Confartigianato Viterbo: “L’emergenza dei crediti insoluti continua”, De Simone: “Lo Stato si conferma un pessimo pagatore”

AD SimoneNegativi i dati raccolti dall’Osservatorio Pagamento 30giorni attivato il 31 gennaio scorso da Confartigianato per consentire a piccoli imprenditori ed artigiani di segnalare i tempi di pagamento delle Pa. «Dai risultati del monitoraggio – spiega Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo – emerge la difficoltà incontrata da committenti pubblici e privati nel rispettare la legge sui tempi di pagamento in vigore dal 1 gennaio 2013.

Una difficoltà che non fa che rallentare quel processo di ripresa economica indispensabile al Paese». A distanza di 8 mesi dall’entrata in vigore l’applicazione delle nuove norme non solo è scarsa ma, paradossalmente, il fenomeno dei crediti insoluti sembra essere peggiorato nei rapporti tra privati.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio di Confartigianato solo il 13,4% degli imprenditori rileva che i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione si sono accorciati, mentre il 68,7% li considera invariati e il 17,9% segnala che si sono perfino allungati. Il settore delle aziende private, registrando l’87,5% dei crediti insoluti, risulta essere il più penalizzato dal fenomeno con il 36,6% dei piccoli imprenditori che dichiara che i tempi di pagamento dei privati si sono allungati, mentre il 50% non ha rilevato cambiamenti e solo il 13,9% segnala una diminuzione.

«I tempi per vedere saldate le fatture – incalza De Simone – non sembrano diminuire malgrado più della metà dei debiti della Pa verso le piccole imprese sia fatto di crediti di modesta entità. La spiegazione di tale fenomeno è rintracciabile nella farraginosità delle procedure, più volte denunciata, che frena l’efficienza amministrativa dei processi di pagamento».

Se solo il 3,6% dei debiti della Pubblica amministrazione verso le piccole imprese supera i 50mila euro, diverso è il dato relativo ai crediti verso altre imprese private: la quota di debiti sino a 2mila euro riguarda il 22,3% delle imprese creditrici, mentre i debiti fino a 50mila euro riguarda il 25% degli imprenditori.

«Quello dei ritardi di pagamento – conclude il segretario provinciale – è uno dei problemi più gravi all’origine della mancanza di liquidità degli imprenditori e, in questi tempi di credito scarsissimo, porta alla chiusura molte aziende. Appare evidente, dunque, che l’incapacità di risolvere la problematica, oltre ad esporci al rischio di sanzioni da parte dell’Ue, non fa che allontanare sempre più la possibile ripresa dalla recessione».

Insomma, a febbraio scorso sembrava che l’emergenza della lentezza cronica sui tempi di pagamento, fenomeno tutto nostrano, fosse destinata a rientrare in tempi brevi, ma ancora una volta siamo destinati a sopportare un ritardo che influisce pesantemente sull’agognata uscita dalla crisi.

   

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