Confartigianato / Edilizia: No deciso alla patente a punti nel settore edile

C’era una volta la semplificazione. Agognata da faAD 20Simone 203miglie e ancor di più dagli imprenditori italiani, la semplificazione, argomento largamente usato negli spot politici (di grande effetto se usata nei periodi caldi delle elezioni) sembra legata ad un destino crudele che la vede sempre finire nel dimenticatoio delle buone intenzioni annunciate. Succede così che il Governo annunci l’istituzione di una patente a punti in edilizia, ideata per gestire la qualificazione delle imprese di costruzioni ai fini della loro partecipazione ad appalti e per accedere a finanziamenti pubblici.

«L’introduzione di un simile dispositivo è quanto di più lontano possa esserci dal concetto di semplificazione – interviene Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo –: è difficile capire come l’ennesimo balzello burocratico che duplicherà oneri economici e adempimenti amministrativi, potrebbe essere in qualche modo d’aiuto alle aziende edili italiane che, è bene ricordarlo, è il settore più duramente colpito dalla crisi». Con una perdita di 122mila addetti e 61.844 aziende, infatti, quello delle costruzioni è il settore più a rischio, tanto che l’introduzione della patente a punti, che costerebbe alle imprese non meno di 300milioni di euro, gli darebbe il colpo di grazia.

«Le intenzioni di questa patente non sono lodevoli neppure dal punto di vista relativo alla sola sicurezza sul lavoro – continua De Simone – certamente poco garantita dall’introduzione dell’ennesimo groviglio burocratico che, peraltro, penalizza le piccole imprese rispetto alle grandi aziende». Con l’istituzione del meccanismo a punti nell’edilizia, rischieremmo di collezionare l’ennesimo sistema costoso e complesso per le imprese, ma inefficace rispetto all’obiettivo che si prefigge, basti pensare alla riuscita del Sistri. «In altre parole – incalza il direttore provinciale – si tratta di un adempimento oneroso, inutile e complicato che creerebbe un nuovo carrozzone burocratico. Oltre a essere inutile, dal momento che il Testo Unico sulla sicurezza del lavoro già contiene le norme per garantire la sicurezza e punire le violazioni, questo strumento sembra inoltre voler solo “fare cassa” a spese delle imprese».

Se si considera il drenaggio di 300milioni di euro a cui vanno sommati gli oneri di iscrizione all’apposita sezione presso le Camere di commercio e le spese per tutti gli altri adempimenti, tra cui la formazione, la dotazione di nuove attrezzature e la nomina del responsabile tecnico, il totale ottenuto dall’introduzione dell’espediente burocratico costituirebbe un bel bottino. «Al di là di qualsivoglia teoria sulla necessità o meno di questo nuovo strumento – conclude Andrea Di Simone – quello che dobbiamo impedire è che le nostre imprese edili finiscano con il soccombere sotto il peso dei continui oneri procedurali ed economici».

   

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