Comitato “Non ce la beviamo”, “Stop privatizzazione Talete. Occorre la modifica dello statuto e della convenzione”

di LIA SARACA –

VITERBO – “E’stato riconosciuto dal prefetto di Viterbo, dal presidente di Talete e dal presidente Ato che prima di avviare la privatizzazione di Talete deve essere attuata la modifica allo statuto di Talete e la modifica della convenzione di cooperazione, cioè del contratto tra i comuni che decidono insieme di cooperare per la gestione del servizio idrico scegliendo il soggetto e le modalità”.

E’ quanto reso noto da Francesco Lombardi e Paola Celletti del comitato “Non ce la beviamo”, nel corso della conferenza stampa di venerdì 9 luglio presso la sede del sindacato Usb in via Garbini.

Subito dopo l’assemblea di Talete dello scorso aprile, infatti, il comitato ha presentato un esposto alla prefettura di Viterbo per via della “mancanza di atti e verbali, informazioni dovute per legge che dovrebbero essere pubblicate sugli albi pretori – illustra Lombardi -. Mancando gli atti della conferenza Ato del 28 aprile 2020 non si dovrebbe dare corso a nessuna delle decisioni prese. Invece è stata indetta una gara relativa a una sola proposta , ovvero quella del socio privato con risultati anch’essi misteriosi ”.

Il prefetto ha risposto al comitato evidenziando che “le regole vanno rispettate”. “Fino ad ora – proseguono Lombardi e Celletti – mancano del tutto riferimenti ad atti concreti per individuare e realizzare percorsi diversi dalla vendita, o meglio di un grazioso regalo, del 40% delle azioni, su cui, è intervenuto il prefetto per chiedere il rispetto delle norme”.

Secondo quanto evidenziato ancora da Lombardi, “Talete è una società in house e si considera come pubblica. L’entrata dei privati con qualunque percentuale farebbe però cadere questa qualità di società in house facendola diventare una società privata”.

Il comitato si è inoltre rivolto ad Arera: “Dalle risposte che ci sono giunte, non risulta che sia stata formalizzata la richiesta di 40 milioni di euro. Appare chiaro che le dimissioni dell’ex presidente Bossola siano state forzate in funzione di un disconoscimento del suo piano di utilizzo dei fondi Arera”.

“Impedire la privatizzazione di un bene comune che è l’acqua” è l’obiettivo principale del comitato Non ce la beviamo che ha inoltre intrapreso con l’assessorato regionale un confronto per la realizzazione della legge numero 5 del 2014 “completamente disattesa nonostante sia stata votata all’unanimità dal consiglio  regionale – termina Lombardi -. Non c’è applicazione e si va invece verso una soluzione opposta che è quella della privatizzazione”.

Il comitato, infine, ha ricevuto l’invito a far parte di un tavolo di confronto che “sarà istituito dal ministro dell’ambiente Patuanelli sulle questioni dell’arsenico nella Tuscia e dei fattori inquinanti nel lago di Vico sulle quali si è già avuto un incontro con la presidente commissione ambiente del senato”.

 

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