Confartigianato, Presidente Signori: Gli italiani tra la società informale e la cultura del provvisorio

Gli orizzonti del popolo italiano si sono rimpiccioliti a causa della mancanza della volontà politica di affrontare i veri problemi del Paese aggiunta alla corruzione che infetta il sistema. Per questi motivi tra i giovani si è diffusa la convinzione che per salvarsi è necessario valicare i confini italiani. I dati relativi agli studi sull’occupazione nel nostro Paese rispecchiano questa situazione di generale scoramento, tanto che l’Istat ha recentemente dichiarato che ci sono sei milioni di cittadini, potenzialmente impiegabili, divisi a metà tra coloro che non cercano più lavoro e coloro che il tipo

di lavoro offerto non soddisfa. Questa lettura della società è figlia della cultura economica del contesto sociale post-fordista, dove la disoccupazione da elemento congiunturale diventa elemento strutturale. Incremento della produttività; riduzione del costo del lavoro; delocalizzazione delle imprese; aumento dei profitti: queste diventano le parole chiavi per tradurre e comprendere il quotidiano e l’impresa perde il suo ruolo sociale, trasformandosi in uno strumento prettamente speculativo. Il sistema economico occidentale è il tipico esempio di sistema incentrato sulla grande e media impresa, ma non ha nulla in comune con il sistema economico italiano dove il 98% delle imprese non supera i dieci dipendenti e che ha accettato il sistema occidentale perché sostenuto e portato avanti dal conseguente modello statuale, mutuato dai Paesi con cultura socio-economica completamente diversa. Lo scollamento, perdurante da anni, della società civile dalla società politica è giunto al capolinea e, contestualmente, la società civile si sta riorganizzando attraverso un sistema economico basato sull’economia informale, in attesa che il sistema politico sciolga i propri nodi e prenda coscienza della mutata situazione storica.

   

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