Comunicare per reagire: l’intervista alla band Il Movimento

In linea con gli obiettivi di promozione e supporto delle realtà artistiche e musicali del territorio portati avanti da Mvm Concerti, cerchiamo di conoscere più da vicino Il Movimento – gruppo di Andrea Barboni, Francesco Bizzarri, Edoardo Placidi e Giacomo Pomi – che si rende disponibile per un incontro – intervista per far conoscere il proprio “progetto di Militanza Musicale”.

Il Movimento è una band che fa del rifiuto della passività e della stasi le basi della propria attività artistica ed è su questi presupposti che prende avvio la nostra chiacchierata, più che un’intervista convenzionale, un confronto, uno scambio di idee unilaterale.

 

Iniziamo cercando di tracciare quelle che sono i presupposti che hanno portato alla nascita de Il Movimento: “Quali sono le vostre origini artistiche? Come e perché nasce il vostro progetto?”

“La realtà del paese ti porta a suonare per ritagliare un tuo spazio, è una sorta di via di fuga” – interviene Andrea, voce e chitarra del gruppo. “Quello che si cerca di fare è assecondare una passione per cercare una soluzione, diciamo sana all’insoddisfazione della provincia” – aggiunge Edoardo, batterista.

Il gruppo inizia a farsi strada già dal 2007 e arriva ad oggi con un bagaglio di esperienza e cambiamenti che ha arricchito e reso forse più consapevole il messaggio musicale: da quella che gli stessi componenti del gruppo definiscono “svolta elettronica” rappresentata dall’ingresso di Giacomo Pomi, che introduce l’apporto di synth e campionatori, al cambio alla batteria che vede il recente ingresso di Edoardo alla batteria, novità più fresca della band.

“Un cambiamento di formazione è un momento importante per un gruppo, come e quanto ha inciso l’arrivo di un nuovo batterista sull’identità de Il Movimento?”

“In realtà il cambio di batterista ci spaventava, temevamo di dover buttare il lavoro fatto e ricominciare da capo, invece siamo stati fortunati: l’arrivo di Edoardo è stato tempestivo e lui si è trovato subito molto al dentro dei nostri pezzi e del nostro modo di suonare”

Tracciati a grandi linee tratti caratterizzanti e componenti de Il Movimento sposto il focus della conversazione su quella che è la proposta musicale del gruppo e pongo una domanda preliminare: “la vostra musica risente di ispirazioni particolari, di debiti o mutuazioni?”

“Diciamo che essendo gli anni 2000 quelli della nostra formazione musicale inevitabilmente ci sentiamo legati a quel tipo di proposta” – rispondono – “anche per quanto riguarda gusti personali e di ascolto siamo piuttosto in sintonia e questo indubbiamente a livello creativo aiuta molto”

A proposito di creatività il filo della conversazione ci porta ad approfondire il discorso su quello che è il vero e proprio prodotto artistico del gruppo e lo stimolante dibattito che ne deriva rompe piacevolmente lo schema tradizionale dell’intervista e lascia emergere concetti interessanti e il profilo di una band che indubbiamente ha molto da comunicare.

Ed è proprio sulla comunicazione che sta il perno del lavoro de Il Movimento: “Il tutto sta nel trovare il giusto equilibrio tra quello che faccio a livello di musicista e quello che voglio arrivi al pubblico, creando un giusto mix di tecnica e istinto in grado di comporre un messaggio che il pubblico possa recepire.” – Spiega Andrea.

“Il concetto si sintetizza con l’espressione ‘semplicace’ ” – prosegue Giacomo – “l’efficacia del messaggio non va messa a rischio da complessità eccessive e in un certo senso inutili.”

“Come nasce quindi” – chiedo a questo punto – “un pezzo de Il Movimento?”

“Le nostre canzoni esprimono il bisogno di comunicare, la priorità la diamo alla musica su cui poi si plasma il testo che è la parte più problematica della composizione a nostro avviso.”

E in quest’ottica, mi spiegano, la composizione dei pezzi si configura come un’opera collettiva che accoglie gli stimoli di tutti i componenti del gruppo.

A proposito di quelle che per Il Movimento sono i presupposti per l’elaborazione di un progetto artistico, chiedo ai ragazzi quali frutti abbia dato ad oggi il loro lavoro e quali sono i progetti per il futuro. “Di recente abbiamo avuto la bella soddisfazione di aprire un concerto dei Kutso (band romana che si è recentemente affermata nel circuito musicale alternativo n.d.r.) e quella di arrivare in finale al concorso We Are The Festival”.

Per il futuro “niente progetti, solo obiettivi”, afferma Giacomo. “Il nostro obiettivo principale è la registrazione di un EP, c’è la voglia di dare vita a un lavoro di qualità, più professionale e ovviamente vogliamo dar spazio a Edoardo, a ciò che stiamo elaborando con lui.”

Ci salutiamo con quella che più che una domanda conclusiva vuole essere uno spazio libero in cui tirare le fila di un discorso articolato e stimolante, che ha permesso di tracciare il profilo sfaccettato de Il Movimento: “Quello che ci preme è soprattutto l’aspetto comunicativo della musica, vogliamo stimolare la voglia di comunicazione tra le persone, la voglia di abbandonare l’individualismo.” – sintetizza Andrea – “Forse come obiettivo è un po’ utopico, ma quello a cui puntiamo è provocare una reazione attiva in chi ci ascolta, che essa sia positiva o negativa, ed è per questo che abbiamo scelto il nome ‘Movimento’: il nostro vuole essere un movimento di coscienza in cui la distanza artista-pubblico si annulli, con l’idea che porsi sullo stesso piano e confrontarsi non possa che essere un fattore di arricchimento per tutti.”

Quello che si è cercato di comporre in queste righe è un ritratto di un gruppo che sta creando il proprio spazio e facendo sentire la propria voce, ma indubbiamente questo non è sufficiente a trasmettere a pieno l’essenza de Il Movimento: ascoltare la loro musica sarà il modo migliore per respirare la loro energia.

   

Leave a Reply