CGIL, bilancio di fine anno

Un altro anno terribile si chiude, il sesto di una crisi drammatica, che ci sta fiaccando come Paese e come abitanti di questa bellissima Italia , della quale i Governi che si sono alternati non se ne sono presi cura, quindi ci troviamo oggi a pagare un prezzo troppo pesante, soprattutto per coloro che già in condizioni di disagio e di povertà, non hanno proprio la possibilità di sopportarlo. Inoltre ogni finanziaria, ogni provvedimento emanato nel segno del rigore e del risparmio della spesa pubblica, è stato sempre rivolto a chi ha sempre

pagato fino all’ultimo centesimo, lavoratori dipendenti e pensionati. Sicuramente per tantissimi italiani le prossime festività non saranno vissute come tali, ossia con la pienezza e la leggerezza della festa, di quel clima che fa parte delle nostre tradizioni. Non dico niente di originale, purtroppo, se affermo che la nostra provincia subisce le conseguenze di un contesto più generale, che potremmo definire drammatiche e preoccupanti. Dovendo fare un resoconto dell’anno che volge al termine, non posso esimermi dal ricordare e mettere in cima ad ogni preoccupazione tutti quei giovani disoccupati che in provincia di Viterbo arrivano al 43% che stanno riflettendo di andarsene altrove, e di quei lavoratori che non possono più, per via dell’età, neanche pensare a questa opportunità, e che a causa della riforma della legge Fornero non hanno più neanche i requisiti per la pensione, penso ai tanti uomini e donne che lavorano senza il rispetto del contratto perché costretti a sottostare a condizioni a ribasso sia di salario che di diritti, o peggio ad accettare di lavorare a nero. Penso a quei lavoratori che stando in Cassa integrazione in deroga, 2.000 a Viterbo ai quali si sono aggiunti in questi ultimi giorni altri 300, non hanno ricevuto soldi da sei mesi, alcuni da 12 mesi esatti, il motivo è un palleggiamento vergognoso tra la Regione Lazio e l’INPS tra chi non completa le determine e chi non emette pagamenti. Inoltre a questi lavoratori, le Banche hanno anche negato la possibilità di applicare l’accordo fatto con la provincia per l’anticipazione sociale. E’ una crisi che ha colpito un settore trainante dell’economia come l’edilizia, in questi ultimi anni sono venuti meno circa 3.000 posti di lavoro certificati dalla mancata iscrizione agli enti paritetici. Non si costruiscono più case perché il mercato è fermo, le banche non concedono mutui, le persone non possono comprarsele. Ma non c’è dubbio che l’area del viterbese che ne ha risentito maggiormente è quella di Civita Castellana, il distretto industriale della ceramica. Un’area che per tutta la provincia è stata una ricchezza e che oggi come tutti i siti produttivi del manifatturiero è in grande sofferenza per rappresentarlo con i numeri; prima del 2008 erano occupati 3.500 lavoratori, ne sono rimasti 2.300 di cui 1.300 in cassa integrazione. Una crisi che ha procurato dei guasti oltre che economici, sociali, creando un clima di tensione, in tutta l’area del distretto, da non sottovalutare. Ritengo però che le potenzialità e le possibilità per tornare a crescere ci siano in provincia di Viterbo, partendo da quello che abbiamo sempre detto, un po’ tutti, sindacati, associazioni di categoria, Enti Locali, ma che giacciono lì, in attesa che qualcuno ci dia indicazioni?, ci accompagni? ci indichi la strada da percorrere? Non credo proprio sia così, se noi non saremo capaci di mettere in campo idee e progetti, nessuno lo farà per noi. Quando dico noi intendo tutti i soggetti economici presenti, dalle banche, agli imprenditori, ai rappresentanti delle Istituzioni locali comprendendovi la Regione Lazio. Naturalmente una base principale sono le infrastrutture, che da decenni iniziate come la trasversale Orte-Civitavecchia e anche se la Regione ha dato il via per condurre i lavori fino a Monteromano, mancano i fatidici 17 Km al traguardo, anni ancora per il complemento, inoltre vedi la rete ferroviaria FR3, S.S. Cassia. Tre importanti linee di collegamento. Infrastrutture utili ai processi produttivi, devono anche aiutare ed esaltare l’idea di valori della qualità ambientale, del patrimonio artistico archeologico, territorio con buona qualità della vita con enogastronomia e termalismo. Quindi l’utilità di collegare le tre principali attività produttive della provincia: Ceramica, Agricoltura, Cultura e Turismo. L’ambiente una delle priorità, sia come tutela sia come interventi urgenti per evitare il dissesto idrogeologico, nei diversi punti del territorio provinciale. Tutto ciò che è legato alla qualità della vita, come la Green economy. Altro importante progetto ambizioso è senza dubbio quello per la Smart city. Per ultimo ma non per importanza, il distretto della ceramica di Civita Castellna, unico sito produttivo del manifatturiero, che necessita di interventi specifici per il settore, che deve vedere l’impegno operativo della Regione, e come abbiamo proposto, siglare un ‘Accordo per il territorio’, visto che è anche l’unico distretto riconosciuto della regione per la ceramica. E’ necessario, per far ripartire quell’area, di puntare sull’internazionalizzazione, sulla rete di imprese, sulla diversificazione produttiva, sul risparmio energetico. Alcuni dei punti fondamentali ma che non possono camminare da soli se non con la convinzione degli imprenditori in primo luogo, che è indispensabile che riprendano ad affermare quel ruolo sociale che gli è stato sempre attribuito.

   

Leave a Reply