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Caso Beccaria. Il Garante: “L’uso sistematico della violenza, questo è preoccupante”

“L’uso sistematico della violenza: questo è preoccupante, il fatto che fosse un regime”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive delle libertà personale, Stefano Anastasìa, a proposito del caso Beccaria durante la trasmissione “Periferie- il sabato di RaiNews24” del 27 aprile. Un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 agenti della Polizia penitenziaria, 12 dei quali in servizio presso l’istituto penale minorile “Cesare Beccaria” di Milano, nonché la misura della sospensione dall’esercizio di pubblici uffici nei confronti di ulteriori otto, anch’essi tutti in servizio all’epoca dei fatti, sono state eseguite lo scorso 22 aprile. I reati a vario titolo contestati dalla Procura sono maltrattamenti, concorso in tortura, e una tentata violenza sessuale nei confronti di un detenuto.

“L’idea che all’interno di una istituzione dello Stato che ha un delicato compito che è quello come sappiamo rieducativo viceversa ci possa essere un uso sistematico della violenza è veramente inquietante”, ha detto Anastasìa nel corso del programma. “Credo che di questo si debba discutere. Ovviamente, i magistrati inquirenti accerteranno le responsabilità individuali, questo non spetta a noi, però è necessario capire per prevenire situazioni di questo genere che non devono succedere. Uno dei temi è quello del sovraffollamento delle carceri: in Italia abbiamo 14.000 detenuti in più a livello nazionale, più del 20% rispetto alla capienza effettivamente disponibile.”

In merito alle carriere criminali in crescita, secondo Anastasìa, “la prevenzione si fa certamente con la presenza sul territorio di forze di polizia, ma si fa innanzitutto nelle azioni di recupero e di integrazione sociale nelle periferie, perché, se non si lavora lì, il risultato è che le azioni devianti ci siano, la funzione dell’istituto penale per minori, soprattutto per i più svantaggiati, diventi una necessità e la funzione dell’istituto finisce per essere soltanto di contenimento e non rieducativa”.

Il carcere dovrebbe dunque rieducare, ma sembra che qualcosa si sia inceppato in questo meccanismo che dovrebbe essere virtuoso, secondo uno dei principi fondativi, quello della rieducazione sancito dalla nostra Costituzione. “Si è inceppato un sistema di giustizia minorile che però ci ha fatto onore in Europa – ha proseguito Anastasìa a tale proposito- Abbiamo un sistema di giustizia penale minorile che, al di là di questi ultimi episodi, è stato un esempio in molti paesi, perché riduceva il ricorso al carcere. Tuttavia, oggi abbiamo molti ragazzi che entrano dentro il sistema di giustizia minorile e che non hanno alcun tipo di risorsa esterna: sono completamente soli. Per esempio, può aver causato l’incremento degli ingressi in carcere anche l’aumento delle presenze degli stranieri non accompagnati che non hanno più rete di protezione e integrazione sociale esterna”.

“Il caso Beccaria – ha concluso il Garante del Lazio – evidenzia anche che bisogna dare più opportunità di formazione a chi opera dentro queste strutture. In particolare, il personale di polizia deve essere più consapevole di essere parte di una istituzione che è integralmente orientata alla finalità rieducativa dei ragazzi e delle ragazze che vi sono ospitate”.

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