Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con profonda preoccupazione e senso di responsabilità civile in merito alla violenza sessuale perpetrata il 3 gennaio scorso ai danni di una giovane donna con disabilità presso la stazione ferroviaria e a bordo di un treno regionale diretto a Castelfranco Emilia.
Non siamo di fronte a un episodio isolato né a una mera “devianza individuale”. Questo atto configura una violazione grave e plurima dei diritti fondamentali: del diritto all’integrità personale, alla libertà, alla sicurezza, alla pari dignità sociale. Quando la violenza colpisce una persona con disabilità, essa assume un carattere ulteriormente aggravato perché sfrutta una condizione di vulnerabilità strutturale che la società avrebbe il dovere primario di proteggere, non di esporre.
Che l’aggressione sia avvenuta in un luogo pubblico, su un mezzo di trasporto collettivo, sotto gli occhi di una comunità in movimento, rende il fatto ancora più emblematico. Gli spazi della vita quotidiana dovrebbero essere presìdi di civiltà e inclusione; diventano invece, troppo spesso, scenari di sopraffazione. Il tempestivo intervento dei passeggeri, del personale ferroviario e delle forze dell’ordine ha evitato conseguenze ulteriori e merita riconoscimento, così come le dichiarazioni di solidarietà del sindaco Giovanni Gargano. Ma la reazione virtuosa di alcuni non può essere l’alibi per l’inerzia collettiva.
Il punto dirimente è un altro: continuiamo a considerare la violenza come un’emergenza da gestire, anziché come un fenomeno da prevenire. Continuiamo a intervenire sul piano repressivo senza incidere sulle cause culturali che rendono possibile l’oggettivazione del corpo femminile, la negazione del consenso, la percezione della disabilità come debolezza disponibile. Questa è una responsabilità sistemica.
In quanto docenti dei Diritti Umani, ribadiamo che la prevenzione autentica passa dall’educazione. Non un’educazione episodica o affidata alla buona volontà dei singoli, ma una formazione strutturale, continua e obbligatoria al rispetto della persona, alla cultura del limite, al riconoscimento dell’altro come soggetto di diritti inviolabili. La scuola non può essere chiamata solo a “commentare” i fatti di cronaca: deve essere messa nelle condizioni di disinnescarli prima che accadano.
Chiediamo alle istituzioni di assumere con decisione l’educazione ai Diritti Umani come asse portante delle politiche pubbliche, di investire nella formazione docente, di riconoscere la centralità dei temi della disabilità, del consenso e della dignità nei percorsi educativi di ogni ordine e grado. Senza questo salto culturale, la tutela dei più fragili resterà una formula retorica.
Alla vittima va la nostra vicinanza piena, rispettosa e non strumentale. A lei, e a tutte le persone che vivono quotidianamente una condizione di esposizione e rischio, dobbiamo non solo solidarietà, ma un impegno concreto a trasformare l’indignazione in responsabilità educativa e politica. I Diritti Umani non sono un ornamento del discorso pubblico: sono il metro con cui si misura la tenuta morale di una democrazia.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Castelfranco Emilia, aggredita una giovane con disabilità su treno regionale: serve prevenzione culturale

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