Coronavirus, Nicastrini (Uspp Lazio): “Bisogna che si fissi un protocollo unico e chiaro per quello che bisogna fare”

VITERBO – “Solamente adesso apprendiamo che è deceduto un agente della Polizia di Stato della scorta del Capo del Governo e non possiamo che stringerci al dolore della sua famiglia che paga a caro prezzo quanto accade nell’emergenza Coronavirus”. Così dichiara Daniele Nicastrini, segretario regionale USPP Lazio, che aggiunge: “Solamente ieri l’Unione Sindacati Polizia Penitenziaria rappresentava casi di Coronavirus presso il carcere di Rebibbia femminile e invece si viene a sapere che la situazione e ancora più paradossale. Attualmente i colleghi sottoposti a tampone insieme ai sanitari per un totale di 70 persone per accertate positività di alcuni sanitari non sono stati sottoposti a quarantena come prevede il DPCM 4 Marzo 2020, lasciandoli in balia degli eventi – prosegue il sindacalista – e stamani abbiamo scritto alla Direzione del carcere per chiedere l’applicazione della sorveglianza sanitaria ai sensi del T.U.81/2008..
Solo oggi abbiamo appreso delle dichiarazioni rilasciati dal Dr. Cascini Magistrato e già Capo del Dipartimento Giustizia Minorile sui casi di Coronavirus, che ha colpito almeno 116  agenti rispetto ai pochi casi di detenuti infetti, e l’Uspp Lazio non può che confermare quale sia il problema: la questione che ancora ad oggi attendiamo i dispositivi di sicurezza individuali adeguati – ricalca Nicastrini – scarseggiano le attenzioni necessarie da parte dell’amministrazione e in alcuni casi ancora si è indietro nell’attuare le disposizioni indicati nelle citate norme. La poca disponibilità anche delle Asl attraverso i medici competenti del lavoro a dare le giuste indicazioni per la sorveglianza sanitaria e le zone triage all’ingresso delle strutture che, di fatto, in alcuni casi sono poste all’interno nei pressi delle sezioni detentive e il rilevamento delle temperature affidato ad un agente invece che a personale sanitario adeguato a tale rilevamento.
Sappiamo che agli istituti penitenziari di Rebibbia sono stati messi in atto questi accorgimenti e allora come mai sia sfuggita la situazione al femminile? Intanto, bisogna dire che le scelte fatte avvengono dopo che probabilmente si è pervenuti ai casi di positività, visto che il provvedimento adottato è della fine di marzo, tuttavia il problema sono gli asintomatici che purtroppo non manifestano alcun sintomo e in quel momento siamo posti tutti al rischio di subire il problema”.
Quindi, cosa si dovrebbe fare secondo Nicastrini? “Bisogna che l’amministrazione penitenziaria, ovvero il capo del dipartimento unitamente al capo della protezione civile e gli assessorati della regione alla sanità fissino un protocollo unico e ben chiaro per quello che bisogna fare e come gestire le situazioni. Che si tolgano di mezzo gestori di task-force e cose simili inventate da alcune Direzioni per far fronte ad un problema più grande anche per gli Stati Uniti d’America e si mettano a disposizione del personale operante nelle carceri tutti gli strumenti adeguati e le giuste accortezze per evitare che la pandemia si sviluppi in carcere tra gli agenti e nelle loro famiglie. Altro che telefonini ai detenuti, qui bisogna spendere per salvaguardare la vita di chi svolge un compito delicato e pericoloso come purtroppo già due nostri colleghi hanno pagato con la vita la bestialità del coronavirus”.

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