Cosa sta succedendo al clima del Mediterraneo?

Ormai anche il più incallito negazionista sull’effetto serra e sui relativi cambiamenti climatici, comincia a ricredersi e a preoccuparsi del proprio futuro condizionato proprio dai profondi “capricci” del clima. Siamo tutti consapevoli di quello che sta accadendo nel Mondo a causa dei fenomeni meteo-climatici estremi, e questo grazie alle cronache giornalistiche quotidiane. Forse un po’ meno sappiamo del perché certi fenomeni meteo estremi interessano anche il nostro Paese. Non rimane, quindi, che approfondire la questione.
Fino alla fine del 1980 le nostre estati erano caratterizzate da picchi di calore, comunque sopportabili, in particolare tra l’ultima settimana di luglio e la prima di agosto, poi verso Ferragosto con i primi temporali le giornate anche se assolate erano accettabili e in alcuni casi gradevoli. Ma a partire dal 1990 le cose hanno cominciato a cambiare: le bolle di calore africano dell’anticiclone subtropicale nordafricano sul nostro territorio si sono fatte sempre più insistenti; inizialmente un solo evento nei mesi estivi, a volta a luglio che al massimo durava una settimana; poi le cose sono cambiate in peggio, tutti ricorderanno l’eccezionale ondata ci caldo torrido africano durato quasi quattro mesi che a partire dalla Francia e poi estesosi su altre regioni del nord Europa causò oltre 70.000 morti. Da allora la situazione meteo-climatica non ha più prodotto stragi tra le persone fragili, ma comunque le ondate di calore sahariano da allora non si sono più fermate. Oggi nel 2021, a fine luglio, stiamo subendo la terza ondata di alta pressione nord africana, la stessa che sta mandando in fumo le nostre foreste a partire dalla Sardegna. Poi lo scontro con aria più fredda proveniente dal nord Atlantico e quella torrida africana ha prodotto disastri sulle nostre regioni settentrionali.
Perché tutto questo, ma che sta accadendo? La parola chiave di questa profonda crisi climatica è: il riscaldamento globale. E pensare che tutto ciò è attribuibile ad un solo grado di aumento della temperatura media della Terra a partire dall’inizio del XX° secolo. Un solo grado che però a noi del Mediterraneo ci ha privato di una barriera naturale che bloccava “ l’alito infuocato dell’Africa”; stiamo parlando dell’Anticiclone delle Azzorre che grazie alla sua presenza sul Mediterraneo, come da immagine che segue, ci regalava estati calde, ma non torride, giornate estive tranquille senza prolungate siccità, né trombe d’aria, e nubifragi.

L’alta pressione delle Azzorre si manifestava solitamente a partire da metà giugno e poi si piazzava, come nell’illustrazione, su parte del Mediterraneo per tutto il periodo estivo. Arrivava ogni tanto qualche veloce fronte nord atlantico, che provocava qualche temporale che stemperava per qualche giorno le eventuali temperature eccessive. I maggiori picchi di calore tuttavia raggiungevano di poco gli oltre 30°C sulle regioni settentrionali e qualche grado in più al centro sud. L’alta pressione delle Azzorre raramente produceva temporali termici estremi, come abbiamo vissuto in questi giorni al nord Italia, salvo rare eccezioni. Tutto questo perché L’alta pressione delle Azzorre fungeva da barriera contro dell’anticiclone subtropicale nordafricano, che ormai trova la strada aperta per giungere tranquillamente quando vuole fino ed oltre le nostre Alpi.
Ora a causa al riscaldamento superficiale dell’oceano Atlantico, all’espansione della zona Tropicale di oltre 300 km sia verso nord che verso sud (La fascia tropicale in passato non superava le coste della Tunisia, ora ha raggiunto Lampedusa, vedi illustrazione), alla variazione di circolazione delle correnti a getto (jet streams) e ad altri fattori sempre legati a quel grado di calore in più, l’Anticiclone delle Azzorre si è definitivamente defilato dal Mediterraneo posizionandosi tra il nord del Portogallo e le coste sud dell’Islanda.

