenze. E’ un paradigma che mira ad aumentare la consapevolezza  e l’assunzione di responsabilità, promuovendo l’incontro  e l’ascolto, non giudicante, delle parti, volto a ricucire le ferite, riparare i legami e ripartire con dignità. E’ un modello di risoluzione e prevenzione dei conflitti, che presuppone la volontarietà di partecipazione e il rispetto di valori quali la verità, per ridare  potere a ognuno nella riparazione delle relazioni”.

Le Caritas hanno anche realizzato un decalogo molto particolare, “10 Modi per vivere la giustizia riparativa”. 

 

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