Consiglio regionale del Lazio: approvate modifiche alla “Legge europea”

ROMA – Con 30 voti favorevoli e 6 astenuti è diventata legge, oggi in Consiglio regionale del Lazio, la proposta n. 93 del 7 gennaio 2019, concernente “Modifiche alla legge regionale 9 febbraio 2015, n. 1, ‘Disposizioni sulla partecipazione alla formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea e sulle attività di rilievo internazionale della Regione Lazio’”.

La proposta aveva come firmatario il consigliere di Più Europa radicali Alessandro Capriccioli, che è presidente della seconda commissione consiliare, quella competente in materia europea. Ok anche a due ordini del giorno aventi come prima firmataria la consigliera Silvia Blasi del Movimento 5 stelle, che impegnano la Giunta a porre in essere tutte le azioni per favorire la conoscenza del processo decisionale europeo, il primo, e delle procedure di precontenzioso e di infrazione che coinvolgono la regione, il secondo; questo a mezzo di apposite piattaforme on line (o pagina web, come aggiunto in sede di riformulazione degli ordini del giorno dall’assessore al bilancio Alessandra Sartore).

Come sottolineato dallo stesso assessore, questa legge di modifica “interviene soprattutto sugli aspetti procedurali”: dei suoi 22 articoli, molti dei quali approvati con emendamenti di Capriccioli, la gran parte apporta modifiche tese a sottolineare il ruolo del Consiglio regionale, e per esso della commissione seconda, in entrambe le fasi ascendente (di formazione) e discendente (di applicazione) della normativa europea. Inserito poi nella legge del 2015 un articolo 6 bis, che disciplina la partecipazione di Giunta e Consiglio al dialogo politico, di cui all’art. 9 della legge 234 del 2012, con le Camere. Nell’articolo 10 della legge del 2015, si inserisce la possibilità di consultare nell’ambito della cosiddetta “sessione europea”, gli enti locali anche tramite il Cal, le università e le parti sociali ed economiche. Anche sulla relazione informativa annuale della Giunta viene introdotta la possibilità di formulare atti di indirizzo da parte del Consiglio, attraverso la commissione competente, previa consultazione degli stessi soggetti.

Con un emendamento di Sergio Pirozzi, riformulato da Sartore, l’articolo 15 della legge di modifica, che interviene sull’articolo 15 della legge 1, istituisce una “settimana della cultura europea” a partire dal 9 maggio di ogni anno. L’articolo 16 inserisce, nella legge 1, un articolo 15 bis, dedicato alla “Programmazione regionale sulle politiche di sviluppo, coesione e di investimento dell’Unione europea”. Nella norma finanziaria (articolo 21 bis della legge di modifica), al previsto stanziamento di euro 50 mila per il 2019 e 100 mila per entrambi gli anni 2020 e 2021 vengono aggiunti 20 mila euro l’anno per finanziare la settimana della cultura europea, su iniziativa dell’assessore.

La legge europea del Lazio aveva bisogno di un “tagliando”: così ha spiegato in Aula Capriccioli, che ha proseguito elencando tre aree tematiche di intervento di questa normativa di modifica, la prima costituita a suo dire dalla “valorizzazione della centralità del Consiglio”, e per esso della commissione da lui presieduta, la seconda nel mantenimento della centralità della Giunta, con cui il Consiglio deve di conseguenza collaborare, la terza, particolarmente importante perché “non c’era prima”, riguarda il tema della cittadinanza europea, attraverso il quale avvicinare i cittadini alle istituzioni europee migliorando la percezione dell’azione europea nell’opinione pubblica, ha concluso Capriccioli.

Per Silvia Blasi, che ha elogiato il lavoro della seconda commissione, tramite questa legge il Consiglio si dota degli strumenti per trovare “un proprio spazio di azione nelle politiche europee”. La legge europea regionale, da approvare nell’ambito della sessione europea apposita, è un “preciso obbligo statutario”, ha proseguito Blasi. Marietta Tidei ha annunciato un voto favorevole perché si dà con questa legge un ruolo più rilevante al Consiglio e perché si opera per promuovere una cittadinanza europea. Questo è tanto più importante in un momento in cui, a detta della consigliera del Partito democratico, l’unione “non gode di ottima salute”, crisi che va combattuta facendo conoscere anche le “grandi opportunità” che la nostra appartenenza alla Ue comporta, oltre agli oneri.

   

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