Università Unimarconi

Contributo dell’Arma dei Carabinieri nella lotta alla violenza di genere e domestica nella Provincia di Viterbo

VITERBO – Il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri negli ultimi 3 mesi ha organizzato e svolto una intensa attività formativa e informativa sulla violenza di genere e domestica in favore del personale che opera sul territorio della Tuscia.

Il primo ciclo di specifici corsi formativi si era tenuto nel corso del 2023 e aveva interessato i Comandanti di Stazione e il personale impiegato in attività investigative presso i Nuclei Operativi delle 5 Compagnie territoriali dipendenti dal Comando Provinciale, Viterbo, Civita Castellana, Montefiascone, Tuscania e Ronciglione.

Iniziato ad aprile scorso e concluso appena dopo la celebrazione del 210° anniversario dell’Istituzione della “benemerita” si è tenuto il secondo ciclo di seminari. L’obiettivo, fanno sapere dal Comando di Via del Lellis è di “implementare ulteriormente la professionalità dei militari che operano nella provincia di Viterbo e assicurare un capillare aggiornamento dei carabinieri sulle ulteriori modifiche normative recentemente introdotte dal legislatore sul Codice Rosso”.

Gli incontri sono stati tenuti da Sottufficiali specializzati del Nucleo Investigativo, Referenti della Rete Nazionale di Monitoraggio sul fenomeno della Violenza di Genere, dall’Avv. Rosita Ponticiello, Presidente Onorario della Camera Civile di Viterbo, già coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Unione Nazionale Camere Civili e Presidente del Rotary Club di Viterbo, dalla Dr.ssa Dalila Corsini, Psicologa Clinica e Forense, Specializzata in psicologia giuridica e psicologia delle dipendenze e dalla Dr.ssa Marta Nori, Direttrice del Centro Antiviolenza “Penelope” di Viterbo, ed ha visto la partecipazione di ben 99 militari delle Stazioni, delle Sezioni Radiomobili e delle Centrali Operative provenienti da tutti i reparti dell’Arma Territoriale della Tuscia.

L’iniziativa, voluta fortemente dal Comandante provinciale Colonnello Massimo Friano, è andata a rafforzare la pronta risposta dei militari dell’Arma che operano quotidianamente a contatto con la popolazione, “sulla strada”, e che in ragione del proprio servizio di prossimità, potenzialmente possono ricevere la prima richiesta di aiuto e possono essere i primi ad entrare in contatto con una vittima di violenza di genere. “A ognuna di queste persone – ha dichiarato il Colonnello Friano – intendiamo assicurare che ovunque nella provincia di Viterbo veda l’insegna Carabinieri, li troverà il volto dello stato che accoglie, ascolta e soccorre. A volte con un gesto di comprensione semplice ma in grado di cambiare la vita delle persone, strappandola al pericolo”.

Gli istruttori e i relatori, partendo dalla definizione in sé di violenza di genere, hanno illustrato i tanti stereotipi e pregiudizi ancora connessi con questa materia, per poi operare con un approccio multidisciplinare, volto ad implementare la conoscenza e le competenze degli attori in divisa sul territorio. Al corso è stato dato un taglio operativo, illustrando l’evoluzione della procedura penale in merito e la normativa attuale, anche alla luce della recente Legge 168/2023, approfondendo le singole fattispecie di reato nel dettaglio. Particolare attenzione è stata data alla condizione di vulnerabilità, così come previsto dall’art.90 quater del codice di procedura penale, e alla cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, ovvero sia quel processo psicologico che porta la vittima di un reato di genere ad evitare di parlare di ciò che ha subito o a denunciarne l’accaduto, per colpa di una serie di atteggiamenti e condizionamenti esterni, della società in genere o di singoli individui, le cui conseguenze possono essere rafforzative o addirittura peggiori del trauma ricevuto.

La vittima di violenza di violenza di genere che si rivolge a un presidio dell’Arma dei Carabinieri deve trovare empatia, comprensione e solidarietà: per questo, ai militari sono state illustrate nel dettaglio le procedure operative inerenti l’Attivazione, l’Accoglienza, l’Ascolto, i fondamenti della vittimologia, la psicologia della testimonianza e dell’ascolto del minore.

I corsi tenuti sono stati svolti anche in considerazione del grande lavoro che quotidianamente l’Arma dei Carabinieri svolge nel territorio, perseguendo circa l’80% dei reati complessivi che in materia vengono consumati nella Tuscia. Si tratta di un lavoro silenzioso e di cui non viene data notizia, al fine di tutelare la riservatezza delle vittime la cui individuazione sarebbe estremamente facile trattandosi di reati spesso consumati in piccoli centri.

