Confartigianato: un autunno di crisi e disoccupazione

Non sarà un autunno foriero di cambiamenti epocali, almeno non per quanto riguarda le conseguenze della crisi sulla situazione occupazionale del nostro paese. Uno studio elaborato dal centro studi di Confartigianato, infatti, ha confermato la situazione delineata prima dell’estate: il mercato del lavoro italiano sta attraversando una delle fasi più difficili dal secondo dopoguerra del XX secolo, con una perdita giornaliera, tra l’aprile 2008 e oggi,

di circa 542 posti di lavoro. Mentre il tasso di disoccupazione cresce vertiginosamente, aumenta il tasso di povertà dovuto alla morsa della crisi che sta soffocando più di 9 milioni e mezzo di italiani. Che fare? Come recuperare il dilagante senso di scoraggiamento che sta infettando sempre più giovani che, ormai, non cercano più lavoro? «Da tempo e da più parti è stato dato l’allarme sulla situazione occupazionale italiana – interviene Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo – e non sono mancati suggerimenti validi su come affrontare e arginare il fenomeno. Più volte noi di Confartigianato, per esempio, abbiamo parlato di riforme del mercato del lavoro e di taglio del cuneo fiscale». A leggere certi dati coglie lo sconforto più profondo: nel 2008 (periodo antecedente la prima recessione, quella del secondo trimestre 2008) l’Italia aveva circa 23milioni 549mila occupati. Due mesi fa, invece, ne mancavano all’appello 1milione 40mila, dei quali si calcola che 433mila dipendono dal periodo post riforma del lavoro. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 12%, più del doppio rispetto al 2007. Focalizzando l’attenzione sulla Regione Lazio si riscontra un decremento superiore allo 0,4% degli occupati tra il 2013 e il 2011, con un incremento di 1,3 punti nella dinamica di disoccupazione relativa allo stesso periodo. Giovani, imprenditori e lavoratori in proprio sono le categorie più duramente colpite da questi fenomeni negativi. Ai quasi 2 milioni di giovani “scoraggiati” che rinunciano a cercare lavoro va ad affiancarsi l’inflessione subita dalle imprese artigiane, tra le quali spicca il -3,7% registrato, nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012, nei settori Edile e Manifatturiero. «Per quanto allarmanti – incalza De Simone – i dati del centro studi Confartigianato non possono cogliere di sorpresa nessuno. Con il cuneo fiscale che, arrivato al 47,6%, si attesta a 12 punti sopra la media europea e con un sistema burocratico farraginoso e controproducente al punto da scoraggiare le assunzioni difficilmente il nostro mercato del lavoro potrebbe rivelarsi competitivo rispetto agli altri Stati europei». Nel confronto con la media europea, infatti, perdiamo rovinosamente. In quello che è stato definito lo “spread del lavoro” siamo a 670 punti base nei confronti della Germania: più precisamente, da noi la disoccupazione è al 12,1%, mentre i tedeschi sono al 5,4%. E dire che nel 2007 la situazione era capovolta con la Germania al 9,4% e noi al 6,2%. Insomma in soli 6 anni non solo abbiamo perso la posizione di vantaggio ma abbiamo anche raddoppiato l’indice. «I pessimi risultati del nostro sistema-lavoro – conclude il direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo – sono il risultato di anni di politiche occupazionali sbagliate e controproducenti (basti pensare alle riforme pensionistiche e del mercato del lavoro) unite ad un costo del lavoro insostenibile e a due crisi ravvicinate nel tempo che hanno letteralmente falciato l’economia italiana».

   

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