Consiglio comunale, il sindaco Arena chiede scusa per la sua partecipazione all’inaugurazione del Globo

di REDAZIONE-

VITERBO- Come da previsioni, il sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena ha aperto il consiglio comunale di ieri con le scuse per la sua partecipazione all’inaugurazione del Globo in piena zona rossa, lo scorso 18 marzo ed ha detto: “Ci sono stato male e non ho dormito, per questo chiedo scusa. Ho provato rabbia con me stesso, riflettendoci. Questo can can mi ha fatto stare male. Dormo già pochissimo, ma quella notte non ho dormito proprio. Era il caso che facessi presente la situazione”. E’ stata l’opposizione a chiedere le scuse del primo cittadino. Il sindaco non si è sottratto ed anzi si è detto d’accordo, affermando: “La mia presenza non era necessaria e neanche opportuna”.  A scagliarsi contro il sindaco i tanti commercianti che ad oggi ancora si trovano con le serrande abbassate per via della pandemia, ma il primo cittadino ha riferito di averli incontrati e che gli stessi hanno capito la sua buona fede. “Sicuramente si poteva fare in modo diverso e in un giorno diverso ed era comunque giusto che io non fossi presente” – ha rimarcato il primo cittadino.  Quello che è stato fortemente contestato al sindaco è stata la decisione di permettere l’inaugurazione del Globo proprio il 18 marzo, giorno di ricordo delle vittime del Covid. Le scuse del sindaco sono state accettate dall’opposizione pur con delle diversità. Per esempio Chiara Frontini (Viterbo 2020) ha multato virtualmente sia il sindaco che l’assessore Alessia Mancini, anche lei presente all’inaugurazione, mentre Giacomo Barelli (Forza Civica) ha solo detto “vergogna” e Massimo Erbetti (M5S) ha rimarcato come le 105mila vittime del Covid non si meritavano questo. Più comprensivo il capogruppo del Pd Alvaro Ricci che ha creduto nella buona fede del sindaco, che dopo ci è stato pure male. Il consigliere Antoniozzi (Viterbo 2020) ha chiesto, invece, se ci sia stata violazione delle regole, quando i cittadini non possono uscire di casa se non per comprovati motivi e con autocertificazione, augurandosi che le autorità preposte facciano le loro verifiche. La maggioranza, invece, è rimasta in silenzio.

 

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