C’era una volta una scatola, tre Magi, una cometa ed una Befana…

(riassunto semiserio delle vicende dell‟Epifania)

Diciamo la verità: è sempre un po‟ irreale vedere il bue e l‟asinello mentre riscaldano la mangiatoia– in latino il “praesaepe” – vuota dall‟8 al 24 dicembre. Per non parlare di Giuseppe e Maria, statici e veneranti il nulla; in quei giorni avrebbe più senso vederli l‟una con la panciona a dorso di dromedario e l‟altro a piedi briglia in mano a suonar citofoni negli alberghi di mezza Giudea. Nella rappresentazione della Natività non sono poche le singolarità, seppur poco evidenti. Un‟altra riguarda la secolare sfortuna dei Re Magi: durante quei circa trenta giorni durante i quali fanno bella mostra di sé fior fiori di personalità del calibro del suonatore di ciufolo, del pescatore col cerignolo sempre pieno che neanche Sampei, del pastorello con l‟immancabile pecora a mo’ di sciarpa in cashmere, addirittura della meretrice – realmente prevista “da normativa” nel presepe napoletano – le tre autorità d‟alto rango entrano in scena solo il giorno prima in cui bisogna smontare tutto, dopo essersi fatti un mazzo così nel loro viaggio che pare sia durato settimane. In alcuni presepi vengono posizionati laggiù in fondo e fatti avvicinare progressivamente, ma per loro la ribalta è comunque riservata solo nelle ultime ventiquattr‟ore e poi di nuovo nella scatola. Una sfiga eterna, poveri. Il bello è che questi personaggi, dal ruolo più importante di quel Adorazione-Magi-Giottoche sembri, non erano neanche re e a farci ben caso siamo sempre stati abituati a vederli soli soletti coi loro camelidi piuttosto che con l‟ordinario codazzo di servitori, adulatori e cortigiani al seguito di qualsiasi regale, Presidente del Consiglio, Governatore di regione o Sindaco.
Nasconde altre curiosità il presepe? Allora…
…“Epifania” vuol dire „manifestarsi‟ e l‟adorazione dei Magi rappresenterebbe il primo riconoscimento ufficiale che Gesù ricevette dal mondo pagano. Sembra che costoro fossero in realtà sacerdoti di una religione persiana nonché indovini ed esperti astronomi. Nel suo Vangelo, Matteo ci dice infatti che alcuni Magi – senza fare alcun riferimento al titolo posseduto né al numero – avendo saputo della nascita di Gesù a Betlemme, appunto in quel di Giudea, si erano incamminati seguendo la sua stella. Il fatto che fossero tre sovrani fu determinato da tradizioni e credenze successive diventate poi consuetudini. Non è tutto: sembra sia stato astronomicamente verificato che nessuna stella cometa apparve nei cieli del Medio Oriente nell‟anno in cui nacque Gesù. C„è una ulteriore considerazione a supporto dell‟inesistenza di questo astro: a quei tempi governava la Giudea tal Erode, un tipo evidentemente un po‟ suscettibile in quanto appena seppe che nel suo regno stava per nascere un altro re, cominciò a erodergli parecchio. Volendo prevenire prima di curare, fece chiamare i Magi, nel frattempo arrivati nella capitale Gerusalemme, per farsi dire con esattezza dove questo bambino fosse nato; il motivo ufficiale era per fare in modo che anche lui potesse adorarlo, in realtà era per fargli fare un‟altra fine. I Magi si trovarono così inconsapevolmente nel ruolo di spie (e del resto chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù). Ma che scopo avrebbe avuto Erode nel farsi dire da esperti conoscitori del cielo dove si trovasse quella mangiatoia se una stella cometa ne avesse con chiarezza indicata l‟ubicazione? E‟ quindi ovvio che quel particolare oggetto celeste non poteva essere riconosciuto da tutti come lo sarebbe stato una cometa, ma neppure essere stazionario nel cielo; questo perché le Scritture dicono che i Magi avevano visto [la stella] nel suo sorgere e li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino: qualcosa che comparse più o meno improvvisamente nel cielo, si spostò
