Centenario della nascita di Pasolini, artista innamorato della Tuscia

di SIMONE CHIANI –

Oggi, 5 marzo 2022, ricorre il centenario della nascita dell’artista poliedrico Pier Paolo Pasolini, nato appunto nel 1922 da Susanna e Carlo Alberto; sebbene la patria biologica sia Bologna, i continui trasferimenti che hanno accompagnato Pasolini fin dalla giovanissima età hanno contribuito a rendere difficoltosa l’individuazione di una vera e propria “casa”.

Nel 1964, mentre la base abitativa è dunque Roma, il poeta pubblica con Garzanti la raccolta di liriche “Poesia in forma di rosa”, nella quale è esplicitato proprio questo dissidio interiore per la ricerca di un luogo di riferimento in cui il poeta si ritrovasse intimamente; scrive così, nell’opera, preannunciando una svolta imminente:

Ricerco la casa della mia sepoltura / […]. /mi butta per le strade d’una città nemica, / a cercare la casa che non voglio più. / […] / mi era sembrata sempre allegra questa zona / dell’Eur, che ora è orrore e basta. / Mi pareva abbastanza popolare, buona / […] / E dove, allora, trovarlo il mio studio, calmo / e vivace, il “sognato nido dei miei poemi” / che curo in cuore come un pascoliniano salmo?

Pare dunque respinta anche la Roma a cui tanto spazio vitale Pasolini concede. Ma cosa accade, insomma, in quel 1964?

Accade che Pier Paolo Pasolini incontra, dopo tanti anni di insoddisfazione, la casa-studio che aveva annunciato di cercare. E la trova in Provincia di Viterbo, nei territori di Soriano nel Cimino, dalle parti dell’antica Chia.

La trova dopo un incontro quasi mistico, avvenuto per la ricerca di set adatti al battesimo di Gesù nel film “Il Vangelo Secondo Matteo”, di cui è regista. La trova in quel meraviglioso “bosco di querce rosa“, che tanto decanterà, e che diventerà il suo ritrovo prediletto, creandolo su misura per sé stesso. La trova accompagnata dalle splendide cascatelle del Fosso Castello e da resti di epoche antichissime.

La nota Torre di Chia verrà acquistata 6/7 anni dopo che questo primo rapporto è consumato, dopo una battaglia burocratica particolarmente sofferta, durante la quale Pasolini scrive infatti la dedica più bella nei confronti della Tuscia:

Ebbene ti confiderò prima di lasciarti che io vorrei / essere scrittore di musica, vivere con degli strumenti / dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare, / nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto / sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con / tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì / comporre musica l’unica azione espressiva forse, / alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

Il paesaggio più bello del mondo, dunque, che Pasolini riuscì a “conquistare” e per il quale diede tanto, anche e soprattutto in termini di battaglie: è bene ricordare l’importanza dello scrittore nella statalizzazione dell’Università della Tuscia, per la quale scese addirittura in piazza a Roma insieme a circa 600 studenti viterbesi; fondamentale ribadire la denuncia sulla speculazione edilizia mondiale evidenziata nei docu-film “La forma della città” e “Le mura di Sana’a”, cortometraggi nei quali Orte è assoluta protagonista; inutile stare a sottolineare la guerra che condusse per salvaguardare tradizioni e mondo contadino, trovati ancora intatti nella Tuscia e difesi attraverso numerose opere, tra le quali articoli passati alla storia come “Cara Tuscia“.

Un rapporto di convivenza naturale, quello tra Pasolini e la Tuscia, che ebbe la meglio su tutti i rapporti con gli altri luoghi che lo scrittore incontrò; “da nessuna parte riesco a lavorare così bene come in quel posto di querce così perfettamente arcaico” diceva, e voleva inoltre che esso diventasse “il luogo della sua sepoltura“, fatto poi non avvenuto non certo per sua volontà.

Ma cosa rimane, oggi, di Pier Paolo Pasolini nella Tuscia?

Fatta eccezione per il ricordo dei dediti alla disciplina, per l’interesse intermittente dei curiosi e per una torre che i privati aprono al pubblico mezza giornata al mese, poco e niente.

Rimangono iniziative sparse di associazioni culturali e simili, presentazioni individuali di lavori a lui dedicati ma, per esempio, neanche una via, un cortile, una piazza o un’aula dell’Unitus dedicata: ed è davvero incredibile, considerando come in pochi, della sua caratura, abbiano avuto contatti tanto profondi con il viterbese.

La speranza è che nel corso dell’anno che verrà, nel quale si promettono un’insolita quantità di eventi a lui dedicati per il centenario, questo interesse sopito possa essere riacceso; e che gli amministratori in primis, oltre che i cittadini stessi, possano far nuovamente loro tutta la bellezza e gli insegnamenti che, con logica e cuore, Pasolini diffuse nella nostra splendida terra.

Articolo del Messaggero su Pasolini e la Tuscia [22/09/1974]
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