Carne coltivata, Oipa: “La sua produzione abbatte le emissioni fino al 96%”

ROMA – Demagogico quanto dichiarato ieri dalla Presidente del Consiglio alla Cop 28 in corso a Dubai. Secondo Giorgia Meloni, se commercializzata, la carne coltivata determinerebbe uno squilibrio sociale dove “i ricchi possono mangiare alimenti naturali e ai poveri vanno quelli sintetici”. Come notare fa l’Oipa, il via libera a tale produzione determinerebbe un rapido abbassamento dei costi, per via del meccanismo concorrenziale, e sarebbe utile al pianeta. Secondo un’analisi condotta da scienziati dell’Università di Oxford e dell’Università di Amsterdam, la produzione di carne coltivata genererebbe emissioni di gas serra inferiori fino al 96% rispetto alla carne prodotta convenzionalmente, un consumo del suolo inferiore del 99%, e stima che richiederebbe dal 7 al 45% di energia in meno rispetto allo stesso volume di carne di maiale, pecora o manzo.Così l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa).

Il disegno di legge sulla carne coltivata promulgato dal Presidente della Repubblica è divisivo, ideologico e fuori dal tempo. Nonostante il divieto che vuole introdurre il Governo, altrove la ricerca cruelty-free va avanti. La carne coltivata derivante da cellule offrirebbe una soluzione a diversi problemi correlati alla produzione della carne: sarebbe un prodotto che non lede il benessere animale, la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale, tanto più in un contesto di crisi climatica.

Ora la parola passa alla Commissione Europea: il Governo ha trasmesso il ddl accompagnandolo con una lettera con cui si è data notizia dell’avvenuta notifica del provvedimento alla Commissione europea “con l’impegno a conformarsi a eventuali osservazioni che dovessero essere formulate dalla Commissione nell’ambito della procedura di notifica”, come si legge nella nota del Quirinale.

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