Con “Etruscans” l’archeologia sale in cattedra

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Ieri, 11 gennaio, nell’Auditorium della Fondazione Carivit a Valle Faul ha preso il via il ciclo di incontri che vede come protagonisti i nostri antenati Etruschi, ancora poco conosciuti, abitanti non solo nell’Etruria Meridionale.

Il progetto fa seguito a Experience Etruria arrivato al primo posto nella sezione e-Culture & Tourism nell’ambito dell’annuale eContent Award-Premio, ottenuto insieme al comune di Viterbo, Orvieto e altre 15 piccole e grandi città del Lazio, dell’Umbria e Toscana, e alla gettonatissima mostra “Gli Etruschi in 3D” aperta sino a maggio nell’ex chiesa degli Almadiani.

da sin. Turchetti, Malnati, Casi ,Russo, Campanelli
da sin. Turchetti, Malnati, Casi ,Russo, Campanelli

Con il tema “Gli Etruschi nel 2000” sono stati chiamati ieri al tavolo dei relatori i sovrintendenti di quattro regioni: Alfonsina Russo per il Lazio, Adele Campanelli per la Campania, Luigi Mainati per l’Emilia Romagna e per la Toscana, Maria Angela Turchetti, direttrice del Museo di Chiusi. 

Una conferenza? No, un talk show dove gli archeologi hanno raccontato al pubblico partecipe e collaborativo, le gioie e difficoltà del loro lavoro e i progetti in corso. Alfonsina Russo e Adele Campanelli hanno puntato il dito sulla necessità di fare sistema istituzionale tra le soprintendenze; Luigi Malnati ha evidenziato problemi anche normativi riguardo alla situazione generale: gli archeologi hanno una disoccupazione altissima; i fondi sono pochissimi, c’è tanto da fare e hanno difficoltà a muoversi; Maria Angela Turchetti ha posto l’accento sul supporto delle associazioni culturali di volontariato che svolgono un lavoro indispensabile per la conoscenza del territorio. Alessandro Barelli, presidente dell’associazione Historia, ha vestito i panni dello showman lasciando al palo il coordinatore designato Carlo Casi direttore del Parco di Vulci che ha subito di buon grado l’inconsueta retrocessione.

manifesto_Etruscans_Dopo i saluti istituzionali del padrone di casa Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit, del sindaco di Viterbo Leonardo Michelini e del comandante del Vigili del Fuoco Capuano, il dibattito ha inizio con la domanda: c’è un futuro per l’archeologia alla luce delle nuove normative e nuove tecnologie applicate che le sovrintendenze hanno? Tante le curiosità del pubblico, tante le risposte esaustive. Ne citiamo alcune.

Alfonsina Russo –Il futuro vede un sistema che mira alla valorizzazione del territorio e a mettere in evidenza il paesaggio conservato nel corso dei millenni, che va preservato. Futuro è anche l’innovazione tecnologica che vede grandi cambiamenti nel territorio di Viterbo e una separazione tra tutela e ricerca fatta anche con l’università. Un progetto importante, in attesa di approvazione della Regione Lazio e sul quale stiamo molto lavorando, è la costituzione del Parco Archeologico delle Tombe rupestri. E non è poco.

Adele Campanelli – Mi auguro che la competenza sugli Etruschi possa diventare una rete di collaborazione istituzionale, da consolidare. Gestiamo i territorio con una competenza specialistica. In questo mestiere, è il futuro. Paesaggio. Se le sovrintendenze non avessero vincolato e preservato il paesaggio italiano, che cosa avremmo? Niente. Lungimirante è la tutela, questa è scuola, è conoscenza è patrimonio che solo l’Italia ha. Non potranno eliminare questa competenza. E’ lo stesso suolo che la richiede. Il nostro lavoro è complesso bisogna capire pagine di storia non scritta che scopriamo con gli scavi. Noi incrementiamo oltre che conservare. Dovrebbe essere la competenza e del lavoro di tanti giovani. Ci vuole sinergia con l’università per formare bravi professionisti.