Per dare l’idea della mole di lavoro svolto dalle Stazioni, coordinate dal personale specializzato del Nucleo Investigativo, nel 2023 sono state svolte indagini per 82 casi di maltrattamenti in famiglia, 45 di stalking, 17 violenze sessuali (di cui 3 nei confronti di minorenni), 5 sono stati i casi di revenge porn; a corollario di tali reati, vi sono stati 45 casi di lesioni personali, 7 di percosse, 23 le minacce. 17 autori sono stati arrestati in flagranza di reato, 2 sono stati allontanati d’urgenza dalla casa familiare.

L’Autorità Giudiziaria, alla quale è assicurato uno straordinario rapporto di collaborazione, a seguito dello svolgimento delle indagini, ha emesso 6 misure cautelari in carcere; 4 agli arresti domiciliari; 9 allontanamenti dalla casa familiare; 19 divieti di avvicinamento alle persone offese con controllo elettronico; 180 sono state le persone deferite in stato di libertà; 3 i ritiri cautelativi di armi.

Nell’anno in corso l’impegno è ulteriormente aumentato; da gennaio a fine maggio i carabinieri hanno proceduto per 72 casi di maltrattamenti in famiglia; 31 quelli di stalking; 5 violenze sessuali di cui 2 in danno di minorenni; 1 caso di revenge porn; 1 tentato omicidio; 1 interruzione colposa di gravidanza; 1 caso di costrizione al matrimonio; 9 lesioni; 7 minacce. In totale 14 sono le persone tratte in arresto in flagranza di reato, 101 quelle deferite in stato di libertà; 2 allontanate d’urgenza dalla casa familiare; sono state eseguite 34 ordinanze, di cui 2 in carcere, 2 agli arresti domiciliari; 11 allontanamenti dalla casa familiare e 19 divieti di avvicinamento alle persone offese con applicazione del “braccialetto” elettronico.

L’incidenza di quesiti numeri spiega l’esigenza sentita dall’Arma, chiamata ad operare in prima linea, a farsi trovare sempre pronta e vigile per far si che cittadini di ogni piccola comunità possano trovare nei loro presidi di prossimità, vale a dire in ognuna delle 56 Stazioni Carabinieri, personale competente e preparato come oggi viene richiesto.

A conclusione dell’attività formativa l’Avvocato Ponticiello ha dichiarato: “L’esigenza che vi sia una formazione specifica in questo ambito è sempre più chiara e urgente e la stessa urgenza è certamente da ravvisare nella necessità di cooperazione e coordinamento di tutti gli operatori al fine di offrire una puntuale e concreta protezione alle donne vittime di violenza e, nello stesso tempo, di evitare che gli strumenti messi a disposizione dal legislatore diventino armi improprie a discapito dei malcapitati. Risulta innegabile che sul nostro territorio la sinergia interistituzionale è un valore aggiunto su cui dobbiamo puntare. Non posso esimermi dal ringraziare l’Arma dei Carabinieri che, ancora una volta, ha dato dimostrazione di grande sensibilità verso questi temi, di grande dedizione, di competenza ed elevata professionalità”.

Il Colonnello Friano ha così commentato: “Il punto di forza dell’Arma è l’ascolto e la facile individuazione delle situazioni di disagio, favorito dal fatto di avere presidi capillarmente distribuiti quasi in ogni Comune della Provincia di Viterbo; molto spesso la vittima conosce personalmente il Carabiniere e con lui si confida. Intendiamo trasmettere ai nostri operatori le migliori prassi per ricevere la vittima di violenza di genere o di altri reati che colpiscono le fasce più deboli della popolazione e i minori, a partire dall’accesso a un ambiente consono all’ascolto e un approccio teso il più possibile ad evitare la cd. vittimizzazione secondaria. L’obiettivo è quello di garantire una concreta presa in carico della vittima. Intendiamo farlo stimolando e affinando la sensibilità operativa dei nostri carabinieri e l’attivazione di concreti e fattivi rapporti di collaborazione con tutti gli attori istituzionali locali a vario titolo coinvolti nella prevenzione del fenomeno e alla gestione dei singoli casi (i servizi sanitari, sociali e socio-assistenziali, le scuole, le altre forze di polizia, le autorità giudiziarie, …) per favorire approcci e risposte integrate.

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