Questa è la situazione climatica a partire dal 1980 che ha influito sulla posizione dell’anticiclone delle Azzorre. Ovviamente ci sono altri fattori che hanno contribuito a questa situazione legati alla fisica dell’atmosfera, alla maggiore evaporazione dei mari, ecc. fattori che al momento possono interessare più gli studiosi che i lettori. E’ ormai questa una realtà con la quale dovremmo conviverci.
Si può trovare una soluzione? Ripristinare condizioni climatiche sul bacino del Mediterraneo come erano prima del 1980? Non proprio! Gli scienziati (climatologi) ci dicono che “ la macchina del tempo” ormai si è attivata nel verso peggiore per noi umani ed è improbabile che cambi percorso. Quindi non illudiamoci, la verità è che ormai abbiamo perso la battaglia sulla mitigazione climatica. Non dobbiamo illuderci di fermare quest’aumento della temperatura media del pianeta, e questo perché, nonostante l’emergenza climatica evidente, prevalgono forti interessi di parte per cui si continuerà ad immettere gas climalteranti nell’atmosfera fino a raggiungere temperature medie sempre più catastrofiche. Sta di fatto che i produttori di combustibili fossili non accetteranno mai di smettere di pompare dalla profondità della crosta terrestre il petrolio, né i grandi allevatori di bestiame a limitare drasticamente il numero dei bovini soprattutto nell’America Latina, dove per creare sempre più pascoli si incendiano e si disboscano le ultime foreste pluviali del pianeta (I bovini per le loro funzioni fisiologiche producono molto CH4, ossia il metano che come gas serra è 22 volte più potente della CO2), ecc. ecc. Significativo è l’esempio del COP 24 sul clima del 2018 organizzato a Katowice in Polonia. Nella sezione dei lavori in cui si prospettava la riduzione dei combustibili fossili, i governanti polacchi posero subito una pregiudiziale: si parli di tutto, ma non si pensi di limitare l’estrazione del carbone fossile perché per noi è la principale fonte di energia. Da quest’ultimo esempio si evince che nel 2030 solo parte dell’Europa, forse gli USA e il Canada riusciranno a rispettare gli accordi di Parigi, tutti gli altri Paesi del Mondo, non solo per i motivi appena accennati, ma per un’altra serie di interessi prettamente nazionalistici, non faranno fede agli accordi di Parigi da loro stessi firmati nel 2015. E quindi?
Quindi non resta all’umanità che adattarsi, prepararsi alle conseguenze di un clima sempre più diverso da quello che fino a meno di mezzo secolo fa eravamo abituati a conviverci. Adattarsi a situazioni meteo-climatiche avverse e in devenire, comporterà una profonda modifica dei comportamenti umani, un po’ come è sta accadendo a livello planetario per questa pandemia virale. Viene a questo punto chiederci: sulla fase di adattamento al nuovo clima siamo preparati? Sappiamo come muoverci?
Al momento in tal proposito ci sono molte idee, ma tutte confuse e a volte in contraddizione tra di loro, per fortuna all’Università La Sapienza di Roma e grazie ad alcune associazioni ambientaliste storiche nostrane si è cominciato a muoversi nel verso giusto. Ad esempio si è compreso che serve una nuova figura professionale capace di affrontare questa realtà climatica, una figura capace di assistere le amministrazioni pubbliche soprattutto locali nella fase dell’adattamento, quindi nella messa in sicurezza del territorio da fenomeni meteo estremi (siccità e nubifragi), nonché provvedere alla salute delle persone. Esperti quindi anche nel consigliare nuove forme di agricoltura adatta alla nuova situazione climatica, ma non solo, persone capaci di aiutare le amministrazioni pubbliche a trovare finanziamenti nazionali, europei e privati per intervenire e cercare di ridurre tutte le eventuali criticità del territorio.
Il 20 settembre prossimo pertanto presso il Dipartimento di Chimica dell’ università La Sapienza partirà il primo corso internazionale per formare questa nuova figura che è stata battezzata: Geniere della protezione ambientale e climatica. Certamente non si tratta di risolvere tutti i problemi connessi ai cambiamenti climatici, tuttavia è una concreta risposta all’adattamento climatico che giorno dopo giorno diventa sempre più reale. Le organizzazioni alla base di questa iniziativa sono: Accademia Kronos, Ecoitaliasolidale, EURISPES, Marevivo e La Società Italiana di Geologia Ambientale, con l’adesione di altri importanti enti quali: Battibaleno, Istituto di zoologia marina Anton Dorhn, Movimento Azzurro ed altri in fase di conferma. Due le persone comunque che hanno permesso l’avvio di questa iniziativa: Luigi Campanella, il guru della scienza chimica in Italia, docente presso la Sapienza ed Ennio La Malfa, fondatore di Accademia Kronos ed ex presidente del Sottocomitato per i Cambiamenti Climatici del Ministero delle Politiche Agricole.
Il corso per formare esperti nell’adattamento ai cambiamenti climatici ha già superato il limite delle possibili adesioni, per cui se ne prospetteranno altri tra breve.
Per richiedere di partecipare al secondo corso per Geniere della Protezione Ambientale e Climatica è necessario scrivere a: ecoitaliasolidale2020@gmail.com

Ennio La Malfa

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