Luigi Malnati – L’archeologia ha sofferto molto in passato, L’archeologo è rappresentato come una sorta di avventuroso Indiana Jones. Lo scavo in Italia non è considerato. Poi c’è l’altra faccia: quella del signor NO. Blocca i lavori, nascondi. La nostra generazione ha certato di cambiare questa immagine. Con noi è nata negli anni Ottanta l’archeologia professionale. Due grossi problemi: a Bologna c’è stato incontro con tutte le categorie degli archeologi: è stato presentato un censimento sull’attuale situazione degli archeologi presenti in Italia. In Italia lo stipendio medio annuale è di 10mila euro lorde; a fronte di una media di 16-17mila; abbiamo una percentuale di disoccupazione che è 38% a fronte a quella italiana che del 15-16%; la percentuale di abbandoni è del 70%. I giovani archeologi da un po’ di anni vanno a fare altro. Femminilizzazione della professione non è pagante ed è il secondo lavoro. Il 90% degli scavi sono finanziati da altri e non dal Ministero dei Beni Culturali. Mancato adeguamento del Codice – Il Codice dei Beni Cultuali per l’archeologia si rifà alla legge del ’39 (legge Bottai) che conservava a titolo provvisorio la legge del 1913, ritenuta provvisoria con la legge del 2004. Ridicolo. Il Codice del 1939 considera il bene archeologico come bene patrimoniale, cioè. Il Codice del 1939 considera il bene archeologico come bene patrimoniale, cioè quello che conta non è il contesto archeologico ma il bene concreto, l’oggetto. Il problema di fondo è organizzativo e normativo. Si tratta di rendere questa professione appetibile e competitiva con regole precise. Il meccanismo fino ad ora: il costo dello scavo va addebito al committente, quello esterno (Enel o altri) che non ha interesse suo affinché lo scavo si svolga in una maniera o in un’altra, l’interesse è far prima che si può e spendere meno possibile. Stiamo aspettando che escano delle nuove normative che diano all’archeologia professionale la dignità della professione.

Maria Angela Turchetti – Tutela partecipata. Divulgazione e conoscenza del territorio, più conosciamo il posto in cui viviamo più lo apprezziamo. Si toglie la memoria storica, se non si studia a scuola, allora… Facciamo tanti convegni scientifici e bellissime riviste ma divulgare l’archeologia è difficile. Un segnale che stiamo trasmettendo: i sovrintendenti hanno a volte le mani legate. Qualcuno ci accusa di non essere ottimi divulgatori. In Toscana ci sono 150 progetti spalmati su tutto il territorio nazionale. Il nostro lavoro è difficile perché parliamo un linguaggio forbito e tecnico, oggi siamo qui e siamo contenti di usare un linguaggio comprensibile.

Le conclusioni sono affidate, finalmente, a Carlo Casi –   Norchia e Castel d’Asso che stanno a cuore ai viterbesi, sono in una zona tufacea, ma nulla si fa. Mi spiegate perché in Toscana, zona vulcanica del Lago di Bolsena, sono riusciti a istituire il Parco Archeologico Città del Tufo? Allora ci vuole anche una volontà politica, ci vuole sistema, ci vogliono le scuole ma anche le strutture. Abbiamo situazioni di zone non in sicurezza e il tema complicato per alcune aree archeologiche private. Anche a Sorano ci sono proprietà private, anche a Castro era proprietà privata ed è stato istituito un Parco Archeologico. Anche Vulci in parte ha problemi tufacei, tanto che per l’ultima tomba scoperta abbiamo discusso se tenerla aperta o chiuderla Non è possibile investire dei soldi per poi avere un monumento a rischio. E’ un fatto politico. Le scelta fanno fatte, il patrimonio viterbese non ha da invidiare a nessuno, è una incompiuta.

I prossimi appuntamenti

Il 22 gennaio, “I segreti degli Etruschi in 3D”; il 29 gennaio “I villanoviani” a cura di Marco Pacciarelli; il 19 febbraio “Acquarossa”. Il 26 febbraio la giornata prenderà consistenza con “Le voci degli Etruschi” fino a giungere all’11 marzo con “Comunicare Cultura”. L’8 aprile “I vasi canopi” e, in conclusione, il banchetto del 15 aprile che vedrà l’incontro con la cucina etrusca.

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