di REDAZIONE –
VITERBO – Un altro pezzo di storia commerciale se ne va da Viterbo. Ha chiuso Bernabei, storico negozio specializzato nella vendita e assistenza di prodotti elettronici, da decenni punto di riferimento per generazioni di viterbesi. A darne notizia sono stati gli stessi titolari, Riccardo e Augusto Bernabei, attraverso un post pubblicato sui social, con cui hanno annunciato l’affitto del locale di via Monte Bianco, segnando di fatto la fine di un’attività profondamente radicata nel tessuto cittadino. La comunicazione ha suscitato una forte ondata di emozione e nostalgia. In poche ore la notizia ha fatto il giro del web, accompagnata da decine e decine di commenti di clienti ed ex clienti che hanno voluto condividere ricordi personali legati al negozio. “Conosco Italo da bambino, quando aveva il negozio in via Mazzini. Non scorderò mai il mio primo televisore a colori Grundig nel 1983”, scrive un cliente, mentre un altro ricorda: “Il mio primo acquisto a 16 anni l’ho fatto da voi”. In molti hanno sottolineato la disponibilità, la competenza e la gentilezza dei titolari, ringraziandoli per l’assistenza ricevuta negli anni e augurando loro un futuro sereno e un meritato riposo. Tra i messaggi più ricorrenti, il senso di vuoto lasciato dalla chiusura: “Bernabei è la storia del cellulare a Viterbo, della tv smart e dell’assistenza fatta come si deve”, scrive un utente. “È un peccato vedere quella luce spenta, dopo tanti anni in cui è stata sempre accesa e piena di gente”. In centinaia hanno raccontato episodi di infanzia e adolescenza legati a quel locale, definito da molti “un punto di riferimento della zona” e “un pezzo di storia della città”. C’è chi ricorda l’acquisto dei primi cellulari, chi parla di “un altro pezzo di Viterbo che se ne va”, chi esprime amarezza nel vedere scomparire luoghi che hanno accompagnato la crescita di intere generazioni. La chiusura di Bernabei non rappresenta solo la fine di un’attività commerciale, ma anche l’ennesimo segnale di un cambiamento profondo nel volto della città, che perde uno dei suoi simboli più familiari e riconoscibili.