progressivamente nella volta celeste e infine si fermò in un punto preciso. Ok, toglietevi dalla testa la sigla di “X-Files” perché l‟ipotesi più probabile non riguarda gli extraterrestri ma una congiunzione planetaria Giove-Saturno (tra l‟altro pianeta vuol dire “stella vagabonda” in greco antico) iniziata però nell‟8 a.C.; ai due si sarebbe poi befana1unito l‟anno successivo anche Marte che evidentemente si sentiva solo. Un avvicinamento rarissimo dei tre pianeti durato un annetto circa, un fenomeno „mobile‟ notte dopo notte e visibile a tutti, anche ai sacerdoti di Erode ma che evidentemente solo i tre astronomi persiani riuscirono a decifrare tanto da convincerli a partire per un viaggio di centinaia di chilometri da oriente. A questo punto la domanda sorge giustamente spontanea: il 7 avanti (la nascita di) Cristo non è “l‟anno zero” del nostro calendario; che interesse avrebbero avuto i Magi a passare davanti al pastorello con la sciarpa belante e il musico ciufolatore a Betlemme 7 anni prima della nascita di Colui a cui avrebbero dovuto regalare oro, incenso e mirra? Certo, col tempo e cò la paja se matura la sufaia, ma non è questo quello che i nostri esclamarono una volta arrivati lì. Però…
…diversi storici concordano nell‟affermare che in realtà Gesù non sia nato esattamente 2015 anni fa (mai nà certezza!). Sembra infatti che nell‟anno 525 un umile monaco, tal Dionigi per gli amici “il piccolo”, ebbe dal papa di allora l‟incarico di ideare un sistema matematico per determinare le date della Pasqua che incredibilmente anche allora ricadeva sempre di domenica. Il fraticello si mise al lavoro, ma per nulla contento di essere chiamato con quel diminutivo, per ripicca decise di fare un dispetto buttandola in caciara: cambiò il riferimento del calendario in uso in quel periodo considerando come “anno 1” – in quel tempo lo zero sembra non andasse molto di moda – la nascita di Gesù calcolata a sua volta dall‟anno della fondazione di Roma. Il modesto Dionigi era però così innervosito che sembra commise un errore di calcolo – mai rettificato nei successivi calendari ufficiali – determinando la Sacra Nascita alcuni anni più tardi di quanto non fosse effettivamente avvenuta. Dal rifacimento di quei calcoli sembrerebbe infatti che Gesù sarebbe in realtà nato tra il 4 e il 7 “avanti se stesso”, proprio quando i tre pianeti si incontrarono per fare comunella in chiacchiere da bar (raccontandosi di mirabolanti impatti con avvenenti meteore). Astronomicamente i conti tornerebbero. Ma allora da dov‟è uscita fuori „sta cometa? Dunque…
…la prima rappresentazione della Natività con la “stella di Betlemme” risalirebbe al III secolo ed è visibile ancora oggi nella Catacomba di Santa Priscilla a Roma: la stella non ha la coda. Da allora e per circa un millennio si è continuato a rievocare l‟allegra combriccola Giove-Saturno-Marte come una stella „semplice‟ ma più luminosa delle altre (sembra che i Magi non avessero rivelato la loro scoperta alle riviste di astronomia di quel periodo). Questo fino al 1303, anno in cui in una chiesa in quel di Padova un tal Giotto, pittore di belle speranze, raffigurò il presepe sotto un piccolo e scarno baldacchino di legno (Capra! Capra! Capra! cit.); sopra il baldacchino l‟artista, così di punto in bianco, disegnò una cometa! Anche qui esisterebbero due tesi: la prima sosterrebbe che Giotto rimase impressionato nel vedere la cometa di Halley realmente passata sulla sua testa un paio d‟anni prima (si chiama “di Halley” e non “di Giotto” perché nel 1705 il primo ne scoprì la periodicità mentre il secondo, quattrocento anni prima, la vide e la dipinse…senza sapere che era quella di Halley); l‟altra tesi descriverebbe il Giotto come un artista comprensivo: immaginando che nessun altro individuo sarebbe riuscito a disegnare un cerchio perfetto come il suo (l‟artista, seppur toscano, sembra nel mentre abbia esclamato mò l’emo fatta tonna!), aggiunse una coda alla cometa in modo che anche un bambino potesse vantarsi di saper disegnare come lui. Ma…
…sia chiaro: non tutto andò liscio durante quel viaggio verso Betlemme. Quando i Magi arrivarono in prossimità del villaggio il 5 gennaio, i tre pianetamici cominciarono a dare indicazioni discordanti tanto da costringere i tre a chiedere indicazioni a una vecchia saggia che abitava in zona. Questa vecchina, brutta quanto la Befana (e vuoi vedere che era lei?)
