Il Centro di ricerca per la pace ed i diritti umani scrive a Renzi

VITERBO – Riceviamo dal Centro di ricerca per la pace ed i diritti umani: “Egregio segretario nazionale del Partito Democratico, leggo che in questi giorni Lei sta viaggiando per l’Italia nel dichiarato ed apprezzabile intento di ascoltare le opinioni e le proposte della popolazione. Vorrei quindi farLe pervenire anch’io – quidam de populo – un’opinione che è altresì una proposta.L’opinione, ovvero la proposta, che poiché la violenza si contrasta con la democrazia, e perno della democrazia è il diritto di voto, la prego di considerare se non sia opportuno riconoscere finalmente il diritto di voto a tutte le persone che risiedono stabilmente in Italia, come propone l’appello “Una persona, un voto” sottoscritto da autorevoli personalità della cultura, della riflessione morale e dell’impegno civile, ed anche da 187 parlamentari, non pochi dei quali del partito di cui Lei è segretario.
Poiché immagino che sia molto improbabile – per ovvie ragioni, a questo punto giunti – che tale riconoscimento il suo partito possa proporre di inserirlo nella legge elettorale attualmente all’esame del Senato (come invece auspicherei con tutto il cuore), Le sarei grato se considerasse almeno l’opportunità che il suo partito sostenesse l’approvazione entro la fine di questa legislatura del progetto di legge elaborato anni fa dall’Anci, che in sostanza propone di riconoscere il diritto di voto nelle elezioni amministrative per tutte le persone che risiedono stabilmente in Italia da almeno cinque anni.
Credo che anche Lei si renda ben conto, come ogni persona ragionevole, che i milioni di persone non native che vivono in Italia da anni, che hanno arrecato grandi benefici all’economia, al sistema previdenziale e alla tenuta demografica del nostro paese, e che nel loro progetto di vita in questo paese intendono restare e di questo paese si sentono e sono a tutti gli effetti parte, ebbene, hanno ben diritto di poter contribuire alla discussione e all’assunzione delle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.
Né c’è bisogno di aggiungere che il razzismo che infuria in Europa, il razzismo che è una delle concrezioni di violenza più orribili e infami – poiché radicalmente nega la dignità umana di tutti gli esseri umani -, ebbene, il razzismo può essere contrastato adeguatamente solo riconoscendo piena dignità e pieni diritti a tutti gli esseri umani. Ed il primo diritto democratico di chi in un ordinamento giuridico statuale democratico vive è il diritto di voto: “una persona, un voto”, come recita il motto di tutte le grandi lotte democratiche della storia, della civiltà umana.
RingraziandoLa per l’attenzione, voglia gradire distinti saluti da  Peppe Sini responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, che coordina l’iniziativa dell’appello “Una persona, un voto”

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