era pur sempre una donna e in quanto tale, giustamente, se la tirò un po‟ rifiutando non solo di accompagnarli ma anche di dar loro informazioni precise. Arrivata la sera però, la vecchia cambiò idea (già scritto che era una donna?) e decise che anche lei avrebbe portato un dono al Bambino; il problema fu che neanche lei sapesse dove fosse veramente la capanna, quindi si affrettò per cercare di raggiungere i Magi, ma invano. L‟unica soluzione che trovò fu quella di lasciare un dono sull‟uscio di ogni casa dove dimorava un bambino di Betlemme nella speranza che fosse quello giusto (un negozio di scarpe lo avrebbe trovato subito). Già che c‟era però, mise anche un pezzo di carbone fuori la porta di quei bambini cattivi che ogni tanto le prendevano a sassate le finestre (la scopa volante fu aggiunta nelle raffigurazioni per successiva sovrapposizione con altre leggende). Insomma, gira che te rigira…
… i nostri tre riuscirono ad arrivare alla grotta, o capanna, o stalla (pure in questo caso c‟è da precisare che nel suo Vangelo Luca scrive: entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre) al di sopra della quale Giove, Saturno e Marte decisero di fermarsi (e dove sembra rimasero lì per qualche altro mese prima di salutarsi e darsi appuntamento a ottocento anni più tardi). I Magi lasciarono quindi i loro regali, fecero i dovuti convenevoli, rilasciarono le loro brave interviste e si accinsero a trovare un posto per riposare prima di tornare da Erode. L‟erodimento di quest‟ultimo stava frattanto aumentando per l‟impazienza di ricevere quell‟informazione che egli riteneva fondamentale per mantenere il trono, tanto da minacciare di fare una strage (“degli Innocenti”, ma ce ne parla solo Matteo) nel caso non l‟avesse avuta in fretta. Sta di fatto che la notte portò buon consiglio ai Magi poiché in sogno furono avvisati da qualcuno (non è dato sapere chi fosse ma si sa, quando uno si sveglia di soprassalto non sempre ricorda la faccia di chi stava sognando) che disse loro: arigà, trisciate lungo prima de fa le danne cò la pala. Fu così che i tre, quatti quatti, ripartirono in fretta senza passare dal re crudele, lasciarono la Giudea e per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Matteo). Da qui si perdono le loro tracce ma sembra che i loro resti abbiano fatto nei secoli più giri di uno stornavello fino ad arrivare al duomo di Colonia dove riposano in pace (ma pare che alcune loro ossa siano conservate anche a Milano o comunque ci siano passate). Per fortuna pure a Giuseppe apparve in sogno un angelo (gli angeli dei sogni si ricordano sempre) e ugualmente costui lasciò al falegname un consiglio del tipo: amikimio, sgomma giù pell’Iggitto sinnò passate le guae a muntine. Giuseppe non ci pensò due volte, prese Maria e il piccolo piagnucolante Gesù (sempre fame c‟aveva „sto fijo!), li caricò su un masticante dromedario, diede un‟ultima manciata di fieno al bue e all‟asinello, salutò pastori, pescatori e ciufoli vari e…tutti rientrarono nella scatola: anche per quest‟anno è andata! Per i tre Magi, come sempre, posto riservato sul fondo: ne usciranno per ultimi pure tra undici mesi; nel frattempo parleranno tra loro di notti stellate e di pianeti. Via, si va per il Carnevale!
Ps: a coloro a cui mancano pochi anni per andare in pensione, si sconsiglia vivamente di recarsi all‟INPS con l‟intento di convincere i funzionari che per colpa di un certo Dionigi il Piccolo non saremmo nel 2016 ma tra il 2020 e il 2023: è probabile vi portino via con l‟ambulanza scortata dalla Polizia.
Evaldo Cipolloni

Per saperne di più in modo serio:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-01-04/stella-cometa-guido-magi-085027.shtml
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=82&id_n=2144
https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe
https://it.wikipedia.org/wiki/Magi_(Bibbia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Befana

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